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Sta per esplodere lo scandalo

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1 Anno I - Numero 56 - Mercoledì 12 dicembre 2012 Direttore: Francesco Storace Roma, via Filippo Corridoni n. 23 A casa i marò o a casa Terzi Il 17 dicembre la Corte Suprema indiana dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dall Italia per spostare il processo nel nostro Paese. Ma, passata questa data,anche in India inizierà il lungo periodo festivo e i due soldati aspetteranno ancora (Gianni Fraschetti a pag. 4) CON LE ATTUALI NORME DISCRIMINATORIE NE SERVONO DUE MILIONI IN UN MESE Scandalo firme sulle elezioni politiche Dal Palazzo solo danni alla democrazia I partiti non hanno modificato la legge e pensano solo a salvare se stessi di Francesco Storace Sta per esplodere lo scandalo delle firme per le elezioni politiche. A regime ne servono un paio di milioni entro un mese, con tanto di festività in mezzo. È da settembre che lanciamo l'allarme, ma finora i partiti che non sono stati capaci di modificare la legge elettorale, se ne sono infischiati. E ora siamo al pasticcio finale. Chi non ha piu' consenso nel Paese punta a frodare chi sta fuori dal Parlamento. Eppure il Quirinale aveva raccolto l'allarme, ma l'incertezza deriva anche dal silenzio del Viminale di fronte ai doveri che ha. La questione è complessa e semplice al tempo stesso. Se si va a votare il 24 febbraio per le politiche, trentacinque giorni prima vanno presentate le liste per la Camera e il Senato. Ovvero, attorno al 20 gennaio. La settimana prima, il 14 febbraio, liste in tribunale il 13 gennaio. In un caso siamo a 40 giorni, se si vota la settimana prima a 33. Ogni partito, a regime, deve raccogliere circa 120mila firme nelle 26 circoscrizioni della Camera e nelle regioni per il Senato in cinque o sei settimane. Praticamente ventimila a settimana, tremila al giorno. Un'interpretazione piu' favorevole le dimezza. Se il Presidente della Repubblica È allarme fame per più di sei milioni di italiani. Mentre per quasi due terzi di essi, quasi 4 milioni, il pasto arriva in tavola solo attraverso il volontariato. Almeno secondo quanto evidenzia la Coldiretti in un rapporto di elaborazione dei dati diffusi dall Istat. In 12 mesi è raddoppiata, passando Ministero Agricoltura Undici arresti per peculato e corruzione Carola Parisi a pag. 2 dal 6,7 al 12,3 per cento, la quota di cittadini che non possono permettersi un pasto completo almeno ogni due giorni. In pratica 6,2 milioni gli italiani vanno ben oltre il rischio di povertà e non hanno denaro a sufficienza neanche per alimentarsi adeguatamente si legge chiaramente nel Movimento 5 Stelle Grillo e Casaleggio: decidiamo solo noi Igor Traboni a pag. 2 Sanità A migliaia in piazza contro Bondi Robert Vignola a pag. 6 Pomezia Scandalo cemento: prime crepe nel Pd Giuseppe Sarra a pag. 7 scioglie prima del 28 dicembre il Parlamento - ovvero, come recita la legge in vigore, quattro mesi prima della scadenza naturale della legislatura, fissata al 28 aprile - se ne devono raccogliere sessantamila: 1500 al giorno, se fossero tutte pronte da oggi. Ma per raccogliere ordinatamente le sottoscrizioni e nel pieno rispetto delle norme, bisogna fare le cose per bene, premurandosi di avvisare per tempo chi le deve autenticare avendo di fronte chi firma, recuperando i certificati elettorali dei candidati e soprattutto ciascuna delle 945 accettazioni di candidatura per Camera e Senato. Perché se un candidato ci ripensa si potrebbe correre il rischio di dover ricominciare con le firme. Il presidente Napolitano, lo scorso 29 novembre - la lettera è stata pubblicata sul Giornale d'italia online del 30 - mi ha scritto ammettendo "l'esigenza di non rendere piu' difficili gli adempimenti necessari per partecipare alla competizione elettorale". In realtà, ora il buco normativo è totale. Non avendo legiferato in materia elettorale perché i partiti non ne sono stati capaci dopo averci annoiato per anni sul Porcellum, ora tocca convincere il governo a varare un decreto che eviti il caos. Anche perché c'erano sei mesi prima del deposito delle liste per raccogliere le firme, ma nessuno sapeva con quale legge elettorale. Il governo è stato persino incapace, finora, di pubblicare il censimento Istat 2011, per cui si è modificata la struttura della popolazione, ma non si sa ancora se cambia l'attribuzione dei collegi di Camera e Senato nel territorio, a cui si devono uniformare le liste elettorali. Non lo dico io, ma Santa madre Costituzione. A tutto questo si aggiunga il caos che riguarderà Lazio, Lombardia e Molise, dove si dovranno raccogliere firme anche per le regionali. È evidente che ci vuole una deroga per esonerare dalla raccolta firme. La legge vigente salva i gruppi parlamentari formati in entrambe le Camere a inizio legislatura. Se non sbagliamo si tratta di Pd, Pdl, Italia dei Valori e Lega. Il presidente della commissione senatoriale competente, Vizzini, ci ha provato ieri dicendo che si deve stabilire una deroga per ch ha almeno due parlamentari. Comodo, molto comodo. Chi ha parlamentari frutto di scissioni se la cava senza aver preso un solo voto; chi ha gruppi regionali formati grazie al voto popolare invece no. Fli se la cava, La Destra no? Questo caso riguarda anche i grillini, i verdi, i radicali, la federazione della sinistra. È democrazia. Non scherziamo. Sarebbe l'ultimo scandalo della legislatura. Dati allarmanti emergono dall elaborazione Coldiretti - Istat Sei milioni di italiani sotto la soglia di povertà Per circa 3,7 milioni di persone i pasti arrivano solo tramite il volontariato rapporto. I dati Istat relativi alla ricerca Reddito e condizioni di vita già evidenziavano alcuni dati emergenziali, lo studio condotto da Coldiretti/Swg completa un quadro allarmante per l Italia. Si taglia a tavola, milioni di persone che non riescono ad alimentarsi in modo appropriato. La Coldiretti evidenzia che la situazione peggiore si registra tra i pensionati dove la percentuale sale al 16,5%; ed il record negativo viene raggiunto tra le persone sole con più di 65 anni: 21%, più di 1 su 5. Altri dati che colpiscono l attenzione affermano che più di una famiglia su tre ha ridotto l acquisto di generi alimentari rispetto all anno precedente. Sale la percentuale di coloro i quali fanno la spesa nei grandi magazzini. In particolare dall analisi emerge che il 35,8% delle famiglie dichiara di aver diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all anno precedente. E rispetto al 2011, la quota di famiglie che acquistano generi alimentari presso l hard discount, è triplicata in un solo anno. Ma il dato che più deve far riflettere riguarda gli italiani indigenti che hanno ricevuto pacchi alimentari o pasti gratuiti solo attraverso i canali no profit che distribuiscono le eccedenze alimentari, che hanno raggiunto, secondo il rapporto elaborato dalla Coldiretti, quota 3,7 milioni, il massimo dell'ultimo triennio. Le difficoltà familiari, sostiene la Coldiretti, oltre ad essere un insostenibile problema sociale per il Paese, si trasferiscono nei consumi e contribuiscono ad alimentare un clima di recessione che fa prevedere alla maggioranza degli italiani (51%) un peggioramento della situazione economica dell Italia. E necessario rompere questa spirale negativa aumentando il reddito disponibile soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare come sia necessario invertire la tendenza per sostenere la ripresa dei consumi. Salvatore Filippelli Regione Sardegna Terremoto nell Idv, espulso il capogruppo Federico Colosimo a pag. 8 Il ritorno del Cav ridà fiato ai giullari Per Sanremo incubo Littizzetto Tutti i comici italiani dovrebbero intonare a gran voce, in un unico coro: menomale che Silvio c è. La canzone, più che l inno del PDL, dovrebbe essere l inno di chi si dedica alla satira in TV. Senza il Cavaliere al Governo, infatti, non si sapeva più chi prendere per i fondelli per far ridere la gente. Quindi il PD si ritrovava senza un programma fra le mani e i comici non capivano bene come fare il loro lavoro. E con la crisi che c è, meglio non aumentare la disoccupazione già dilagante. Un (triste e vergognoso) esempio a conferma di questa teoria è stata Luciana Littizzetto. La comica torinese, domenica, da Fabio Fazio, si è ricoperta di gloria prendendo a parolacce l ex Presidente del Consiglio: Dovrebbe avere la pragmatica sensazione di aver rotto il ca! La frase è incommentabile. Ma almeno la Lucianina è tornata agli antichi splendori. Era un po che non si riempiva la bocca di volgarità. Ecco, l assenza è finita Certo lo spettacolo non deve essere piaciuto un granché al DG della Rai Luigi Gubitosi. Tanto che il numero uno di viale Mazzini, avrebbe scritto all uscente direttore di Rai3 Antonio di Bella perché intercedesse per lui con gli autori di Che tempo che fa. L invito è a moderare i toni, specie in vista di Sanremo. E già si subodora, in virtù di quest ultimo explois, un esclusione della Littizzetto dal Festival dei fiori. Non sia mai! In questo Paese in cui i magistrati fanno i politici e al Governo ci sono tecnici non eletti dai cittadini, ci manca solo un altro comico-martire della sinistra, un nuovo Daniele Luttazzi. Nel frattempo, per non farci mancare niente, ieri è arrivata puntuale la proposta di Antonio Verro, consigliere Rai in quota PDL, di far slittare il Festival a dopo le elezioni. Ci sarebbe il rischio di non dare un adeguata informazione in campagna elettorale e di condizionare troppo lo spettacolo. Tutti noi ci auguriamo che la Littizzetto vada a Sanremo, si faccia dare un sacco di soldi per insultare politici e blaterare volgarità di ogni sorta in prima serata. Così tutti gli italiani, felici, potranno dire: quant è bella la libertà d espressione! Micol Paglia

2 2 Attualità Inchiesta della Guardia di Finanza scuote il Palazzo dalle fondamenta: scattano manette e sequestri Malaffare all Agricoltura, il Ministero trema Undici arresti, c è anche il braccio destro del sottosegretario Braga È accusato di aver favorito due Comuni sui contributi pubblici in cambio dell omesso controllo su abusi edilizi nelle sue ville Il radicato sistema di corruzione del Ministero delle Politiche agricole è venuto a galla ieri mattina con i primi arresti. Undici persone, tra funzionari pubblici, dirigenti ed imprenditori, sono finite in manette nell ambito dell operazione della Guardia di Finanza denominata 'Centurione'. Tra gli arresti c'è anche Giuseppe Ambrosio, attualmente direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, capo della segreteria del sottosegretario Franco Braga ed ex capo di gabinetto dei ministri Zaia e Galan. Per lui l'accusa non è soltanto quella di avere favorito, dietro compenso, alcuni imprenditori, ma anche di avere cooperato all assegnazione di contributi pubblici in favore del comune di Maratea e di Todi, rispettivamente per e 125mila euro, ricevendo in cambio l'omessa vigilanza edilizia su alcune opere realizzate abusivamente nelle ville di proprietà. Ville per la cui realizzazione, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il funzionario ha impiegato risorse per circa 1,27 milioni di euro "non coerenti con il proprio reddito familiare". Nelle indagini, condotte dal Nucleo di polizia tributaria della capitale e coordinate dal procuratore aggiunto, Nello Rossi del gruppo 'reati contro l'economia', sono coinvolte altre 37 persone, tra cui 13 dirigenti e funzionari pubblici. Eseguito, nei confronti degli indagati, il sequestro preventivo di denaro e beni per un valore di oltre 22 milioni di euro: 43 tra terreni e fabbricati, 10 tra autoveicoli e motocicli e numerosi conti correnti, depositi titoli e polizze assicurative. Ammontano invece a 32 milioni i contributi statali percepiti illecitamente da alcuni imprenditori grazie alla corruzione dei funzionari del ministero. ''Quasi tutte le attività del ministero delle Politiche agricole sono state inquinate da una corruzione diffusa variegata e circolare."- come ha spiegato il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi- Quello che è emerso dalle indagini è un vasto giro di privilegi e malaffare a cui si sono unite rivelazioni di informazioni, potere di influenza, comportamenti ispirati a parzialità". Oltre ad Ambrosio in carcere è finita anche la moglie Stefania Ricciardi, dirigente dell'ufficio promozione e valorizzazione presso la direzione generale della qualità agroalimentare. La stessa misura cautelare è stata adottata nei confronti di Ludovico Gay, già direttore generale di 'Buonitalia Spa'; e di Alfredo Bernardini, dirigente della Confederazione italiana agricoltori. La lista è chiusa da Michele Mariani, impiegato del Mipaaf. Agli arresti domiciliari, invece, gli imprenditori Claudia Maria Golinelli, Luigi Cardona ed Oliviero Sordini. Ed anche Riccardo Deserti, ex dipendente del ministero ed attuale direttore del consorzio del Parmigiano Reggiano e Luca Gaudiano funzionario del Ministero. Carola Parisi Ingroia come Berlusconi. E si vede Dalle colonne de il Fatto Quotidiano, non passa giorno che Ingroia non ribadisca che quella della Consulta sulle intercettazioni nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, sia stata una sentenza politica. Deve bruciare parecchio al guatemalteco inviato speciale del giornale di Travaglio, perché ha preso proprio d aceto. Capita anche di commentare - scrive l ex procuratore aggiunto- gli echi dei fatti che occupano le prime pagine dei quotidiani italiani. Inevitabile che mi sia trovato a spiegare la vicenda del confitto d attribuzione fra Quirinale e Procura di Palermo. In effetti ha scandalizzato la mia dichiarazione sul tenore del comunicato stampa della Consulta che sembra risentire delle ragioni più della politica che del diritto. Ma non c è niente di sconvolgente: è nella natura delle cose che ciò possa accadere. Così spara a zero sul massimo organo di garanzia costituzionale. L istituzione per eccellenza, davanti alla quale i giudici dovrebbero chinare il capo. Ma Ingroia tutto fa meno che il magistrato, almeno in Italia. Un po giornalista, un po scrittore, un po opinionista, un po politico Fatto sta che, consapevole o meno, Ingroia è diventato la fotocopia mediatica del suo peggior nemico: Berlusconi. Il Cavaliere, si sa, gridò allo scandalo quando la Consulta giudicò incostituzionale il legittimo impedimento. Dichiarò che era un complotto contro di lui. Ecco, Ingroia fa della pronuncia della Corte un problema personale. E chi lo potrebbe capire meglio di Berlusconi? In realtà ciò che dovrebbe essere chiaro a lui (che è uomo di legge) come a nessun altro è che la Consulta giudica sul diritto. Ed il diritto si basa sul fatto, non sulla persona. Piaccia o meno, così funziona in Italia. Se il nostro sistema processuale non gli piace più, ha già pronta l alternativa: rimanersene in Guatemala. Non sembra che qui ci sia qualcuno che si strappa i capelli per la sua assenza. G.B. Italia: ennesimo indice negativo della crescita Confindustria, la ripresa slitta al 2014 Secondo il Centro studi dell organizzazione delle imprese, il Paese è immerso in una profonda contrazione della domanda interna e della produzione" Una recessione senza fine. Questo lo stato dell economia e della produzione italiana. Secondo il Centro studi di Confindustria: ''Nonostante la ripresa sia ritardata e lenta, i conti pubblici conseguono di fatto nel 2013 l'obiettivo di pareggio strutturale (-0,2% del Pil al netto del ciclo), grazie al corposo avanzo primario (3,6% del Pil). La Confederazione Generale dell'industria Italiana ribadisce che il deficit effettivo nel 2014 sarà ''ancora'' all'1,8%, ma il debito pubblico ''inizierà a calare: 121,4%, al netto dei contributi ai fondi europei di stabilità''. Per l organizzazione rappresentativa delle imprese dello stivale, l Italia è "immersa in una profonda contrazione della domanda interna e della produzione". E Vietato disturbare il conducente, c era scritto una volta sui mezzi pubblici. Un richiamo che evidentemente campeggiava anche sugli autobus urbani di Genova e che deve essere rimasto nella memoria di Beppe Grillo, che ora lo applica all suo Movimento mandando a mare la democrazia come si legge in uno dei tanti commenti e di certo tra i più teneri apparso subito sulla rete. Il comico è andato infatti all'attacco a testa bassa dei dissidenti del Movimento 5 Stelle: "Guerre dentro non ne voglio più, chi fa domande su domande e si pone problemi sulla democrazia del Movimento va fuori!. Non lo obbliga nessuno. Ma Grillo sul suo blog aggiunge altro, ben altro: "Se c'è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va. Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente", aggiunge Grillo, evidentemente appena uscito da Oxford. Tre cose fondamentali aggiunge Grillo- abbiamo "l'orizzonte è ulteriormente offuscato dall'indeterminatezza dell'esito delle prossime scadenze elettorali", nel frattempo, la pressione fiscale "rimarrà prossima ai massimi storici e insostenibilmente elevata, specie quella effettiva: 53,9% del Pil nel 2014 tolto il sommerso dal denominatore". Insomma, il prodotto interno lordo peggiorerà anche nel 2013 e la ripresa slitta al La crescita, per i mercati, avrebbe anche dei risvolti politici. Non appena il premier Monti ha annunciato le proprie dimissioni, che presenterà formalmente soltanto dopo l approvazione del decreto stabilità, il differenziale tra i Bund tedeschi e i Btp italiani è schizzato a 360 punti. Un dato non trascurabile. Giuseppe Sarra Movimento 5 stelle La strana democrazia di Beppe Grillo Il comico aspirante politico tuona dal suo blog: Chi non è d accordo con me vada fuori dalle p... fatto con queste votazioni. Una è che abbiamo dato un voto libero e da questo voto libero è nata una cosa che voglio sottolineare: il voto alle donne. Se il voto fosse sempre stato libero, in Parlamento oggi avremmo molte più donne che uomini. La seconda cosa è il permettere di conoscere i candidati, che forse andranno in Parlamento, 3 mesi prima in modo che tu puoi andare lì, discutere, conoscerli, votarli o non votarli. Consigliarli o maledirli. E la terza cosa è che non abbiamo speso un euro. Tutto a costo zero. A chi dice che non c'è stata democrazia perchè i voti sono stati pochi - prosegue il comico aspirante politico - io faccio una domanda: quanti voti ha preso ognuno dei mille parlamentari oggi in Parlamento? Chi ha deciso di quella gente lì? Ve lo dico io: 5 segretari di partito. Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente. Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni. Finchè la guerra me la fanno i giornali, le televisioni, i nemici quelli veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più. Igor Traboni

