ad alta voce pandora ebreo

giovedì 21 gennaio 2016

Non restare indietro - Feltrinelli


Quel lunedì di gennaio in cui Francesco, protetto solo dal cappuccio della sua felpa, sale le scale a falcate di tre gradini e si infila appena in tempo nella III C della Scuola Nuova, non è un giorno come un altro. I suoi, senza neanche dirglielo, l’hanno iscritto a un viaggio. E non a uno qualunque, ma a un viaggio “per non dimenticare” in Polonia, ad Auschwitz. Ce la farà, ad affrontarlo? Cosa penseranno di lui i compagni di calcio e quelli della Vecchia Scuola? Cosa dirà Kappa, il suo migliore amico che si fa chiamare così – K. – perché è il tag con cui sta tappezzando i muri del quartiere?  Tra grida di rabbia e momenti di spaesamento, tra partite di calcio e sere passate sulle panchine, tra domande sul senso della storia e altre sul senso della vita, Francesco dovrà entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri, e fare i conti con il suo dolore. Guardando nel buio più profondo del passato, questi ragazzi cercheranno un modo per immaginarsi grandi, insieme proveranno a capire e affrontare la Storia. Quella con la maiuscola, e quella che viviamo tutti i giorni: perché bisogna stare attenti – se si vuole pensare al futuro – a non restare indietro.

Per migliaia di ragazzi il viaggio ad Auschwitz è un vero e proprio romanzo di formazione. Ecco la storia di Francesco, che gioca a calcio, parla poco, vorrebbe non partire e non ammetterebbe mai di avere paura. Pubblicato da Carlo Greppi a 12:53 Nessun commento:

sabato 14 novembre 2015

Work in progress

Oramai è da quasi tre anni che il blog non viene più aggiornato, e mi scuso con chi ancora ci si imbatte.

Potete trovare un mio CV online, attraverso il mio profilo Facebook cercherò di dare aggiornamenti sul mio lavoro con Rai Storia, sui due libri di prossima uscita con l'editore Feltrinelli (a partire da gennaio 2016) e sui viaggi della memoria che organizzo con l'associazione Deina.

In Italia e all'estero rappresenta le mie opere la Meucci Agency.

Poi magari un giorno riprenderò in mano questo o un altro blog, chi lo sa...

Pubblicato da Carlo Greppi a 20:56 Nessun commento:

lunedì 11 febbraio 2013

"L'ultimo treno" - cinque mesi dopo


A circa cinque mesi dall'uscita del libro, un primo punto della situazione.
Recensioni: Il libr o è stato recensito d a Giovanni De Luna sul Venerdì di « Repubblica » (7 settembre 2012) e u no stralcio dell'introduzione di David Bidussa è stato pubblicato a pagina intera su «  l 'Unità » (11 settembre 2012). I n seguito recensioni su Tuttolibri de « La Stampa » ( di Elena Loewenthal, sabato 17 novembre 2012), sul blog di Mario Avagliano e su « Moked » (il 27 novembre 2012: http://marioavagliano.blogspot.it/2012/11/storie-lultimo-treno-racconti-del.html ; http://moked.it/unione_informa/121127/121127.html ) , sulla rivista « L'incontro », dicembre 2012; su « La Stampa » (di di Irene Cabiati, 9 gennaio 2013: http://viaggi.lastampa.it/articolo/libri-letture-viaggi-gennaio-2013) e su « Il manifesto » ( di Claudio Vercelli, 25 gennaio 2013).
Segnalazioni: Il libro è stato segnalato sul «  Corriere Nazionale » ( http://www.corrierenazionale.it/culture/scritture-e-pensieri/da-leggere/73432-Ultimo-treno-per-l-ignoto-r-n-r-n ), sul b log della Fondation pour la Mémoire de la Déportation di Parigi ( http://blog-fondation-memoire-deportation.blogspot.fr/2012/10/livre-en-itatlien-lultimo-treno-de.html ) , sul blog del « Corriere della Sera » ( http://solferino28.corriere.it/2012/11/25/due-generazioni-in-viaggio-sul-treno-della-memoria/ ) da Erminio Fischetti su « Le Strade dell'Informazione » ( http://www.lestradedellinformazione.it/acm-on-line/Home/Rubriche/LestradedellaCultura/articolo11496.html ), da Davide Maffi su «  Il Cittadino » ( http://www.ilcittadino.it/p/notizie/speciale/2012/11/22/ABSy5nrB-storia_italiani_cancellata_lager.html ), su Libero ( http://www.liberoquotidiano.it/news/1168926/Shoah-con—L-ultimo-treno--ricostruita-la-storia-di-120-sopravvissuti.html ), su Blogspot ( http://miscellaneablogspotcom.blogspot.it/2013/01/lultimo-treno-di-carlo-greppi.html?showComment=1359130337267 ) , su Pacioli.net ( http://www.pacioli.net/ftp/shoah/INDEXLIBRI.HTM ), su Lager.it ( http://www.lager.it/libri_sulla_shoah_donzelli.html ), s ull'« Huffington Post » ( http://www.huffingtonpost.it/giuseppe-fantasia/i-libri-della-memoria_b_2557935.html ) su Radio Uno in occasione del 27 gennaio e d è stato libro del giorno su Radio Due ( http://www.twilight.rai.it/dl/Radio2/sito/puntate/ContentItem-2b823d8c-64d8-4116-92f6-a0d794448c84.html ).
Radio: Radio Voice, andato in onda lunedì 29 ottobre sera (diretta) e martedì 30 (replica):
https://www.youtube.com/watch?v=2c51RT39l3Q&feature=plcp; Rai Radio Uno Friuli Venezia Giulia, in "Appuntamenti con la storia" (FM MHz 91.5), venerdì 25 gennaio mattina, con Biancastella Zanini e David Bidussa e letture di brani del libro; Fahrenheit di Radio Tre, venerdì 25 gennaio pomeriggio, con Loredana Lipperini e Moni Ovadia: http://podcast.getwebreader.com/radio-rai-radio3/fahrenheit-del-25012013-conversazione-con-carlo-greppi-e-moni-ovadia/2013/01/889-478431
Presentazioni: I l libro è stato presentato il 28 settembre 2012 presso le Librerie Coop di Torino (http://vimeo.com/50393632); il 22 ottobre presso l' Istoreto (http://www.youtube.com/watch?v=DvnywigXQlU ) ; il 2 8 novembre presso le Feltrinelli di Roma (http://www.brogi.info/2012/11/mercoledi-a-roma-due-libri-sulla-shoah.html) ; il 2 dicembre a Milano, Casa della Cultura ( nel corso della giornata ANED "Memorie familiari": https://picasaweb.google.com/112720466300028971374/MemorieFamiliari7AEdizioneGliInterventiFilmatiPrimaParte#5820161897519904034) ; il 1 9 dicembre a Ivrea (Libreria Cossavella); il 20 dicembre a Torino ( Circolo dei Lettori del Liceo Classico Gioberti ); il 10 gennaio a Parma ( presso l'Istituto storico della Resistenza ); il 12 gennaio a Livorno, con David Bidussa ( http://www.comune.livorno.it/_nuovo_notiziario/notizia.php?id=13802&lang=it) ; il 1 4 gennaio presso l' Università popolare di Torino, con Claudio Vercelli; il 24 gennaio a Roma, al Liceo Farnesina e alla Casa della Memoria e della Storia ( http://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/Programma_Settimana_Della_Memoria_Alla_Casa_Della_Memoria_E_Della_Storia.pdf ) ; il 27 gennaio al D opo L avoro F erroviario di Torino; il 28 gennaio a Pino Torinese (http://www.comune.pinotorinese.to.it/modules/news/article.php?storyid=343) ; il 30 gennaio presso la Comunità ebraica di Torino, con David Bidussa e Giulio Disegni (organizzato dall' A ssociazione ex allievi e amici della scuola ebraica); il 1 febbraio presso la Circoscrizione 1 di Torino (organizzato da Glocandia – Bottega Etica); il 4 febbraio a Cavour ( http://www.comune.cavour.to.it/public/volantino_greppi.pdf ) ; il 5 febbraio a Collegno, con Alberto Cavaglion e Claudio Vercelli; il 7 febbraio a Torino, p resso il Parco Rignon, organizzato dall'ANPI, sezione « Leo Lanfranco ». Tra febbraio e maggio in programma presentazioni a Milano, in Puglia, a Lodi, Casale Monferrato, Novara, Alpette (TO), Cesena e in Calabria.
Riconoscimenti: Invito dal Presidente della Repubblica Napolitano, in occasione della Celebrazione del « Giorno della Memoria », che ha avuto luogo il 29 gennaio 2013 presso il Quirinale.
Pubblicato da Carlo Greppi a 13:53 Nessun commento:

Recensioni de (e un riconoscimento per) "L'ultimo treno. Racconti del viaggio verso il lager"





http://m.ultimabooks.it/l-ultimo-treno
Pubblicato da Carlo Greppi a 13:46 Nessun commento:

sabato 29 settembre 2012



Carlo Greppi

L'ultimo treno

Racconti del viaggio verso il lager



Tra il 1943 e il 1945 più di trentamila persone – uomini, donne, vecchi e bambini – affollano le stazioni dell’Italia centro-settentrionale e partono verso l’ignoto, stipate su treni merci e carri bestiame. L’appassionante studio di Carlo Greppi ricostruisce proprio questa fase essenziale nell’esperienza dei deportati e nella memoria dei salvati, il viaggio verso il lager, e lo fa ripercorrendo le vicende di decine di comunità viaggianti, attraverso le voci di centoventi sopravvissuti. Lo scorrere angosciato del tempo nei vagoni piombati, dove i nazisti sono solo figure sfocate, riempie le narrazioni dei testimoni e accompagna il racconto dei comportamenti dei fascisti, della forza pubblica, dei ferrovieri e della popolazione civile. Durante il tragitto e lungo le rotaie, infatti, questi naufraghi spaesati incontrano uomini e donne capaci di gesti di grande coraggio,ma anche di codardia e di indifferenza. Il racconto del viaggio diventa così l’istantanea di un abbraccio, di una mano tesa, di una lima nascosta, di un sorriso, ma anche di uno sguardo che si distoglie, di una lacrima, di uno sputo. È il ricordo dell’umanità che si incrina, il canto del cigno della normalità. Viaggiando verso i reticolati d’oltralpe, i deportati fanno amicizia e tentano la fuga, litigano e cantano, ridono e piangono, mentre cercano di catturare le ultime immagini di un mondo che si allontana lentamente e per sempre dietro le loro spalle. E le voci intrecciate dei reduci, che in queste pagine rievocano il profumo della libertà e la dignità che svanisce, si trasformano in un grido ostinato in difesa della condizione umana. Gli scritti dei deportati si rincorrono in un inedito mosaico memoriale, schiudendo ai nostri occhi una geografia della sofferenza, che ci commuove e ci indigna. E che ha molto da dire al nostro presente. Pubblicato da Carlo Greppi a 11:58 1 commento:

giovedì 26 aprile 2012

Viva l'Italia libera. Intervento dal palco di Piazza Castello, Torino, 24 aprile 2012


“ Gianna, figlia mia adorata, […] Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno”

Perché ha ancora senso per noi giovani, oggi, commemorare la Resistenza?
Oggi ricordiamo innanzitutto la capacità di una generazione di diventare protagonista del proprio presente, di darsi una coscienza politica, di assumersi le proprie responsabilità.
È difficile immaginare, per noi nati negli anni Ottanta o negli anni Novanta, cosa significa nascere sotto una dittatura, crescere nel ventennio fascista, vivere il logoramento di una guerra ingiusta – quella che il fascismo combatte a fianco del nazismo – e poi il doloroso tempo di guerra di un paese spezzato in due, diviso tra occupazione e liberazione, lacerato dalla scia di sangue che i tedeschi, affiancati dal secondo fascismo, lasciano alle loro spalle. Rastrellamenti e bandi di leva, stragi, deportazioni. Questo è il contesto nel quale opera la Resistenza, questa è la “guerra ai civili” del nazifascismo.
In questo scenario un atteggiamento ha prevalso: quello dell'attendismo – come si diceva una volta – con le sue mille sfumature. Con pochi punti di riferimento, la maggior parte degli italiani – seguendo l'esempio di molti dei loro capi all'8 settembre, quando Badoglio e il re lasciano le Forze Armate di fatto senza ordini – semplicemente sceglie di non scegliere. Tira a campare, come facciamo spesso tutti quanti, in fondo, cerca semplicemente di sopravvivere a una guerra che prima o poi – capita sempre – finirà.
Non sono molti quelli che invece scelgono di combattere, nella maggior parte giovani o giovanissimi, affiancati e guidati da un'altra minoranza di uomini e donne che non avevano chinato la testa nel ventennio mussoliniano, scegliendo il pericolo della clandestinità e diverse altre forme di lotta per opporsi al regime. Sono pochi quelli che scelgono di imparare a disubbidire, a ragionare con la propria testa, a immaginare un futuro migliore per il proprio paese, e a lottare per ottenerlo. E sulle nostre montagne e nelle nostre città imparano cos'è la politica, si abituano a coltivare il pensiero critico, soffocato da vent'anni di regime. Si confrontano con i vecchi antifascisti, scolpiti nella fede incrollabile nei loro ideali. Questo virtuoso incontro tra generazioni ci ha regalato una lotta che è riuscita a liberare, nei giorni dell'Insurrezione – nei giorni intorno al 25 aprile – le grandi città del Nord Italia, tra cui la nostra Torino.
E proprio a Torino, a pochi metri da qui, davanti e dentro il Duomo, il 31 marzo del 1944 sono stati arrestati la maggior parte dei componenti del Comitato militare regionale piemontese, tra cui Paolo Braccini, del quale avete sentito le ultime parole alla figlia Gianna. Nel giro di cinque giorni si è consumata una tragedia, è stato imbastito dalla Repubblica di Salò un vero e proprio processo alla Resistenza, che ha portato alla fucilazione di Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Eusebio Giambone, Errico Giachino, Massimo Montano, Giuseppe Perotti. Uomini di diversa estrazione sociale, di diverse generazioni, di diverse idee politiche, che come tanti altri protagonisti di quei “venti mesi” avevano fatto delle loro diversità un'arma in più, sacrificando ciascuno il proprio futuro per un'idea comune di Italia che un anno dopo vincerà, un impianto di valori condivisi contagiosi, che si contrappongono alla mai sazia brutalità nazifascista: le fila della Resistenza si ingrossano settimana dopo settimana, mese dopo mese, e altri italiani partecipano, non solo i combattenti, alla liberazione dal proprio paese dall'occupan olazqaod. 安いパンドラte e alla riconquista della libertà. “Viva l'Italia libera!”, sono le ultime parole degli otto condannati a morte. Volevano un'Italia giusta, plurale, libera.
Il paese sorto dalla Resistenza è, prima ancora che una conquista, un programma – così diceva Calamandrei della Costituzione. Un programma sorto dallo slancio