3 3 Economia Il Governo tecnico di Mario Monti è al capolinea ma guardate un po cosa ha combinato con i nostri soldi Solamente lacrime e sangue Chi più ha, meno paga: se la gente sapesse che multinazionali, banche e fondazioni non pagano tasse o ne pagano pochissime, ci sarebbe di certo una rivolta fiscale. Dei 5 miliardi di contenzioso con Equitalia, le banche ne hanno pagato solo 1. Ne mancano 4, che corrispondono all equivalente richiesto ai cittadini per l IMU sulla prima casa di Bruno Bral Monti è stato, di fatto, sfiduciato. Ma non deve dare la colpa al PDL. Non ha mantenuto le promesse. Le sue manovre, lacrime e sangue, fatte quasi unicamente di tasse, non sono state eque. Scrive Rea Pasquale, romanziere laziale: La rinuncia è una parte costitutiva della vita dell uomo, di per se non è negativa. Ma nell attuale cultura, dove il denaro è despota assoluto, la rinuncia vale solo per i più deboli e l equità sociale è un espressione vana, perché nessuno farà mai quello che dice. Ed il popolo italiano ha subito intuito di essere vittima di questa menzogna. Le tasse sono aumentate fino a divenire insopportabili ed insostenibili. Equitalia è diventato il braccio armato di uno Stato vorace ed insaziabile, pronto ad utilizzare strumenti sproporzionati e crudelmente vessatori, pur di recuperare risorse. Lo stesso Monti ha dichiarato: Siamo in guerra contro gli evasori. Ma è stato cosi per tutti e con tutti? Si è andati a recuperare il grosso del bottino, o si sono colpiti i soliti pesci piccoli? Partiamo dalle banche: il contenzioso con Equitalia di un pool tra le maggiori banche italiane era di 5 miliardi di euro! Equitalia si è accordata, e ne ha recuperato solo 1! 4 miliardi è stata la rinuncia del braccio armato dello Stato che è l equivalente di quanto il Governo aveva stimato di introitare dall IMU sulla prima casa! Se avessero recuperato quei soldi, avrebbero potuto rinunciare ad uno dei balzelli più odiosi per i cittadini italiani. Ma cosa importa, tanto le fondazioni bancarie, gli enti noprofit (alcuni non proprio limpidi e cristallini ) e gli enti ecclesiastici sono stati esentati da quel pagamento! Ma cosa ci si poteva aspettare da un Governo che, dopo pochi giorni dal suo insediamento, ha subito pensato a rimborsare i debiti verso gli istituti di credito? Il 3 gennaio del 2012, a meno di 1 mese dalla nascita del suo governo, Monti fa un bel regalo per l Epifania alla Morgan Stanley: 2 miliardi e 567 milioni, per ridurre l esposizione in derivati. Altro capitolo: i 10 maggiori concessionari di slot machine hanno un contenzioso con il fisco di 98 miliardi di euro! Sembra assurdo, ma è cosi! Le slot, diffuse in tutta Italia, avrebbero dovuto essere collegate con un modem ad un ricevitore della Sogei (Società Generale di informatica controllata dal Ministero del Tesoro), ma, da accurate ispezioni, ci si è accorti che i 2/3 delle macchinette sfuggivano a tale controllo! Un evasione colossale protrattasi per anni! Ci sono state, di certo, collusioni e paure: la politica ha preferito ignorare piuttosto che perseguire, ma intanto il colonnello della Guardia di Finanza, Umberto Rapetto, artefice di questa inchiesta, è stato costretto a dimettersi. Ecco cosa ha scritto su Twitter l ex colonnello: Chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno dato fiducia, ma sono stato costretto a dare le dimissioni. Qualche modulo, ed una dozzina di firme, sono bastati per cancellare 37 anni di sacrifici e di soddisfazioni. Parole inquietanti. Le organizzazioni malavitose non conoscono crisi. Si sono ormai fortemente radicate anche nel Nord Italia ed hanno i loro rappresentanti nelle amministrazioni pubbliche. Il loro fatturato complessivo supera i 150 miliardi l anno. Di tasse ne pagano pochissime, solo in quelle attività di riciclo o di copertura. La corruzione ammonta a più di 60 miliardi l anno, ed aumenta a ritmi del 20% l anno. Ci sono caste che si decidono ed assegnano pensioni e stipendi calcolandoli sul netto. A loro poco importa se la pressione fiscale supera abbondantemente il 50%: vogliono 10 mila euro di stipendio netto? Ne deliberano 20 mila, ed il gioco è fatto. Poi magari vanno a sbandierare il loro essere ligi al pagamento delle tasse. Mi viene da ridere. E di questi giorni la notizia che Google, che ha fatturato in Italia, negli ultimi anni, centinaia di milioni di euro, non ha pagato 1 euro di tasse. Solo di IVA avrebbe evaso 96 milioni di euro. Il ministro Grilli se ne lamenta, ma è solo propaganda: le multinazionali hanno le loro sede legali in paradisi fiscali ed applicano tutti gli strumenti elusivi a loro disposizione per non pagare le tasse o pagarne pochissime. Uno studio recente condotto da matematici svizzeri chiamato: la rete globale del controllo societario ha tracciato le relazioni fra i principali gruppi economici mondiali. Partendo da una base di gruppi transazionali più rilevanti ed influenti nel mondo, analizzando gli intrecci che li accomunavano (proprietà, controllo e collegamenti) si sono resi conto che poche decine di famiglie controllano più del 40% della ricchezza mondiale! Una ragnatela immensa ed un burattinaio che muove le fila dell economia e della finanza mondiale, e di conseguenza, della politica. E chiaro che le legislazioni dei paesi occidentali hanno regole volte a favorire queste multinazionali finanziarie ed economiche appartenenti alle grandi élite di potere. Se solo si volesse, non ci sarebbero problemi ad eliminare i paradisi fiscali e gli strumenti elusivi che permettono alle corporation di pagare delle tasse irrisorie. In verità non si fa perché non lo si vuole fare. A volte questi multimilionari sono anche sfacciati: l avversario di Obama, il repubblicano Romney, alle ultime presidenziali affermò, senza alcun problema, di aver pagato solo il 15% di tasse sull enorme reddito avuto l anno precedente (e tutto in piena legalità, si badi bene)! E chiaro che, quando il cittadino si renderà conto che a pagare sono sostanzialmente sempre i dipendenti, i professionisti ed i piccoli e medi imprenditori, il sistema andrà in fibrillazione. Perché Equitalia condona decine di miliardi ai potenti ma è feroce con il piccolo commerciante che magari non fa uno scontrino? Come si fa a tassare una prima casa, dove magari ci si deve pagare un mutuo a vita, e chiudere gli occhi su immensi patrimoni immobiliari di fondazioni, enti non commerciali od organizzazioni internazionali? L Italia sta diventando un Paese più povero ed anche più ingiusto. Sta scomparendo la classe media, ed il divario tra classi sociali si sta allargando sempre di più, alimentando ulteriore rabbia e tensioni. Per far ripartire il Paese si dovevano impostare politiche di rigore eque, dar respiro alla piccola e media impresa, e tagliare gli immensi sprechi improduttivi della macchina statale. L esempio doveva venire dall alto, con la riduzione dei costi della politica, l eliminazione dei privilegi e degli stipendi, a dir poco esagerati, di molti burocrati. Non si è fatto, e Monti ha le sue colpe. Diceva Jean Giradoux, scrittore e commediografo francese: Il privilegio dei grandi, è vedere le catastrofi da una terrazza. Speriamo non si riveli essere una predizione riferita al nostro amato Paese.

4 I due marò Riportiamoli a casa 4 Focus La Corte Suprema indiana deciderà tra pochi giorni e la data è un vero incubo per i due soldati italiani. Il pronunciamento contrario alla richiesta italiana è più che probabile C è tempo fino al 17 dicembre Poi anche in India scatteranno le festività natalizie mentre in Italia il Governo dimissionario procederà solo all ordinaria amministrazione di Gianni Fraschetti Il 17 di Dicembre è l ultimo giorno utile di quest anno per un pronunciamento della Corte suprema indiana. Dopo inizieranno le ferie natalizie e se ne riparlerà con calma, con molta calma. Il prossimo anno, quando non ci saranno nemmeno più interlocutori per gli indiani che certamente vorranno discutere la questione con qualcosa di più consistente di un Governo dimissionario, ancora in carica solo per l ordinaria amministrazione e con le camere presumibilmente già sciolte. È pertanto presumibile che gli indiani attenderanno che si insedi il prossimo Governo per proseguire con questa commedia. Dunque sul caso dei due marò italiani trattenuti in India per il presunto omicidio di due pescatori indiani la posizione di Monti e dei suoi Ministri è fin troppo chiara chiara. Prendere tempo con le solite dichiarazioni banali e mollare la patata bollente nelle mani di chi arriverà,.non ci sono novità, ma le aspettiamo fermamente prima del 17 dicembre, ovvero quando comincerà il nuovo periodo di ferie del sistema giudiziario indiano. Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, a margine di un convegno alla Farnesina. Fra due giorni ha aggiunto sarò a New York per un dibattito all Onu sulla pirateria presieduto dall India. Faremo valere con fermezza la posizione dell Italia, ovvero la necessità di regole certe. In nessun caso - ha spiegato - un militare mandato dal proprio paese per difendere le navi minacciate dai pirati deve essere considerato responsabile, eccetto che dal proprio paese. Altrimenti si crea un precedente pericoloso per tutti e saltano le regole internazionali. La solita storia, il solito ritornello che va avanti da una anno ma arrivati a questo punto è presumibile che Terzi ed i suoi non vedano l ora di andarsene e farla finita con questo tormento. Hanno sbagliato tutto il possibile ed ormai la data del 17 è un vero incubo per loro. La sola idea di un pronunciamento contrario alla richiesta italiana, peraltro più che possibile assai probabile, viene visto come la materializzazione di un incubo. Nel momento in cui la bolla di enfatizzazione mediatica creata in questi mesi dalla informazione mainstream intorno a Monti ed ai suoi uomini sta iniziando a sgonfiarsi per l effetto dirompente della crisi, ci mancherebbe solo una notizia di questo genere, con il riacutizzarsi di tutte le polemiche fin qui tenute faticosamente a freno, per completare il quadro. Monti, Terzi e Di Paola sanno perfettamente di avere goduto di un trattamento di favore da parte delle principali forze politiche riguardo codesta vicenda. Si è preferito infatti non attaccare, non porre domande imbarazzanti e non tenere costantemente viva l attenzione dell opinione pubblica. Si è invece scelto un atteggiamento conciliante che di fatto ha consentito al Governo di gestire la questione a proprio piacimento, mantenendo un profilo a dir poco scellerato che ci ha condotto al totale disastro diplomatico. Di ciò è presumibile che anche alcuni ambienti del centro destra dovranno comunque rendere conto, perchè l avere impropriamente steso la coperta di questa indigeribile maggioranza-marmellata fino a coprire ed a proteggere il Premier ed i suoi Ministri anche su questa vicenda ci è sembrato un atto ignobile oltrechè superficiale. Alla fine, con un simile atteggiamento, nessuno ha avvertito il dovere di farsi carico della scomoda posizione di due soldati italiani, abbandonati in India e sorvegliati dal nutrito staff inviato di gran carriera dall Italia con la consegna ferrea di impedir loro di esprimere altro che infinita e commossa gratitudine ai brillanti Ministri di questo capolavoro di Governo che li hanno cacciati in questo guaio con la loro totale incapacità. E di questo sono più che sicuro e se ci sono dubbi andatevi a rivedere la registrazione della teleconferenza del 4 Novembre con il Ministro della Difesa e gli alti gradi tutti inamidati, schierati al Comando della squadra navale, per ricevere la genuflessione ed il baciamano dei due poveri Fucilieri il cui sguardo era più eloquente di mille parole. Era un pò che ci pensavo ma in quel preciso istante ho avuto la certezza che I due ragazzi sono veramente in libertà vigilata e non solo da parte degli indiani. Sono infatti strettamente sorvegliati proprio dai cerberi mandati da Terzi e Di Paola. Non ci credete ancora? Allora provate a chiedervi che fine hanno fatto i loro colleghi a bordo della Lexie tornati ormai in Italia da mesi ed improvvisamente spariti. Letteralmente volatilizzati. Assolutamente irrintracciabili ed insieme a loro il Comandante e gli ufficiali della nave. Ma come? In questa televisione nazionalpopolare, perennemente in cerca di tragedie da sbattere in prima pagina e sempre affamata di storie di sofferenza, nessun Magalli, nessun Giletti, nessuna Barbara D Urso ha spalancato a questi giovanotti le porte dei loro salotti televisivi per costruire una bella storia strappacore? Possibile mai? Eppure gli ingredienti per una vicenda perfetta ai loro fini c erano tutti. Due padri di famiglia, ancora giovani, con i figli piccoli, con quelle belle uniformi bianche che fanno tanto Top-Gun o Ufficiale e gentiluomo, erano rimasti prigionieri laggiù mentre i colleghi affranti invocavano la solidarietà degli italiani. Insomma roba forte. E Vespa? Nessun plastico questa volta? Nessuna ricostruzione di come potevano essere andati i fatti? Ci pareva il minimo. E invece nulla. Nemmeno un minuto di trasmissione, nemmeno li abbiamo visti in faccia. Certo, di primo acchitto si potrebbe pensare ad una maggiore serietà del mondo militare che non espone i propri uomini ad una attenzione mediatica impropria ma voi ci credete che sia così? Io no E sapete perchè non ci credo? Perchè quei ragazzi giù in India danno proprio fastidio e quindi non se ne deve parlare proprio e adesso ve ne racconto un altra carina a tale proposito. Il 7 dicembre alcuni componenti del Gruppo formatosi su Facebook Le famiglie dei Marò, promosso ed animato da alcuni dei parenti di Latorre e Girone, si sono recati alla fiera dell'artigianato a Milano per visitarla indossando magliette pro-marò. All'entrata sono stati fermati dalla sicurezza e subito dopo sono arrivati Carabinieri e Polizia dicendo loro che non potevano entrare per motivi di ordine pubblico. Alla richiesta di maggiori chiarimenti, gli agenti, in grave stato di imbarazzo, hanno lasciato capire che alla Fiera vi erano alcuni stand di indiani che avrebbero potuto indispettirsi nel vedere le magliette e poichè nessuno sapeva come avrebbero potuto reagire si faceva prevenzione impedendo agli italiani di indossare le magliette. A casa loro.. è da specificare che le t-shirts avevano impressi solo i volti dei due Fucilieri e la scritta - liberi! - Non vi era assolutamente nulla di minimamente offensivo, eppure le disposizioni ricevute dalle Forze dell Ordine erano chiare. Nessuna pubblica manifestazione di solidarietà, seppur minima. A quel punto molti componenti del gruppo hanno subissato la pagina Facebook di Giulio Terzi di richieste di spiegazioni per sapere quale grave motivo di ordine pubblico presiedeva alla decisione di vietare a cittadini Italiani di indossare magliette che portavano orgogliosamente impressi i visi di Latorre e Girone e chi aveva dato disposizione alle Forze dell'ordine di agire in quel modo. Ed ecco la risposta testuale di Terzi, peraltro visibile sulla sua pagina. Come ben sapete il Ministro è un accanito frequentatore di social network, passa le giornate al computer a twittare e postare e non si è fatto sfuggire l occasione di farlo anche stavolta....giulio Terzi: Elena, Maria se le t-shirt non contenevano incitazione all'odio, insulti a membri delle istituzioni, etc, mi pare sia un possibile caso di lesione della libertà di espressione...sono abbastanza sconcertato da quanto riferite, non vorrei creare dei problemi alle persone coinvolte in questo incidente, ma se avete la possibilità di contattarle e di farmi scrivere in privato vorrei raccogliere rapidamente qualche elemento in più e approfondire seriamente l'accaduto. Anche se non è di competenza del Ministero degli Esteri (come molte altre cose inerenti questa vicenda...) come cittadino impegnato nelle Istituzioni francamente non riesco a non voler fare qualcosa quando sento di episodi come questo... Grazie - Come cittadino impegnato nelle istituzioni non è male. Veramente. Quasi da grillino. Magari ha abbandonato il suo padrino politico le cui quotazioni valgono ormai meno della carta straccia ed è passato col comico genovese. D altronde dovrebbe esserci feeling fra due che fanno ridere. Quanto al resto c è da rimanere senza parole. Sembra la risposta di uno che passava da lì per caso. Non alla Fiera di Milano ovviamente ma alla Farnesina. Ministro per caso, dunque. Passava di lì col cane, lo hanno chiamato da una finestra e lui è salito su a sentire cosa volevano e si è ritrovato Ministro. Dunque si, in effetti il Ministro sarebbe pure lui, ma non sa nulla. Niente di niente. Non sa nulla della situazione dei ragazzi in India ed ovviamente men che meno sa sulla storia della Fiera. Almeno questo sarebbe anche plausibile ma poi, come suo solito, Terzi deve sbrodolarsi addosso e dunque, come cittadino impegnato nelle istituzioni, viene animato da sacro furore e francamente non riesce a non voler fare qualcosa quando sente di episodi come questo. Capito chi avevamo alla Farnesina?

5 5 Esteri Nuovo assalto al palazzo presidenziale. 200 manifestanti hanno forzato il blocco posto dall esercito Egitto, Morsi si prende anche la Banca Centrale Il Cairo viene diviso in due da cortei pro e anti-governativi. Laici aggrediti in piazza Tahrir, 10 feriti. Intanto il Capo di Stato continua a rafforzare il suo ruolo nel paese Èsempre più vicina la data del referendum costituzionale, previsto per il 15 Dicembre, e la tensione non accenna a diminuire. L Egitto ora è diviso in due dai cortei di oppositori e sostenitori del governo. Due anime che continuano a darsi battaglia sia simbolicamente, con le oceaniche manifestazioni, sia fisicamente con pietre, bottiglie molotov e bastoni. I due schieramenti sono scesi in piazza contemporaneamente questa volta. I laici e i socialisti si sono dati appuntamento a piazza Tahrir ed hanno dato l assalto al palazzo presidenziale. Alcuni manifestanti sono riusciti a scavalcare i blocchi di cemento posti a protezione dell edificio. Sono stati circa in 200 i dimostranti che hanno poi tentato di forzare le misure di sicurezza. Esercito e polizia hanno reagito prontamente, respingendo gli assalitori. Gli islamisti, a favore del presidente Morsi, invece, si sono ritrovati davanti a due moschee nel quartiere di Nasr City, per ribadire il sì alla legittimità della nuova costituzione, improntata sulla Sharia, la legge islamica. Giungono anche gravi accuse nei loro confronti, da parte degli oppositori del governo. Secondo voci discordanti, alcuni manifestanti accampati in piazza Tahrir sarebbero stati aggrediti nelle prime ore della mattina da militanti dei Fratelli Musulmani, dotati di armi da fuoco e con il volto coperto. Altre fonti testimoniano invece un assalto con le bottiglie molotov. 10 persone sono rimaste ferite negli scontri. Ora, la posizione degli islamisti si fa sempre più complicata. A loro sostegno si alza anche l inquietante voce di Al Qaida. Il leader fondamentalista, Ayman Al-Zawahiri, ha rivolto un appello a tutti i salafiti d Egitto per continuare a sostenere la rivoluzione, fin quando nel paese non sarà approvata la Sharia. Un appello allarmante, che però è rivolto solo ad una parte dei Fratelli Musulmani: quella più estremista del salafismo. Intanto, la situazione politico-istituzionale rimane quasi ovunque invariata. I giudici hanno deciso, in gran parte, di annullare il boicottaggio sul referendum, in modo tale da controllare l andamento delle votazioni. Ma le mosse strategiche di Mohamed Morsi si fanno ancora più ardite. Approfittando del caos nel paese, il Presidente ha attuato l ennesimo colpo di mano. Questa volta è la Banca Centrale Egiziana il suo obiettivo. Con un provvedimento, il numero dei membri del Consiglio di Amministrazione sono stati ridotti da 14 a 6. E si accentra nelle mani di Morsi il potere di nominare il governatore e i vicegovernatori. In questo modo, la Banca Centrale Egiziana sarà retta da 9 persone in tutto, dato che il decreto elimina la presenza di esperti interni e delegati del Ministero del Commercio. Morsi ha sfruttato la situazione di disagio. Non avendo un Parlamento completo di opposizione, il provvedimento è passato senza molti indugi e troverà efficacia nei prossimi giorni. Insomma, se da un lato il Presidente si priva di alcuni poteri, dall altro se ne conferisce altri. Nel frattempo, cominciano gli attacchi dell occidente verso il paese. A quanto pare, una nota, proveniente dal Regno Unito, affermava che il decreto sulla possibilità di svolgere funzioni di polizia, da parte delle forze armate, consentisse anche di deferire i fermati alle corti militari. La notizia è stata prontamente smentita dall ufficio delle relazioni esterne della presidenza egiziana, ribadendo come i poteri dell esercito di affiancare le forze dell ordine scadano il 15 Dicembre e i civili arrestati restano comunque sotto l autorità del codice civile. Federico Campoli 24 abitazioni sono state danneggiate dalle esplosioni. Si segue la pista indipendentista Corsica, attentati simultanei in tutta l isola In occasione della festa nazionale i separatisti si scatenano. Negli ultimi tre anni le esplosioni sono aumentate progressivamente fino a superare quota cento. E i nazionalisti continuano a crescere. In Corsica, qualcuno ha deciso di celebrare la festa nazionale (8 Dicembre) all insegna dell indipendentismo. Da anni la festività è motivo di raggruppamento per tutte le forze nazionaliste dell isola. 24 ville usate dai vacanzieri durante l estate sono state fatte saltare in aria con dell esplosivo ad alto potenziale. Gli investigatori non hanno dubbio. I responsabili appartengono all FLNC-UC (Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica-Unione dei combattenti). Non è stato difficile scoprire la matrice. I separatisti hanno lasciato la loro firma sui muri di alcune abitazioni. Subito le principali testate francesi hanno parlato di Nuit bleue ( Notte blu ). Un espressione usata quando, in una sola notte, vengono colpiti più obiettivi simultaneamente. Si tratta di una pratica ormai consueta nell isola, che affonda le sue origini nelle Guerre algerine. Non è passato molto tempo dopo il primo arresto. La polizia corsa ha reso noto di aver fermato un 32enne. Il giovane sarebbe un militante nazionalista, probabilmente un membro del FLNC. Il combattente è già conosciuto dalle forze dell ordine per aver ricevuto una condanna in merito atti terroristici, nel L uomo è stato fermato mentre era alla guida della sua auto a Calvi. L episodio di violenza in Corsica non è un evento isolato. Da oltre 20 anni, i guerriglieri colpiscono le abitazioni estive, disabitate durante l inverno, per intimidire i vacanzieri francesi, colpevoli di deturpare il paesaggio con le loro costruzioni. Dall inizio dell anno è già la terza volta che si verificano le nuits bleues. Il Fronte di Liberazione Nazionale Corso non si è mai arreso e negli ultimi tre anni gli attentati dinamitardi si sono moltiplicati. Nel 2010 le esplosioni intimidatorie sono state 83, mentre nel 2011 il numero è aumentato, superando quota cento. Nessuno è mai rimasto vittima delle deflagrazioni. Nel complesso, è evidente che la Corsica non stia attraversando uno dei suoi momenti migliori. La crisi economica si sta facendo sentire anche qui, dove i prezzi delle case stanno schizzando alle stelle e la popolazione sta perdendo la possibilità di acquistare la proprietà degli immobili. Il prezzo di un abitazione al metro quadro a Porto Vecchio è ormai analogo a quello di una casa Parigi. Come se non bastasse, i salari medi corsi sono in caduta libera e restano di molto inferiori a quelli francesi. Anche qui la crisi lascia il segno e l insofferenza verso le politiche sia europee, che francesi, si fa più grave. F.Ca. La Cancelliera tedesca Angela Merkel viene dalla Germania dell Est E se la Merkel fosse un residuo del comunismo? Ricordiamo tutti la commozione che ci invase il 9 novembre del 1989 quando, simbolicamente prima e materialmente, nei giorni a venire, cadde il Muro di Berlino. Come non ricordare l improvvisato concerto del grande violoncellista russo Rostropovič in mezzo alle macerie del Muro di Berlino. Il Comunismo si dissolveva e cadeva come un castello di carta sotto il soffio di una gioventù Occidentale che aveva difeso i valori della Libertà di espressione e condannato quel Socialismo reale portato ad esempio nei paesi Occidentali dai vari partiti comunisti. Da Berlino-Pankow il 9 novembre del 1989 cominciarono a scavalcare il muro, senza temere di essere uccisi dai VoPos, la spietata polizia della Germania Est, migliaia di cittadini dell Est. Fra loro c era sicuramente anche una trentacinquenne di nome Angela Dorothea Kasner che, avendo acquisito il cognome del primo marito, è più nota con il nome di Angela Merkel. A buon titolo possiamo dire che Angela Merkel è stata liberata dal Comunismo grazie allo spirito di libertà che provenendo dall Occidente, ed in particolare dall Europa, ha demolito il muro di Berlino. Angela Merkel rappresenta uno dei tanti, fra uomini e donne, che grazie alla voglia di Europa, pensiero dominante negli anni 80 dal mondo libero, ha permesso la riunificazione della Germania. Con questa premessa, nel momento in cui la Tedesca Angela andava ad occupare la poltrona politica più importante della Germania, ci si aspettava, dalla stessa Merkel, almeno un comportamento rispettoso nei confronti di Popoli Sovrani Europei che, per la sua libertà e ovviamente per quella di milioni suoi connazionali, sapevano perfettamente che il costo di quella libertà sarebbe stato pagato, anche se non fino a questo punto, da tutta l Europa libera. Ma evidentemente il Dna della Cancelliera Tedesca era ed è fortemente condizionato dal sistema politico ed economico che per trentacinque anni ha accompagnato la sua crescita. La Signora Merkel sa benissimo cosa vuol dire vivere sotto una dittatura dove non si può esprimere alcun pensiero o dissenso nei confronti del Potere senza correre il rischio di essere condannati ai Gulag. La Signora Merkel sa che la Politica, se vuole, può imporre al Potere Finanziario, pubblico o privato, di distruggere potenziali nemici attraverso speculazioni che sono in grado di impoverire i Popoli. La Signora Merkel sa che, viceversa, il Potere Finanziario cerca di imporre alla Politica strategie e sistemi speculativi creati solo per il loro beneficio. La Signora Merkel sa benissimo queste cose e invece di trarre profitto dal suo essere stata, ammesso che lo sia stata veramente, schiava di un regime, cercando di evitare al prossimo vessazioni e mortificazioni che distruggono la serenità della gente e impoveriscono le famiglie, forse sotto l effetto negativo di una sorta di proprietà transitiva, vuole trasferire all Europa quello che il Comunismo ha fatto patire alla gente di Berlino Est. Signora Merkel, spero che qualcuno traduca a Lei queste righe, che qualcuno Le riporti correttamente quanto detto Domenica mattina da Francesco Storace, che qualcuno Le apra gli occhi sul calo di gradimento, fra gli Italiani, che sta seppellendo il Governo del Presidente Monti. Spero che qualcuno Le faccia capire che il giochetto dello spread non ci incanta più e che il Popolo Italiano, felice di aver idealmente contribuito ad abbattere quel muro che divideva Berlino, oggi è più che mai intenzionato a difendere la propria sovranità e se necessario ad innalzare un nuovo muro, magari non materiale ma sicuramente politico, mettendo però al di la dello stesso Lei, Mario Monti e magari anche il Governatore della BCE Mario Draghi e tutti quelli che, come Lei, pensano che l Italia o ancor peggio l Europa, possa essere una nuova colonia da spremere ad uso e consumo degli speculatori e della politica finanziaria che affama i popoli. Signora Merkel sappia che noi, negli ultimi 150 anni ci siamo conquistati, con il sangue di tanti eroi noti e meno noti, la nostra Sovranità e ci siamo dati uno Stato Sociale che non intendiamo, per nulla al mondo, rinnegare nemmeno per un punto di spread pure fasullo. Massimo Visconti

6 Quattromila ieri in piazza contro i tagli La sanità in rivolta avverte Monti e Bondi La manifestazione unitaria di sindacati, precari e cliniche paralizza l Eur e manda chiari segnali al super-commissario 6 Italia DA ROMA E DAL LAZIO Salute Coro di no al piano di Robert Vignola Via Cristoforo Colombo occupata, la sede regionale praticamente circondata, con il relativo corredo di disagi a traffico e pendolari, ma soprattutto tanta, tanta rabbia. Così ieri il mondo della sanità laziale, con la prima manifestazione davvero unitaria che la storia ricordi, ha detto il suo incondizionato no ai piani di Bondi e del Governo Monti. Una manifestazione che ha avuto il pregio di essere davvero compatta nonostante la grande eterogeneità delle sigle sindacali e delle stesse categorie coinvolte. Niente di partitico, niente di politico se non la volontà (quella sì politica, ma della migliore politica) di parlare da veri ed unici tecnici del settore su come il comparto sanitario laziale, sia pubblico che privato, vada salvato. Vergogna, vergogna e la salute non si tocca gli slogan più gettonati, numerosi gli striscioni e i cartelli mostrati. Bondi a casa, Con i soldi che vi siete rubati saremmo tutti stabilizzati, La sanità pubblica si difende, non si vende, Il Ssn è una conquista, non svendetelo, Giù le mani dal San Filippo Neri, 1880 grida: aiutateci a salvare l'ospedale San Carlo-Idi e Giù le mani dai nostri ammalati alcuni dei tanti messaggi scritti dai dimostranti. Per il corteo, cui hanno partecipato almeno quattromila persone, girava anche una bara dedicata a Monti. Davvero lunga, infine, la lista delle sigle che hanno partecipato alla mobilitazione: Fp Cgil Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Lazio, Aaroi Emac Lazio, Anaao-Assomed Lazio, Anmirs, Anpo-Ascoti-Fials Medici, Cisl Medici, Cisl Spta, Cimo Asmd, Cgil Medici, Cimop, Coas Cosmed Lazio, Fassid Area Aipac, Fassid Area Simet, Fassid Area Snr, Fesmed Fimmg, Fvm Sivemp Lazio, Confsalute-Confcommercio Roma, Sindacato Professionisti Emergenza, Sanitaria, Sumai, Uil Fpl Medici, Ugl Medici, Ugl Sanità Lazio, Adonp, Cgil Spta, Sds-Snabi, Fassid Area Aupi, Fassid Area Sinafo, Fedir Sanità, Uil Fpl Spta, Sidirss, Aiop Lazio, Anisap Lazio, Aris Lazio, Assobiomedica, Smi Lazio, Federlazio Salute, Tribunale dei Diritti e dei Doveri del Medico, Unindustria Sezione Sanità. HERPES di Luca Casciani Capitali a confronto Budapest, meta di un breve fine settimana. Città di media grandezza che, per noi abituati a Roma, sembra poco più che un quartiere. Carina come può essere carina una capitale che tenta di scrollarsi di dosso decenni di comunismo vero, tanta tanta prostituzione ma senza protettori di alcun genere, una sola via veramente commerciale, insomma possiamo dire che, stabilimenti termali a parte, la visita potrebbe concludersi nell arco di una giornata. Importante però fare alcune considerazioni che sarebbero molto utili da sottoporre all attuale sindaco della nostra città e, perché no, anche al prossimo. Zingari non se ne vedono. Sono confinati in campi molto fuori città e non si azzardano ad entrare: ungheresi e poliziotti sono molto attenti e severi. Se qualcuno tenta di farla franca viene immediatamente segnalato e portato via. Nessuno si azzarda a difenderli. Nessuno. I barboni durante la giornata non ci sono, non esistono e tantomeno nelle zone centrali battute dai turisti: di notte escono dai loro rifugi e bazzicano solo la periferia in carca di qualcosa da mangiare. Il dramma esiste ma la faccia della città è salva. In quasi tre giorni, un solo mendicante, ungherese. Non si vedono stranieri accampati in strada, il mercato di Natale in Piazza Vorosmatyi è bellissimo: affollatissimo di gente, 200 artigiani ungheresi che vendono loro creazioni, forze dell ordine che controllano e danno un senso di sicurezza. Forse per questo motivo non esistono borseggiatori. Se facciamo un paragone con piazza Navona invasa da bengalesi, indiani e peruviani, viene il vomito. La benzina costa 1.39 al litro, una cena in un ottimo ristorante sui 15 euro, il vino locale è di ottima qualità, l ingresso alle terme per tutta la giornata 12 euro Se non fosse per il freddo bestia e per il calcio ungherese che dopo Puskas ha sempre fatto ridere, non sarebbe male come meta definitiva. Luca Casciani, ogni mattina, dal Lunedì al Venerdì, dalle alle su RTR 99 Radio Ti Ricordi Attentati Molotov spenta in extremis alla Corte di Cassazione Un ordigno piuttosto rudimentale, ma che poteva comunque fare danni. È la bomba molotov trovata accesa ieri mattina all'interno dell'edificio della Corte di Cassazione, non lontano da una filiale dell'unicredit. A notarla è stato un impiegato che, visto lo stoppino acceso, ha provveduto a spegnerlo immediatamente. Al suo interno la bottiglia conteneva alcool: poteva perciò esplodere se la fiamma ne avesse raggiunto i vapori. Immediatamente dopo l'intervento dell'impiegato, sono stati chiamati gli artificieri, che hanno provveduto a controllare l'intero edificio di Piazza Cavour, alla ricerca di eventuali altri ordigni. La bonifica non ha dato altri esiti. Altri due ordigni, formati da taniche metalliche collegati a detonatori, sono stati invece trovati a Genzano, in provincia di Roma, davanti ad una filiale della Banca Toniolo. In questo caso si sospetta la pista anarchica, perché i muri circostanti recavano scritte, come "Fuoco alle banche", corredate del classico simbolo anarchico. Sugli attentati sono state avviate inchieste. Debbono essere tagliati, ma la scadenza della consiliatura è ormai vicina Roma Capitale, a rischio la riforma dei Municipi Alemanno ormai si è buttato a capofitto sulla campagna elettorale, già da tempo ha smesso di governare. Parole e musica del capogruppo Udc in Campidoglio Alessandro Onorato secondo il quale questa consiliatura si concluderà con le dimissione anticipate del sindaco, che dovrebbero avvenire a breve. Quanto c è di vero nelle parole del giovane delfino di Pierferdinando Casini? In realtà molto. Quelle che sono le reali intenzioni del sindaco lo hanno dimostrato anche le sue recenti affermazioni, avendo posto come prioritaria la questione election day, e volendo quindi accorpare le elezioni politiche, regionali e amministrative in un'unica data. Il che, oltre ad essere una strategia politica ben precisa, rappresenterebbe anche un risparmio non indifferente di denaro pubblico. Tuttavia l attuale governo capitolino arriverebbe alla sua naturale conclusione intorno ad aprile maggio, e dopo aver conosciuto parecchi intoppi (vedi approvazione bilancio 2012) ha ancora in calendario ulteriori provvedimenti che è necessario portare a termine, fondamentali per una città logorata da troppi anni di cattiva gestione. Uno di questi è la riforma di Roma Capitale, che prevede il nuovo Statuto comunale e la riduzione dei Municipi da 19 a 15. Se davvero si arrivasse all election day, con molte probabilità si voterebbe a febbraio, il che vuol dire che l assemblea capitolina (per portare a termine tale riforma) avrebbe i giorni contati. Non dimentichiamo infatti che nel calderone elettorale ci sono anche le ex circoscrizioni e le liste con i candidati devono esser presentate 45 giorni prima della data del voto. Ad oggi non solo non si conoscono i candidati, ma non si conoscono neppure i nuovi confini municipali. Motivo per il quale la mancata approvazione della delibera renderebbe necessario l intervento del prefetto (sempre in allerta da un po di tempo a questa parte), che su incarico del Viminale ridisegnerebbe la mappa dei nuovi Municipi. Tuttavia secondo il presidente dell assemblea capitolina Marco Pomarici, la riforma dei Municipi non sarebbe a rischio: Il 28 dicembre scade l opportunità per i Municipi di presentare pareri in merito alla riforma. Subito dopo convocheremo l aula per approvare il nuovo statuto. Approvazione che lo stesso Pomarici definisce prioritaria rispetto al resto dei lavori dell aula ma per la quale non sono necessarie sedute straordinarie durante le feste natalizie. Di parere opposto il capogruppo Pd Umberto Marroni il quale propone un consiglio comunale dedicato subito prima di Natale, se arriveranno in tempo tutti i pareri dei Municipi, oppure tra Natale e Capodanno. Oltre all accorpamento dei Municipi, sono da portare a termine anche molti altri provvedimenti, molti dei quali relativi all urbanistica. Uno su tutti la riqualificazione di Tor Bella Monaca, che secondo alcune fonti potrebbe diventare una cittadella militare in barba all emergenza abitativa che da decenni pervade la città eterna. Ugo Cataluddi

7 7 Italia DA ROMA E DAL LAZIO Pomezia, il segretario locale del partito si dimette: Azione amministrativa non condivisibile Il Pd fa i conti con le mazzette del cemento Per Storace è assordante il silenzio di Zingaretti su una questione non solo di rilevanza penale, ma morale di Giuseppe Sarra Un terremoto politico senza precedenti. Un uragano, la corruzione, che ha colpito a tutti i livelli il Partito Democratico. Dopo i casi Lusi e Penati, Pier Luigi Bersani dovrà fare i conti anche con le mazzette del cemento di Pomezia. Una settimana fa, la Guardia di Finanza ha arrestato e posto ai domiciliari il capogruppo del Pd, Fabio Mirimich, un dipendente comunale, Giuseppe Francioni, e l imprenditore romano, Francesco Iavone. L esponente di centrosinistra è accusato di corruzione, mentre, per gli altri due, si aggiunge il reato di falso in atto pubblico. Ad aggiungere carne sul fuoco ci pensa Dino Spagnoli, segretario cittadino del Pd, che ha rassegnato le dimissioni. Spietate le motivazioni del gesto. Non condivido più ha spiegato Spagnoli l azione amministrativa che il partito ormai da diversi mesi sta portando avanti sul territorio. Sono rattristato ha aggiunto dagli ultimi fatti giudiziari che ancora una volta vedono coinvolto un amministratore del Pd di Pomezia, costretto a dimettersi essendo venuta a mancare quella partecipazione alla vita politica tra amministrazione, base e cittadini. Non basta l ex segretario del Pd rincara la dose: Devo amaramente rilevare che vi è ancora un uso personalistico delle scelte programmatiche della nostra città, inoltre sono venuti a mancare alcuni di quei principi che dovrebbero essere un caposaldo di ogni singola amministrazione. Sia a Pomezia che a livello nazionale ha proseguito assistiamo ad una politica fallimentare e credo che sia giusto un mutamento radicale per uscire da una politica autoreferenziale e stanca. Questa amministrazione, ha sottolineato: non è stata in grado di programmare un rilancio industriale, agricolo e turistico sul nostro territorio; credo che mai come oggi, con la ferma intenzione e caparbietà, ci sia bisogno all interno del nostro partito di un totale rinnovamento di una nuova classe politica. L auspicio di Spagnoli è che almeno il segretario regionale Enrico Gasbarra e il segretario provinciale Daniele Leodori affrontino con chiarezza e coraggio le problematiche che da diversi mesi stiamo vivendo nella nostra maggioranza e nel nostro partito. Lo scandalo edilizio che ha travolto l amministrazione del sindaco Enrico De Fusco è oggetto di discussione anche a livello regionale. Ogni volta che Zingaretti parla di trasparenza, dimentica il suo partito. Alcuni giorni fa a Pomezia, un importante comune industriale della provincia di Roma, ha tuonato il leader de La Destra e candidato presidente per il Lazio, Francesco Storace - il capogruppo locale del Pd è stato arrestato con l accusa di corruzione legata a vicende di carattere urbanistico. Al di là di pochi casi, è stato assordante il silenzio mediatico su una questione non solo di rilevanza penale, ma morale. E ancora più grave è il mutismo di Zingaretti. Il presidente della Provincia in carica ha spiegato Storace - quando deve sproloquiare sulla sanità non lesina parole, su casi come Amico bus e Pomezia si guarda bene dal proferire verbo. Eppure Pomezia ha concluso - rientra nella Regione Lazio che vorrebbe governare. Un caso che certamente continuerà a far parlare di sé. Roma, via Filippo Corridoni n.23 Tel Direttore responsabile Francesco Storace Direttore editoriale Guido Paglia Società editrice Amici del Giornale d Italia Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Marketing e Pubblicità Daniele Belli Progetto grafico e impaginazione Raffaele Di Cintio Nicola Stefani Sito web Per la pubblicità su Il Giornale d Italia rivolgiti a Eco Comunicazione e Marketing via di San Bartolomeo 9 Grottaferrata (Rm) Cell L INCHIESTA SULL UTILIZZO DEI FONDI DEI GRUPPI CONSILIARI IN REGIONE LAZIO Maruccio resta in carcere, Fiorito studia come uscirne Francone pensa a restituire soldi per avere uno sconto di pena Chiesta la proroga della misura cautelare per l ex capogruppo Idv Mentre gli scandali sull utilizzo dei fondi consiliari fioriscono in tutta Italia, la Regione capostipite della scoperchiatura del vaso di Pandora comincia a guardare, tra il serio e il faceto, a una fattibile chiusura di questa poco edificante stagione. E se sia fattibile la chiusura che ha proposto Franco Fiorito, ex capogruppo del Pdl, lo dovrà stabilire la magistratura. È infatti ai Pubblici Ministeri che Francone ha avanzato, per ottenere uno sconto di pena, l idea della restituzione di tutto o parte del maltolto. La proposta (decente? Indecente?) arriva nell imminenza della richiesta, da parte della Procura, del giudizio immediato, fissato per il prossimo 19 dicembre. Martedì prossimo Fiorito dovrà rispondere delle accuse di peculato, reato per cui sono previste pene da tre a dieci anni. Secondo quanto si apprende, la strategia di difesa punta a far scendere la quota finale della pena sotto i due anni, in maniera tale da godere della sospensione condizionale della pena: quindi non bastano le attenuante generiche. Di qui la richiesta di procedere con rito abbreviato, oppure ricorrere alla formula del patteggiamento. Ovviamente un ulteriore sconto della pena potrebbe arrivare proprio dalla restituzione del maltolto. L ex capogruppo del Pdl qualche asso nella manica potrebbe ancora giocarselo, insomma, in sede giudiziaria: secondo le stime fin qui note, c è traccia della metà dei soldi che il politico avrebbe fatto sparire (un milione e trecentomila euro in tutto). Ricompariranno all improvviso? Intanto anche Vincenzo Maruccio resta in carcere. L'ex capogruppo di Italia dei Valori, arrestato anche lui nell ambito dell inchiesta sull appropriazione di fondi regionali destinati ai partiti, prolunga il suo soggiorno obbligato dietro le sbarre di un altro mese. La decisione è giunta ieri quando il gip di Roma Flavia Costantino ha accettato la richiesta di proroga del termine di detenzione, avanzata dalla Procura in quanto gli ultimi accertamenti non sono stati ancora conclusi. Robert Vignola



dissolvenze - mutazioni del cinema (gino frezza), Appunti di Sociologia. Università del Salento (UNISA)

Università del Salento (UNISA)Sociologia,Lettere e ComunicazioneDOC (211 KB)24 pagine43Numero di visiteDescrizionemanuale incentrato sulla tecnica cinematogafica della dissolvenza20 puntiPunti download necessari per scaricarequesto documentoScarica il documento
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Dissolvenze.

Capitolo 1° Giovani. 1 I giovani e le narrazioni filmiche.

Il cinema e i media forniscono rappresentazioni in grado di leggere le inquietudini della condizione giovanile e i rapporti complessi e conflittuali con il mondo degli adulti. Nel bivio dei primi anni del 1950, il giovane diviene un personaggio a valenza multipla, segno di una mutazione socio-culturale che, un medium audiovisivo come il cinema rapprende con forte incisività, e che ripresenta nelle sue varie configurazioni comportamentali, psico-attitudinali, valoriali e prospettico - esistenziali. Dal 2000 in poi, questa capacità rappresentativa del mondo giovanile torna con grande urgenza in alcuni film e opere della cultura di massa, in grado di esprimere esigenze profonde di ricollocazione della sensibilità esistenziale e culturale dei giovani: • da un lato Spiderman 1 e 2 di Sam Raimi toccano in modo affatto profondo, come negli originali fumetti di Stan Lee, Steve Ditko, John Romita Sr., la drammatica esperienza di maturazione e di sofferenza di un giovane che, divenuto mutante, deve sapersi assumere responsabilità adulte che limitano il realizzarsi di una felicità personale; • dall’altro Il giardino delle vergini suicide diretto da Sofia Coppola da un ben noto romanzo di Jeffrey Eugenides, proietta all’indietro, nella metà degli anni ’70, uno sguardo retrospettivo sugli adulti di oggi, sulla lacerazione intima alla sofferenza giovanile che sempre accompagna l’identità di chi ha superato ma non dimenticato le speranze e le tenere fragilità della fase giovanile; • Donnie Darko di Richard Kelly, uscito 2 anni dopo la sua realizzazione che risale al 2000, prima dell’attacco alle Twin Towers, anticipa e avverte profeticamente, in una chiave fantastica vicina a quella della narrazione di Stephen King, emozioni e segnali di una dimensione catastrofica incombente, prima dell’11 settembre. • In Italia segni indiziari di un immaginario giovanile marcano fra la fine del Millennio e i primi anni del XXI° secolo taluni film considerati “generazionali”. Certi film si iscrivono nel genere film-fumetto ad altà tecnologia digitale, come X-Men l’inizio, diretto da Matthew Vaughn nel 2011, adattano la mitologia complessa dei mutanti, tipica dei mutanti postumano, come se oggi i protagonisti di queste saghe vivessero la condizione di essere giovani.

2 Dentro la relazione giovani-media.

Il rapporto fra cinema e giovani è da inscrivere all’interno del più vasto orizzonte del rapporto tra media e giovani. Il cinema si nutre e si articola e si differenzia su questa linea d’onda, in parallelo a come si realizzano altre cruciali relazioni fra mondo giovanile e media con la musica, o con i fumetti, e con la radio, i videogiochi, internet e i nuovi media. Qui si staglia la centralità delle immaginazioni giovanili rappresentate nel variegato e intensissimo universo dei manga e degli anime giapponesi, si rivelano colmi di apparizioni fantasmatiche percepite da protagonisti giovani, apertamente consapevoli del bilico sempre aperto fra vivi e morti, passato e presente. Ci si deve chiedere se le indagini sulle immagini e le rappresentazioni mediali possano e debbano soltanto predire relazioni di conformità e di interna evoluzione fra: 1) i mutamenti sociali, di costume, di immaginari; e 2) il cambiamento interno ai paradigmi e alle forme espressive dei media; e se fra 1) e 2) occorrono rapporti biunivoci armonizzati in un quadro di corrispondenza rappresentativa, cioè, in un insieme per cui ciascuno dei 2 elementi in rapporto si rende forma e oggetto di rappresentazione dell’altro. Occorre perciò intendere il nostro oggetto d’indagine secondo ipotesi molto accorte. L’orizzonte teorico proposto è costituito da 3 livelli d’indagine, non separabili reciprocamente, ma da intendere nella loro integrazione sia funzionale che concettuale; i 3 livelli sono prismi, che fanno convergere la luce da ciascuno emessa verso una zona comune; essi predicono e descrivono realtà nell’universo giovanile che hanno il cinema al loro centro.

3 Un modello interpretativo a 3 livelli (prismi). 3.1. Livello psico-socio-immaginativo.

Nel nostro modello, questo livello individua e ripercorre l’itinerario di formazione individuale costituito dall’esperienza maturata dal giovane, dopo la fase dell’infanzia, davanti allo schermo o al monitor televisivo o all’interfaccia del computer; nell’era dei media audiovisivi, che giungono a disegnare o delimitare l’ambiente domestico, questo oggi risulta un’esperienza primaria, adattiva, che dispone la medesima percezione del tempo e dello spazio del giovane, i confini della sua visione del radicamento, in un mondo tanto più grande o composito; è un’esperienza in grado di raccontare e porre in immagine le figure della maturazione d’età e della formazione della sessualità. Alla base di tale livello d’indagine, emerge il tema dell’immagine come produzione malinconico- fantasmatico; il livello di generazione e di considerazione dell’immagine è posto sulla frontiera della non-cosalità, nella zona intermedia risolvibile nell’ossimoro “esiste/non esiste”; l’immagine rende presente ciò che altrimenti non sarebbe visibile pur senza confondersi con l’oggettualità: essa colma desideri intimi, li individua e li rintraccia e si allinea a repertori socialmente allestiti, riconosciuti e valorizzati dalle memorie collettive e dalle produzioni storiche. Gi studi sociologici annettono in una sorta di territorio disciplinare speciale, e che proprio sulla valenza di senso acquisita dall’immagine negli ultimi tempi, la sociologia deve recuperare come un orizzonte conoscitivo generale, cioè una ri-valorizzazione dell’immagine. Questo livello socio-psico-immaginativo può essere ritenuto il campo in cui si consuma e si realizza la dimensione che coinvolge il giovane e gli garantisce uno spazio di individuazione: persona che coltiva dentro di sé universi paralleli che non lo distaccano dalla reltà ma gliene fanno intravedere le trame nascoste, i fili altrimenti invisibili.

3.2 Livello mitologico-narrativo-generazionale.

Dentro tale livello d’indagine, il cinema e gli audiovisivi si mostrano nella qualità di narratori inesausti delle frontiere concernenti il rapporto tra la vita e la morte, fra l’ordine e il caos, fra l’animalità e il vivere umano, fra il mondano e sacro, il mondano e l’oltreumano. I giovani di diverse epoche del secolo passato tessono dialoghi intimi o espliciti, scambiano e diffondono stili di vita. Questo secondo livello compone una galassia di racconti generazionali, che si differenziano per l’epoca, il periodo, gli stili di vita, gli umori affettivi, le prospettive che denotano percorsi desiderati, cioè impedimenti che mostrano possibilità e impossibilità nel disegnare, intersoggettivamente, un’identità comune.

3.3 Livello antropo-mediologico.

Tale livello legge l’evoluzione delle forme di comunicazione dentro cui il cinema occupa una funzione decisiva, a suo tempo rivoluzionaria, e oggi direttamente collegata alle nuove frontiere della convergenza digitale. Esso rintraccia come la componente giovanile della società si appropria delle forme dell’innovazione mediale, se ne impossessa e ne valorizza l’inserimento nelle forme di vita quotidiana, dapprima anche in forme emergenziali, poi via via sempre più diffuse nei comportamenti e nelle abitudini, rimarcando un habitat che, nei media, ha l’occasione di definire identità in grado di rinnovare il panorama della conoscenza generale. Questo livello d’indagine antropo-mediologico vede come il cinema, a fianco e assieme agli altri media dell’immagine sonora, abbia concorso e tutt’ora concorra a ritagliare set e pratiche d’azione che intervengono negli statuti definitori dei media, ma poi, gradualmente, sono fuoriusciti dalle logiche interne ai media stessi, per divenire forme d’arredo dello spazio vissuto, o ancora più condizioni opportune a formare percorsi di relazione, attività di produzione, campi di poiesis, non solo nell’ambito artistico, ma anche in quello della promozione economica, della diffusione della

conoscenza, della formazione e dell’addestramento a nuovi saperi e a nuovi modelli cognitivi dello spazio e del tempo, della realtà e della rete sociale. Già dal suo avvento, tra fine 800, inizio 900, il cinema abbia costituito una radicale novità antropologica, per come ha prospettato nuove idee del mondo visibile, visitabile, conoscibile, rappresentabile; prima lo ha fatto sotto l’insegna di come vedere il mondo, poi di come ascoltarlo- vederlo e, dunque, riconoscerlo e cambiarlo. Queste pratiche cumulano memoria, la articolano e la distribuiscono con meccanismi selettivi, in grado di raggiungere lo status di collezioni e archivi in grado di cogliere e di ritagliare il senso del vivere; capaci di essere segni aperti alla comunicazione e all’esteriorizzazione, alla socializzazione e allo scambio. La nozione teorica più importante di questo livello è quella di piattaforma espressiva o piattaforma mediale. La nozione richiama gli investimenti e le incorporazioni della sfera della sensibilità e nella conoscenza nei dispositivi tecnologici dei media, fortemente connessi a sfere di produzione e di attività con cui gli utilizzatori giovani dei media realizzano oggetti, cose, investendo il loro tempo vissuto e lo spazio del vivere. Tali sfere giungono a questo stadio di investimento economico, progettuale, e nel fare ciò possono farsi carico simbolico di soggettività individuali e collettive che, altrimenti, non avrebbero modo di essere legittimate e riconosciute nel corpo più ampio della società. Si tratta di un’area di interazione che Abruzzese ha denominato “la pelle dei media”. Questo livello congiunge insieme gli altri 2 livelli, cioè integra gli elementi immaginativi del primo con quelli generazionali del secondo e con quelli di disegno e progetto ambientale, di scambio sociale del terzo livello; è l’integrazione che rende il vivere i media, con tassi di energia creativa sapiente, una pratica di mondo, tendenzialmente integra, ovvero soggetta alla spinta verso il completamento della tensione vitale in un progetto che realizzi le mille, praticabili, scelte esistenziali per il passaggio all’età adulta.

Capitolo 2° Memorie. 1 Immaginazione e memoria.

Louis Lambert è un romanzo di Balzac scritto nel 1832, è un romanzo romantico fatto di ossessioni creative, incentrate sulla relazione tra segni e realtà, sulle identità stesse dei segni, sull’immaginazione virtuale che l’uomo ha facoltà di escogitare, grazie alla libertà di segni medesimi, e sulle prigionie che si edificano. È la costruzione dell’avventura di un’idea: quella che attraverso la scrittura tenta di dare corpo alla parola, cioè una fisionomia e una dimensione viva alla sostanza più diretta, alla materia fondamentale, della narrativa e della letteratura; Louis Lambert è un alter ego di Balzac, egli ri-vive tutto il percorso della comunicazione umana, perché la memoria occupa un posto centrale, da essa irraggiando ogni capacità di intrecciare la parola con le altre forme dell’immaginazione e della conoscenza: in particolare con l’immagine, con figure che danno volume a scenari e sfondi, e che consentono la ricostruzione sensoriale della storia, degli eventi, delle passioni. Può essere considerato l’anticipatore dell’eroe mediale; è colui che spinge la sua più profonda identità nella varietà più grande dei segni, per essere capace di adoperare e incidere tali segni in ogni facoltà di presentazione e rappresentazione del mondo, di valorizzare la loro corporeità, la stratificazione memoriale delle loro funzioni, la dimensione che ne fa eventi singolari e collettivi. È il primo grande eroe della memoria; il suo segreto sta nella particolare attrezzatura del cervello, funzionante da camera oscura, vera e propria tecnologia organica potenziante lo sguardo stesso. Lo sguardo interiore e la memoria vivificata dalle immagini potenziate dalla relazione parola- cervello-visione hanno una propria articolazione audiovisiva: dai particolari e dai dettagli in rilievo, ai primi piani e alla scenografia che restituisce l’insieme, alle sonorità che occupano la tridimensionalità e la profondità dei campi solcati dallo sguardo interiore di Louis Lambert, fino al gros-plan, alla visione complessiva dell’intera pianura che, nel suo lunghissimo piano, esibisce nel contempo il fascino (lo spettacolo) e il terrore (l’apocalisse) di una pagina della storia umana.

Già dalle prime righe, si mostra nella sua intensa problematicità il filo che lega la singola immagine al montaggio, alla catena che vivifica sia la percezione che il suo riconoscimento, essendo il montaggio la struttura che riconduce l’immagine all’intero.

2 Com’è vivo il film-ricordo.

Numerosi studiosi dei media hanno segnalato la novità rappresentativa dall’avvento del cinematografo nell’ambito delle forme di comunicazione di fine 800, in grado di mutare complessivamente i rapporti tra tecnologia e cultura, linguaggi, arte e società. Gli aspetti che vengono sottolineati circa i legami tra cinema e memoria sono relativi al ruolo positivo e strutturale svolto per questo dalle associazioni attivate grazie a immagini che consentono di essere quanto più precisi sulla ricostruzione memoriale; testimoniato da attestazioni plurisecolari, da una storia che risale al tempo della mnemo-tecnica,l’”arte delle memoria”. Sollecitando il ricordo di immagini dinamiche e peculiari che componevano la sensibilità culturale dei singoli spettatori, il cinema ha favorito la sinestesia di sfere distinte del ricordo, collegate come luoghi,momenti, occasioni, persone vicine o contemporanee al ricevimento delle immagini. La visione è stata per tanti anni seguita da un carattere estemporaneo, legato circostanzialmente alla sola proiezione del film in sala; gli istituti sociali, tecnologici e mediologici della memoria filmica, cineteche, videoteche, palinsesti televisivi, sono venuti assai posteriormente all’epoca classica del cinema, al lungo periodo 1895/1960. E così, proprio questa difficoltà ha richiesto l’edificazione di depositi di immagini personalizzate, per quanto utili, sempre difettosi e lacunosi, ma davano luogo a resistenze psicologiche e a muri di freno nei confronti della perdita complessiva della memoria filmica. È la modalità tecnologica del cinema, che avvera la riproduzione e la ripetizione delle immagini dinamiche, a fornire strade di nuove strategie della memoria. Qualcuno potrebbe contestare che, la disponibilità d’immagine aiuti l’esercizio mnemonico, che sarebbe impedito, se non sostituito, da quelle; il problema sorgerebbe dalla distinzione tra immagini interne ed immagini esterne. Le prime sarebbero essenziali alla memoria; le immagini/suoni del cinema si presentano da immagini- movimento e quindi, da come esse intervengono in modo singolare sulla vita, sullo spazio e sul tempo; esse danno luogo a un peculiare rapporto con la morte,con il passato, con il presente e con il futuro (immagini esterne). Il cinema visto come “morte al lavoro” (Francois Truffaut e Jean-Luc Godard): le immagini in movimento del film riproducono istanti replicati tante volte, nel corso delle innumerevoli proiezioni del film; l’evento, le apparizioni dei corpi, inseriti nell’immagine filmica, restituiscono aspetti, facce e configurazioni riconducibili allo stato di un tempo trascorso; pezzi di vita così resa eterna, bloccata e fissata sui fotogrammi dinamici. Il rovescio di questa descrizione è che il cinema trattiene qualcosa dalla vita e dalla morte che, fuori dal cinema, sopravvengono sulle cose, sugli uomini, sugli stati di civiltà, e ne cambiano volto e destino; il film incamera e rappresenta nelle immagini dimensioni interdette, da esse formate e sospese in una specie di mondo parallelo al nostro. Il cinema ha il potere di mostrare l’anima del movimento (Morin). Il documentario nasce con il cinema: con i piccoli film degli operatori inviati in tutto il mondo dai fratelli Lumiere a fine 800; essi registrarono una buona parte della varietà del mondo allora esistente, catastrofi, terremoti, cerimonie; tali immagini ancora oggi producono una potente impressione di realtà, pur silenziose e in bianco e nero. Ben presto il cinema sviluppa capacità tipiche dello spettacolo e della fiction, organizza i suoi sistemi produttivi e determina il successo del racconto filmico, articolato in vari generi narrativi; riconquista alcuni territori della cultura: il racconto fantastico, il mito, la fiaba, il dramma, la tragedia, la commedia; è il tempo dei generi, dei film segnati da una loro evidente convenzionalità, che hanno dentro il sé il potere di una propria memoria, ma anche di essere una forma particolare del tempo, della storia. I tratti dell’inclusione in un genere sono coinvolti in affettività del presente che fanno risuonare nuove qualità del tempo e della memoria.

Il tempo dell’immagine è da riconoscere quale azione prodotta dall’istanza conoscitiva attuale. L’immagine del film è pensata e utilizzata sia come repertorio sia come pezzo originale di passato da ri-aprire e ri-comprendere. La memoria nel cinema è possibile soltanto a condizione di un lungo e complesso lavoro, nel quale l’interpretazione degli spettatori e la consapevole riapertura dei codici audiovisivi, messi in gioco dagli autori, e dai sistemi di produzione e delle tecnologie, giocano un ruolo determinante.

3 La voce e il flashback.

Deleuze definisce che “l’insufficienza del flashback”, da lui definita, consiste: a) nel fatto che il flashback può essere “un semplice cartello funzionale”, segnalare: “qui c’è un ricordo!” e b) nel ricevere una giustificazione da fuori, nel suo stesso riconoscimento,grazie all’esistenza di un io che da fiato alla voce dislocata appunto fuori campo. Il flashback ha “una necessità solo relativa, condizionata, che non può essere espressa altrimenti”. Aggiunge ben presto una sua seconda e più radicale insufficienza: quella relativa ad un livello sottostante e più profondo della memoria filmica, che chiama l’immagine-ricordo. Quest’ultima è tale non quando l’immagine costituisce ancoraggio a un ricordo, bensì quando si mostra essere un ricordo. Deleuze richiama alcune spiegazioni di Bergson sul rapporto tra attuale e virtuale, dove il primo va inteso come concretizzazione del secondo, che è invece pura questione: zona di problema o conoscenza in fieri. In definitiva l’immagine-ricordo rappresenta solamente il vecchio presente che il passato “è stato”. Deleuze ammette che “anche quando un autore procede per flashback, lo subordina ad altri processi che lo fondano e subordina l’immagine-ricordo a immagini tempo più profonde” e infine che tale essenziale riferimento si palesa quando si affronta il tema delle falde del tempo, del distacco e dell’intreccio tra la memoria individuale e quella collettiva:”a darci il giusto correlato dell’immagine ottico-sonora, sono piuttosto i disturbi della memoria e gli scacchi del riconoscimento”.

4 Scaglie del tempo, falde della memoria.

Il concetto di falda del tempo viene indicata da Deleuze come continuum insediato in quella virtualità che Bergson aveva chiamato “ricordo puro”. Sottolinea come queste falde siano provate ed esperite in improvvise allucinazioni, o sogno a occhi aperti, deja vu, sussulti imprevisti della memoria, quando senza aspettarselo si è rapiti da una suggestione che trasporta lontano con il pensiero, il cervello intero; tutto diviene fitto: emozione, senso del luogo, senso del non-luogo, lacerazione d0identità; è l’esperienza dell’incontro-scontro tra falde differenti del tempo. Il cinema che si avvicina a questo limite, percorre un analogo tragitto: l’intreccio dinamico e sonoro delle immagini non ha luoghi nei quali riconoscere memoria, bensì voragini in cui pensiero ed emozione precipitano, dissolvendosi e ricostituendosi; dentro di esse, il montaggio non ha regole precostituite, né andamenti previsti di ciò che sta prima, adesso e poi, ma procede secondo la libertà di occhi ed affettività interiori, dalle capacità stralunate, tuttavia incidenti e nel minare, ed infine cogliere, il bersaglio. Dunque, le falde del tempo hanno il loro continuum nel sentimento che “non smette di modificarsi”; il tempo è una proiezione del sentimento di come si cambia, e di come ci si ri-vede nel cambiamento. Il viaggio, il presente dello scorrimento dei fotogrammi, sciolto, diluito nella percezione mentale del personaggio e in quella fisica dello spettacolo, resta paradossalmente inerte: la partenza e l’arrivo sono entrambi compressi nel medesimo istante, senza tempo.

5 Il nodo cinema-storia.

Tra immagine filmica e Storia si tesse una vastissima rete di connubi, che trapassa generi narrativi, soggetti e sceneggiature, pratiche produttive e finalità di distribuzione del film, contesti informativi e marketing del prodotto audiovisivo; e che rimanda in ogni caso al cuore stesso della comunicazione filmica. Ogni diversa possibilità di relazione tra film e storia fa i conti con la visione organizzata delle immagini e dei suoni, dei segni che nei film determinano un’idea del racconto e danno valore allo sguardo dello spettatore. Forza evocativa e potere di suggestione del cinema vanno valorizzati sottolineando la vicinanza, il rapporto similare, a una sorta di esperienza vissuta. La memoria filmica concerne varie dimensioni, dell’immagine, dei suoni, delle parole, dei gesti, dei volti, delle fisionomie, delle architetture, dei luoghi, degli spazi, delle scenografie di epoche passate, delle geografie occupate dagli uomini nel corso del tempo, degli atteggiamenti e delle posture, dei conflitti e degli interessi, del divenire di quelle ampie zone della sfera morale e della sfera del potere. La visione filmica ha il vantaggio non solo di richiamare immagini possibili del passato, con un’evidente potenza suggestiva, ma in specie di coinvolgere e ficcare lo spettatore in un’esperienza interiore forte, problematica. La memoria aperta dai meccanismi audiovisivi del film ha la familiarità di un’esperienza che ci appartiene e ci travolge, in positivo e in negativo. I film storici, “formidabili macchine del tempo”, diventano un serbatoio enorme, ovvero un’inesauribile fucina di stereotipi storici: documenti privilegiati dalla storia sociale (Gori). Si dice che il cinema reinterpreta il passato e prefigura il futuro. Il cinema intrattiene innumerevoli legami pure con quelle storie che riportano tanti micro eventi, le “biografie” dimenticate di piccoli personaggi che, in precise delimitazioni storiche, palesano, sullo schermo, il senso ravvicinato di epoche e di ambienti, la vita concreta di individui e i nuclei umani. La produzione filmica è un perfetto “luogo della memoria” se non addirittura, il suo “iperluogo, un luogo dei luoghi, uno spazio degli spazi”. Si affaccia un ulteriore versante problematico relativo all’uso del cinema come finte legittima da parte della ricerca storica. Luogo comune della memoria, fotodinamica del passato, immagine-movimento e immagine-tempo, il cinema, se inteso in una prospettiva di documento, fonte e testimonianza, richiede l’istituzione di possibilità d’accesso ai suoi propri archivi; fino a qualche decennio fa, questi sono stati limitati alle cineteche che, dagli anni 30 agli anni 60, hanno saputo svolgere, in condizioni precarie e difficili, nell’assenza di interessi sociali verso la conversazione di qualsiasi prodotto audiovisivo, un ruolo di pionieri dell’archiviazione filmica. Fra epoca postmoderna e postumana, ossia nel mutarsi della società dell’informazione in quella delle reti personalizzate e multimediali, la memoria del cinema, ancora di più si pone come luogo vivente, inscritto ed interagente con l’extracinematografico.

6 Interfacce del ricordo.

La tv ha ristrutturato lo spazio occupato dal cinema a riguardo delle modalità d’azione memoriale e di racconto storico; si passa da una fase in cui la sintesi era la cosa più importante a una in cui pare più interessante il dettaglio, il particolare (Sorlin). La televisione sembra una modalità tecnico-conoscitiva che si avvicina a una conservazione minimalista della memoria; ha ridisegnato le opportunità dei media precedenti di definire forme e modalità memoriali. Da un lato il cinema in televisione configura una potente raffigurazione di memoria, per la quale strutture di conoscenza ed emozioni vengono proiettate verso il recente o remoto passato; dall’altro, che il film in tv possa essere occasione potente di memoria, come del pari rappresentazione di dettagli, richiede l’esistenza di precise interfacce con l’utente, individuale o collettivo che sia. Il video e il monitor tv rivelano una scacchiera costantemente riordinata e riassemblata dal consumatore-utente; c’è un’interfaccia possibile nel percorso di orientamento prescelto da quest’ultimo, sia pure entro modo prefissati dal palinsesto e dalla forma già scritta dei programmi.

Questa interazione incide sulle strategie di memoria che la televisione scatena sia in una gran messe e in una grande quantità e qualità delle informazioni audiovisive, sia nelle griglie che razionalmente o emotivamente, in modo stringente, o casuale e libero, l’utente mette in campo, accettando di disporsi nell’orbita dei flussi dei programmi. Il medium televisivo invade la vita quotidiana e spiazza ogni nostra percezione, al di là di ogni territorio e barriera socio-culturale; come la memoria del cinema sembra voler sfuggire alla dinamica del flusso televisivo, così in televisione emergono con maggior forza le domande circa i nessi che legano il presente alle condizioni del passato e che riportano la memoria alla verità che ognuno conduce dentro di sé.

Capitolo 3° Corpi.

Il cinema ha rappresentato per oltre un secolo, dal 1895 ad oggi, il divenire del corpo umano insieme con le strutture tecniche e sociali della cura, del ricovero, della scienza medica e dei luoghi a ciò preposti. Il fondo ultimo del nesso che rende l’immagine il varco più significativo del sentire il rapporto che il corpo tesse con il vivere è il rapporto che il corpo tesse con il morire. Il corpo e il fantasma, il corpo che muove e agisce in una terra “di mezzo” fra oggi e ieri, il passato e il presente; lo schermo rende percepibile il doppio della nostra immaginazione, che è il nostro corpo umano, con la sua scorza sensibile e percettiva, corpo che sente e presagisce e riconosce il mondo esterno ma anche si trova incastrato nella varie storie della civilizzazione. E, alla fine, lo schermo cinematografico “batte” sempre su un discrimine che sta dietro ogni occorrenza espressiva delle immagini, ogni trama narrativa dei generi del cinema e dei film seriali o indipendenti: il corpo e i suoi limiti, il corpo come membrana di raccolta delle sensazioni esterne ed evento di conoscenza, fattore di elaborazione di coscienza e di questioni fondative dell’essere. Dall’altro lato, la società avvince il corpo in una rete di saperi e di tecniche per sopravvivere, per vivere l’incombente della morte a ogni piè sospinta; e con il corpo individuale è assoggettato a forme sociali e culturali, che gli forniscono una dimensione entro cui riconoscere le sue proprie istanze, assieme a strumenti per curare e vincere dolore e morte.

1 Dal corpo-documentario al corpo fantastico.

Le prime immagini del cinema, fra fine 800 e i primi del 900, ancora restituiscono la sorpresa di vedere muoversi sullo schermo “primitivo” figure di corpi umani con una vistosa marca di documentari età; l’immagine sembra “descriverli” senza altra deformazione che non sia quella di riportarli per esteso nelle connotazioni sociali di un mondo borghese o proletario o sottoproletario. Nella cinefotografia documentaristica i corpi vengono registrati nelle loro espressioni fisiognomiche e nei travestimenti e ruoli sociali, la vita delle passioni e la morte biologica sembrano stare fuori dall’immagine stessa o sono relegate ai luoghi deputati; nel film propriamente fantastico l’immagine del corpo sancisce la sua caducità, il trascorrere del corpo sano nel mostruoso, nel deformato e nell’aberrante: ecco l’ambito in cui l’immagine del corpo tocca i vertici dell’oscenità e, esibendola, ne rende estensibili i limiti.

2 Il divo e la salute-deformità del corpo.

Il corpo dei divi intrattiene una precisa relazione con l’immagine cinematografica della vita e della morte. Da un lato, sia l’immagine di splendore e l’inarrivabile glamour del corpo del divo e della diva, la sua lucente brillantezza, la sua ideale lontananza e perfezione; un corpo scattante, destro, abile, seduttivo ed erotico ad altissimo grado; dall’altro, il corpo del divo è prossimo al confine della morte, ma secondo una duplice direzione: la prima riguarda come l’immagine del divo permane sullo schermo dopo l’anticipata morte dell’attore, rendendola immagine di culto collettivo; la seconda l’adattamento mimetico del corpo dell’attore a qualsivoglia figura situata nell’incerto confine fra uomo, animale, vegetale, mostro. Questo mimetismo del divo dà luogo a ogni

straordinaria violazione dei limiti sanitari del corpo, che fuoriesce dalla normalità, deturpa volontariamente le dimensioni del volto e la riconoscibilità del soma.

3 L’eros, la giovinezza, il porno.

La forza sessuale del corpo irrompe sullo schermo e si impone prima e contro ogni parola, ogni progetto razionale, ogni volontà contraria; quando ciò accade, il corpo sensuale del divo afferma l’idea di una giovinezza non scalfibile, di una corrente propriamente fisica che attraversa lo schermo e accende la sala del cinema di passioni normali o eccessive, di furori collettivi e di culti generazionali. Il divo si fa espressione di quella corrente erotica del corpo che non sconfina mai nel pornografico pur restandone ai margini; e non per una collocazione moralistica, ma semmai perché il corpo fisico del divo attiva un desiderio che resta immaginario, mentale, non raggiungibile e non direttamente colluso con la performance corporea. L’azione direttamente sessuale, che già dai film clandestini di primo 900, e via via, dopo almeno 7 decenni, viene legittimata nella produzione che entra nelle sale pubbliche dei circuiti segnati con tripla X, si mostra invece nel film pornografico, vero e proprio strumento e attrezzo di piacere dei sensi fisici e della sensualità richiamata come orchestrazione della genialità. Il porno cinematografico esibisce in modo crudo e senza remore una pratica e una teoria del visibile che il cinema ha sempre praticato: il corpo fatto oggetto di sguardo, nei cui confronti tanto lo schermo accende l’interesse del pubblico quanto ne stigmatizza la distanza.

4 L’infinito del tempo (della morte): essere giovane e freak.

Il ciclo fra nascita, vita e morte non è cancellato dal cinema, bensì soltanto testimoniato nelle sue varie fasi; il ricordo e l’immagine del corpo, da infante, adulto e poi anziano/vecchio, corrono assieme alle tenaglie che il tempo chiude, inesorabile. Il deforme, il freak, il diverso aprono lo schermo del cinema alla riflessione fra l’imperiosità e la provvisorietà della sagoma animale dell’uomo, con le sue funzionalità biofisiche, e l’infinito sentiero delle capacità dell’anima. Nell’ultimo 15ennio, i freaks tornano in veste di esseri eccellenti, di anime sensibili, toccate dall’ingenuità e dalla dolcezza della vita, dall’innocenza dello stupore verso la varietà del mondo. Si tratta di quei “diversi” giganti o nani, creature nate da difetti di fabbricazione che, da Edward mani di forbice nel film omonimo, 1990, a Big fish, 2004, configurano una delle decisive componenti fiabesche dell’universo filmico di Tim Burton; anche Forest gump, 1994, di Robert Zemeckis, sia pure accentuando il tema della deformità verso il carattere dell’idiota o dello stupido e del semplice segue la falsariga dei “diversi” di Tim Burton: singolarità dotate della capacità di percepire l’incanto del mondo e della Terra, dunque singolarità protetta, tutelata, dal disincanto mortale. Per i freaks del cinema di Tim Burton il tempo è una variazione indipendente, quasi una categoria che si è bloccata al punto della loro nascità difforme.

5 Zombie, ovvero non-morti.

Il cinema di Romero esprime un’opzione cinematografica al cui fondo è una visione politica sulla società moderna; gli zombi sono le sue chiavi di denuncia del progredire di istanze di governo che tolgono libertà, riducono la democrazia e favoriscono le posizioni autoritarie di dominio dei più forti. L’Horror prevede quasi sempre censure mentali, anche se lo splatter e il gore (manifestazioni dell’osceno del corpo ferito e tranciato, esposto nello squarciamento delle parti interne e della pelle) sono decisamente trattenuti e non ostentati. Gli zombi sono la vendetta a posteriori dei morti il cui corpo, risalito dalla terra brulicante dei vermi, si ribella a una realtà non più in grado di redimerli nel futuro, se appunto i vivi non scelgono di camminare verso esiti meno mortali. Nel fare tutto ciò, la figura dello zombi, del morto vivente, acquisisce la pregnanza di un’eccezionale immagine metaforica della condizione spettatoriale; il piacere dello schermo è

solidale all’incubo che da esso promana, in quanto permuta e trasferisce sull’io individuale dello spettatore le trasparenti o occulte fantasie di altri.

6 I luoghi della cura e i generi del cinema.

Il cinema registra che, nel tempo premoderno, la malattia non è fuori dalla comunità umana, mentre nell’insorgere dell’epoca moderna e borghese, della tecnica psichiatrica o di quella medica e clinica, essa è presto vissuta e concepita come esperienza da rinchiudere e porre fuori dalla socialità; ciò accade soprattutto per consentire un maggior controllo politico dei corpi. Gli effetti, quando i film si muovono con la cifra del dramma o dell’investigazione “realistica” o dell’affabulazione metaforica, sono esplicitamente forti, provocando spesso una denuncia etica e politica, prima che morale; ma gli schermi del cinema adottano anche strategie meno affilate, talvolta sono pungenti ma secondo il registro della commedia e della comicità e, in tali casi, il sovvertimento delle nozioni culturali che sostengono l’esistenza di tali luoghi separati avviene con lo scatenamento del riso e dell’effetto umoristico, generando un risultato emotivamente liberatorio. Il film comico tende a colpire anche l’apparenza, cioè l’idea culturale sottesa, che vorrebbe rendere forzato, avulso della vita e del movimento, il “riposo” dei malati. Al pari del film comico, la commedia perlustra il mondo di cliniche pubbliche e private e ne rappresenta i retroscena, dove la tutela della salute rischia di divenire artificio e menzogna, per scoprire interessi indicibili. A differenza della casa di cura, il manicomio è, per il cinema, quasi sempre luogo infernale e maledetto, sede di una persecuzione o di una violenza non esclusivamente medica; oppure è l’unico luogo che a stento separa il genio criminale dalla società che, altrimenti ne resterebbe vittima. Rappresentare la psiche e il corpo sofferenti significa, per il cinema, porsi questioni decisive su come le immagini possono divenire sguardo soggettivo dei personaggi. Dissolvenza, distorsioni dell’inquadratura, grandangoli e sovrapposizioni, cioè effetti tecnici e ottici, si incaricano di manifestare le differenze dell’immagine del folle e della follia, della “perdita” di ragione; ma questi artifici audiovisivi ben presto vanno oltre e, per lo spettatore, degli anni 60-70, non è più così semplice attribuire a diverse categorie di immagini una dislocazione certa. L’ospedale, rispetto al manicomio, si prospetta come ambiente prismatico in cui osservare le condizioni della socialità stessa; l’autorità del medico e i diritti del malato; la competenza della scienza medica a fronte dei fattori imprevedibili che condizionano la vita e aprono il campo alla morte; la solidarietà e l’esclusione ma anche il ritorno alla normalità dei feriti e dei malati, dopo un periodo in cui questi, vissuti nell’ospedale, possono affrontare l’esterno con una maggiore consapevolezza di sé. Dalla fine della 2° guerra mondiale, il cinema riserva in sala le esperienze drammatiche e irreversibili mostrate dai feriti della guerra e, quindi, gli ospedali sono i luoghi della prima cura, della riabilitazione difficile e complessa e, talvolta, perfino impossibile, destinata al fallimento; il corpo reduce dalla guerra è sottoposto a un ciclo di rifondazione completa dell’identità, per il quale ogni valore è messo a dura prova. Nei decenni prossimi al giro di vite del Millennio, il dramma familiare ospedaliero è la sede di una faticosa lotta per l’integrità della persona, nonostante la malattia o la perdita della vigoria: è il nucleo familiare che si risalda attorno al malato e condivide la sofferenza, sublimando il dolore verso la comprensione e l’empatia solidale. Medici, ospedalieri, scienziati della salute, assieme alle strutture e alle tecnologie adoperate per la cura o la sconfitta progressiva della malattia e della morte si rivelano figure essenziali per molti “generi” cinematografici. Nel cinema fantastico i medici sono portatori di scienza ma anche scopritori o diretti sperimentatori di quel lato oscuro dell’esistenza che congiunge bene e male, ordine e caos, civiltà e barbarie. Il fantasy si apparenta al thriller dando adito a lucide e inorridite riflessioni di come la chirurgia possa spodestare il diritto dei singoli a decidere del proprio destino e a costituire uno strumento di perdita del sé.

7 Dal film alla fiction: il corpo e il cadavere.

L’ospedale, i medici e i malati, i familiari e gli occasionali ospiti di sale operatorie o dei corridoi del pronto soccorso sono fra gli elementi narrativi del cinema che, dai primi anni 60, si trasferiscono e si adeguano ai ritmi narrativi e alle forme della fiction seriale televisiva. E.R. propone agli spettatori seriali televisivi una complessiva dimensione in cui risulta fondamentale accettare e comprendere la morte e il mortale, e del pari assumere una posizione, agire la necessità politica di scegliere e di schierarsi dalla parte di tutti coloro che hanno diritto a vivere normalmente. Il legame concettuale e immaginativo più forte tra E.R e CSI è lo spazio fondativo giocato e occupato dal cadavere; che, in questa serie poliziesca si propone da impronta irreversibile o come vero e proprio testo da cui l’anatomo-patologo e i poliziotti della scientifica attivano strategie di scienza abduttiva grazie alla quale si ricostruisce non solo lo spazio entro cui si situa il corpo del morto, ma anche il tempo, o i tempi che lo hanno reso tale. Il cadavere nella grande serialità televisiva degli ultimi 15 anni è il protagonista assoluto, il motore e il cardine della narrazione audiovisiva; esso non solo non resta inerte, ma viene attraversato dall’immagine, che a sua volta si trasforma. Sangue, linfe interiora degli organismi corporei, divengono cavità dentro le quali l’occhio dello spettatore è gettato e dove comprende o almeno fissa i meccanismi del passaggio fra il vivente e il mortale. Il corpo-cadavere, non più Cosa ma finalmente divenuto Segno intramontabile, non valicabile del tempo, imponendo la sua presenza, riassembla su nuovi piani la coscienza del presente.

Capitolo 4° Sogni

Nella storia del cinema si fissano varie maniere d’uso e concezioni dell’immagine filmica in rapporto a come questa rappresenta il sogno ossia a come è scambiata come sogno; una completa serie di segni e di collocazioni formali del cinema da conto dei punti, dei margini, delle soglie entro cui si riconosce che tale immagine è un sogno.

1 Sogni, incubi, allucinazioni e indigestioni (Dream of a rarebit fiend, 1906, di Edwin Porter).

Porter, pioniere del cinema americano che dirige nel 1902 il film fondativo del western, The great train robbery, gira a realizzare 4 anni dopo un film-fumetto incomparabile, sulla base delle tavole domenicali dal medesimo titolo disegnate da un grande autore della cultura di massa statunitense, Winsor McCay. Le tavole di McCay sono una precisa operazione tecnica sul doppio statuto semiotico dell’immagine sequenziale, scissa contemporaneamente tra la precisione volumetrica di universi che hanno l’apparenza di realtà, e l’insondabile apertura di una vertigine percettiva per la quale questi universi d’improvviso si rivelano abissi onirici imprescindibili, angosciosi, sovvertiti di ogni logica “naturale”, tormentatori della psiche umana, in una parola: sogni che si rovesciano o si palesano quali mondi da incubo. Sul racconto semi-onirico di Porter il passaggio dall’immagine-documento all’immagine-sogno è percettivamente quasi inavvertibile; non vi sono marche distintive del passaggio dall’una all’altra; a meno di tagli di montaggio il racconto del sogno scorre in un flusso di indistinti ordini contaminati irreversibilmente. Il sogno e la realtà hanno una doppiezza intrinseca e una verosimiglianza stupefacente; le divisioni materiali del chiaro e dello scuro nell’immagine tengono bene sveglio lo spettatore sul sovrapporsi di tali ordini: di sogno e risveglio. Tutte queste dimensioni mostrano le possibili, diverse zone di significato dell’immagine filmica come equiprobabili e equivalenti, composte dalle medesime marche audiovisive.

2 Lo specchio e il sogno (Le avventure del barone di Munchausen, 1911, di Georges Melies).

Melies gioca d’astuzia sullo scivolare periglioso e temibile delle marche percettive che parrebbero distinguere l’immagine-del-reale dall’immagine-sogno; queste marche tecniche, una certa distinzione dell’apparenza, un contorno o una cornice come quella dello specchio, mostrano l’affacciarsi di dimensioni parallele che il sogno, mentre distingue, poi confonde programmaticamente, confermando e insieme smentendo la loro differenza-uguaglianza e la loro im-permeabilità. Astuzia artistica, arguzia tematica di grande intelligenza sui registri verso cui lo spettatore è chiamato a essere protagonista di uno sguardo bipolare, fra soggettiva e oggettiva; inoltre, riconducendo l’immagine di sogno al tema dello specchio, Melies dimostra come la duttile mutevolezza dell’immagine-quadro incanta e trasporta lo spettatore in universi che, anche quando non raccontano o non di-mostrino il sogno, partecipano alle considerazioni e agli spostamenti della natura oggettuale e degli orizzonti dimensionali implicati.

3 L’esplicita marcatura del sogno: la dissolvenza incrociata (Spellbound, 1945, di Alfred Hitchcock).

L’uso della dissolvenza incrociata, che “incornicia” l’immagine-sogno, non è meramente un banale espediente tecnico da parte di Hitchcock; il maestro inglese porta a una cristallizzazione evidente di segno un paradigma espressivo del cinema del suo tempo, che resiste e diviene magistero quasi- universale per decenni. Per il cinema classico, la dissolvenza incrociata è un dispositivo nel quale la percentuale di immersione dello sguardo spettatoriale risulta fortemente collegata all’accentuazione emozionale che fonde il livello percettivo con quello cognitivo e con il piacere della visione; non si tratta solo di valenza tecnica, ma di una precisa adesione a una forma della narrazione che, per un lungo periodo, consegue risultati di forte apprensione dell’emozionalità spettatoriale e ne accentua il carattere fantasmatico.

4 La dissolvenza, il sogno e lo spettatore (Freud, 1962, di John Huston).

Al padre della psicoanalisi, all’iniziale periodo in cui Sigmund Freud progetta ed elabora il suo pensiero scientifico sull’inconscio, Huston dedica un’importante film nel quale il grande viennese è interpretato da un sommo attore, Clift; fra i molti temi elaborati in questa biografia del giovane Freud, il film di Huston si segnala per come usa la dissolvenza incrociata non tanto per “marcare” l’immagine-sogno, ma per comporre, attorno a quest’ultima, una risolutiva relazione fra psicoanalisi, paziente, spettatore. Dunque, se per la psicoanalisi il sogno è una via d’accesso all’inconscio, per il cinema l’immagine-sogno mette in atto una peculiare relazione di proiezione- identificazione fra esperienza spettatoriale e fasi del racconto audiovisivo. Huston conduce in avanti l’uso simbolico-metaforico della dissolvenza incrociata tesa a rappresentare l’immagine-sogno; se in Hitchcock e nel cinema “classico” questa fa accadere un processo di attraente proiezione speculare fra spettatore e personaggi, in Huston la dissolvenza, non cessando di rappresentare il sogno, è gettata in un andamento eminentemente intellettivo, tessendo una specifica qualifica del vedere in oggettiva ciò che irreversibilmente appartiene all’esperienza soggettiva.

5 Lo sfondamento dei limiti: Fellini e Bunuel.

Dopo la 2° guerra mondiale, il cinema moderno sopravviene a quello classico non solo per l’affermarsi del cinema d’autore ma anche perché le competenze spettatori ali, mezzo secolo dopo l’avvento del medium, divenuto un sapere collettivo, risultano decisamente in grado di ordinare il più causale flusso delle immagini sonore, e di ricomporre con maggiore libertà i sensi ad essi attribuiti. Le immagini si collocano secondo strutture assegnate dalla competenza spettatoriale, che attiva riferimenti e associazioni sganciate da regole prefissate. Nell’epoca della spinta concorrenza fra cinema e televisione, le competenze spettatoriali sono esaltate nelle logiche della comunicazione filmica, evidenziando l’intrinseca appartenenza del cinema a un regime in cui sogno e visione sono omologhi e scambiabili l’uno all’altra; così il

dispositivo della dissolvenza incrociata che, incorniciava l’immagine-sogno affinchè non vi fossero dubbi sulla permutazione di universi differenti, subentra un fluire audiovisivo nel quale la definizione del quadro, il montaggio fra inquadrature, la fotografia e l’ambientazione distinguono l’universo reale del sogno solo per un piano integrato e avanzato dell’integrazione delle immagini, del tutto consegnato agli spettatori. L’apparenza del reale e l’apparenza del sogno sono conformi l’uno all’altra; l’inquietudine del sogno, penetra nel mondo del reale, dissacrando l’illusione di un’oggettiva stabilità e infoltendo i caratteri incerti, mutevoli, della percezione del reale. Il breve film di Fellini, Le tentazioni di Dr. Antonio, del 1962, ha l’andamento e il ritmo persistente di un sogno ossessivo, sotto il quale si cela una verità inconfessata, il moralizzatore è un doppio perseguitato dal suo desiderio sessuale rimosso e inconfessabile; così c’è un passaggio dall’acqua piovana ingombra l’inquadratura dell’ombrello che stacca sul piano terra esterno; il transito dall’universo reale all’universo sognato è inavvertito. Lo spettatore percepisce una linea di continuità fra il piano onirico e quello simulato come reale; nel segmento dell’incontro tra Antonio e la gigantesca Anita, la continuità è sancita in modo intransitivo e definitivo. Essa conferma la tendenza post-neorealistica del cinema felliniano nel quale, se esiste un’immagine-reale, essa è il risultato di operazioni cognitive suppletive, e non il contesto ambientale necessario in cui la storia si colloca, e dove l’ordine del reale è fittamente attraversato dalle figure dell’immaginario. Nella sequenza iniziale di Belle de jour, 1967 di Bunuel, egli tesse un filo di surreale identità audiovisiva tra l’immagine-sogno e l’immagine-reale; i termini di surrealismo e di surrealtà indicano una zona di con-fuzione fra tali ordini di immagine, che il suo cinema fa esplodere uno nell’altro. La questione posta dal suo cinema è, che l’immagine raccoglie e contiene al suo interno ogni significato, unico o contraddittorio o pieno di ossimori, senza doversi giustificare come il prodotto della rappresentazione di qualcosa che non sia già presente dentro se stessa; per il surrealismo, l’immagine non riproduce ma contiene e rende percepibili situazioni svelate da essa soltanto, grazie all’incastro provocato tra superfici, dimensioni, percezioni. La realtà surreale è una contaminazione senza scampo, un’ibridazione di logiche, una diretta invasione di campo fra fantasia, metafora, politica, ideologia, figurazione, racconto, arte, filosofia, immagine, sogno e infine cinema. L’immagine-sogno e l’immagine-reale appartengono entrambi all’ordine dell’imprevedibile, al loro interno si affermano pulsioni vietate della morale religiosa o dall’autorità della Legge, trasgressione dell’ordine costitutivo, pulsioni che danno piena consistenza a emozioni, del desiderio o della paura, altrove rimosse o cancellate.

6 Retoriche del sogno-risveglio (Dressed to kill, 1979, di Brian De Palma; An American werewolf in London,1981, di John Landis).

Per circoscrivere l’immagine-sogno, alla dissolvenza incrociata il cinema moderno e quello postmoderno sostituiscono lo stacco, l’improvvisa discontinuità spazio-temporale e oggettuale fra 2 immagini differenti; lo stacco, il taglio, mentre incolla tra loro 2 diverse immagini, tuttavia le collega in sequenza, seppure attraverso la modalità del cut, confermando il flusso che direttamente coniuga una co-appartenenza delle immagini a un doppio ordine. La percezione apparentemente stabile della realtà e illusione caduca, pronta a trasformarsi in inganno, simulazione, apparenza evanescente; ciò che sembra documento cinematografico “oggettivo” svela un irrimediabile quota di apparenza soggettiva; il normale si rovescia nell’anormale, l’ordine nel disordine, il quieto nel turbolento e nel drammatico, il continuo nel discontinuo, e quest’ultimo nell’interdimensionale. L’immagine-sogno torna potenziata ma in una trama labirintica che coglie di sorpresa il sistema percettivo spettatoriale, afferrato da un gioco di trappole sedimentato nell’esperienza stessa del vedere e dell’ascoltare. La paura e l’horror acquistano una marca emozionale di grado superiore rispetto a quelle che, negli anni 50, avevano presagito traumi irreversibili delle culture dell’Occidente; se la catastrofe nucleare appare quasi dimenticata, è il senso del collasso dei vincoli solidaristici fra i viventi umani ad imporsi su ogni altra percezione cognitiva.

7 Sognare a occhi aperti (L’amour l’apres midi, 1972, di Enrich Rohmer).

Sogno, fantasia, allucinazione, desiderio, paradosso, ricordo, trovano immagini corrispondenti senza essere ricavabili da postazioni diverse dell’attrezzatura cinematografica; l’omologia audiovisiva fra l’una e l’altra è risolutiva, quel che le separa è qualche breve accentuazione degli ordini di realtà messi in immagine, ma a tratti discreti, senza limiti o vincoli, senza livelli di dominanza, e senza escludere che gli ordini coinvolti si rovesciano reciprocamente nel loro significato.

8 Sogno di prigioniero. I mondi alternativi di Matrix (Matrix, 1999, di Andy e Larry Wachowski).

In un capolavoro del cinema americano degli anni 30, Peter Ibbetson di Henry Hathaway, i sogni di 2 amanti impediti (incarcerato, lui è ingiustamente incolpato di un omicidio, lei lo ama da bambina, ma ne è stata forzatamente separata) s’incontrano in una zona parallela al reale, in un altrove dentro cui essi recuperano tutto l’affanno d’amore rinchiuso e violato dallo spazio-tempo che altri ritengono insuperabile nella sua mera “soggettività”. Il film di Hathaway si segnala per diversi gradi di consapevolezza concettuale della multidimensionale materia dell’immagine-sogno del cinema: la prossimità fra l’amore, il sogno e l’incombenza della morte; la continuità tra l’universo del sogno e quello della luce, una continuità dalla quale nasce la visibilità dello schermo; il coraggio nel rendere chiara una dimensione che sigla definitivamente il cinema stesso. Specialmente i sogni di Peter, nel lungo tempo che il personaggio vive nella prigione, ritagliano una doppia esistenza parallela fra immagine-sogno e immagine-reale che, oggi, si rivela fulminea anticipazione della trama stagliata fra universo delle Macchine e universo della Realtà manifesta in cui vive un’esistenza apparentemente “normale” il personaggio di Neo/Keanu Reeves all’avvio di Matrix. Se Peter Ibbetson è consapevole che ci si libera della prigionia vivendo in sogno un’esistenza parallela, Neo, poco dopo l’inizio di Matrix, viene istruito da Morpheus sulla rete delle apparenze che vincolano gli umani a una prigionia nascosta a loro stessi. La simulazione audiovisiva della realtà è un sogno del retroverso incubo e, per varcare la soglia della matura esplorazione del fitto tessuto degli universi così inestricabilmente riflessi, occorre l’esperienza di chi si sa immergere nell’alto forno della mutazione percettiva; qui ci si auto trasforma ma, con il rischio di dissolvere la propria identità, si può godere del vantaggio di rigenerarsi.

9 Raccontare il sogno: ovvero l’immaginario (Eyes wide shut, 1999, di Stanley Kubrick).

L’immagine messa a fuoco tecnicamente si con-fonde con l’incerto regime della percezione audiovisiva del sogno nell’ultimo film di Stanley Kubrick, Eyes wide shut; il tema del sogno, doppio a valenza multipla e ricorsiva, incrocia quello del sesso e del corpo, dell’eros e dell’anti- eros, dell’identità personale, della città e delle verità. Una storia di coppia (marito e moglie) incrocia l’enigma (un po’ didascalico) delle forme di riconoscimento della realtà e di legittimazione del desiderio, anche quello più oscuro e privato, sottomesso alla visione collettiva del cinema. Kubrick ha la geniale idea di non mostrare alcuna immagine corrispondente a tale, altrimenti non figurabile, sogno di lei, se non attraverso alcuni primi piani dello sguardo vuoto di lui, nel quale può ritenersi specchiato quello dello spettatore, proiettato nella posizione di un marito sessualmente tradito dalla selvaggia forza del desiderio sessuale di lei e dal suo essere disinibito, non trattenuto da alcuna legge morale o rimozione. Con questa forma di racconto audiovisivo il sogno torna alla sostanza più radicale dell’immaginario; attuale cinema dell’epoca digitale è chiesto non di produrre immagini corrispondenti, bensì di trasporne l’elevato quoziente emozionale.

Capitolo 5° Specchi. 1 Lo specchio e l’artefatto-immagine.

Lo specchio è un artefatto che deriva dal vetro, o meglio dalle superfici lisce deribili dal vetro e dal fatto che questo risulta una sostanza trasparente su entrambi i piani che lo compongono; lo specchio sembra avere la stessa natura del vetro, ma in effetti possiede non 2 superfici trasparenti, ma una sola, in quante una delle 2 non lascia passare la luce, è opaca ed è appunto quella che sta nel retro, nella faccia non visibile dello specchio. Per la stretta cogenza che tiene insieme immagine e specchio, si deve tentare di essere quanto più prossimi al funzionamento del secondo; esso ha a che fare con le pieghe e le angolazioni con cui lo sguardo osserva le cose; esso rivela sempre come le cose esistono in quanto osservate e guardate, riflesse, cioè co-esistenti: nel “qui” dell’universo in cui i corpi sono situati e nel “là” dell’universo dello specchio. L’incontro degli specchi col cinema non può non comportare conseguenze che ricadono su questo medium, e altresì sull’immagine e sugli specchi, provando eventi che intaccano questa triplice relazione; esiste un ricco repertorio nel cinema in cui la presenza dello specchio mette in questione la fenomenologia del vedere, rendendola una dimensione “critica” della conoscenza, fino al punto da scalfire la fiducia medesima, ossia la credenza, che vedere sia vero o verosimile, o addirittura che vedere sia conoscere. Fra cinema, immagine e specchio, vedere si rivela, con una significativa frequenza, esperienza o conoscenza segnata da un radicale disincanto. Specchio e immagine filmica scheggiano e sbrecciano l’oggettività dell’esistente, apparentemente stabile, versus la poliedrica porosità del reale. Grazie agli specchi, lo spazio visivo è assoggettato a cardini spesso rovesciabili; da questi si entra o si esce da e per universi paralleli o alternativi e il passaggio e la permutazione dall’altra parte corrispondono allo sfilare di mondi con sembianze antitetiche agli universi di partenza. La materia oculare degli specchi è come un binocolo che assoggetta la vista agli strati del micro e del macrocosmo, dell’infinitamente lontano nel tempo, oppure all’intensità del collegamento instaurato dal guardare, guardarsi attraverso. La duplicità/trasparenza dell’immagine non sempre dipende dal riflesso della materia speculare, ma deriva da una struttura mentale che il cinema allestisce nella relazione schermo-spettatore.

2 Lo specchio e lo schermo.

Dal film muto al film digitale, lo specchio e lo schermo si permutano l’uno sull’altro in un sottilissimo gioco di sovrapposizioni e anche di moltiplicazioni sui punti di vista che polarizzano sulla superficie l’esistenza dell’immagine. Queste sovrapposizioni e moltiplicazioni fra specchio e schermo hanno costituito il carattere imprevedibilmente ambigue della visione filmica dallo stadio del cinema classico al cinema attuale. Mostra appartenenze che vanno dal campo del fantastico a quello di una ragione altra, talvolta insondabile, della conoscenza. Lo specchio scardina pervicaci illusioni sugli strati del reale e sulla sua rappresentabilità monodimensionale; grazie allo specchio rap-presentare vuol dire non solo coagulo con cui si fissa l’apparenza del reale, ma anche deviazione della cosa e del fenomeno presentato allo sguardo, sua de-configurazione, che al limite si fa inedita o inconfessata illuminazione.

3 Lo specchio e i suoi limiti: il quadro, la camera ottica.

Lo specchio manifesta zone, elementi, segnature che contraddistinguono la visione filmica, e certe aperture e certi limiti “organici” dello schermo: a) un lato la quadratura che limita la visione del campo, la parentela tra schermo, specchio e quadro viene non solo potenziata ma altresì resta metaforica in vari film della storia del cinema; b) dall’altro, la zona interna alla camera ottica del quadro-specchio; qui lo specchio è riportato a una serie di opportunità derivanti dalla materia ottica. L’oggetto di visione è quasi vivisezionato sulla superficie speculare, sorta di gros plan (primissimo piano) che pare bloccare lo sguardo sui fondamenti che compongono la materia visibile; ma anche, con ciò, si entra in una dimensione interna alla camera oscura del visibile, ossia “nell’altra faccia dello specchio”, nel mondo sotteso e nascosto che il cinema attraversa e valica.

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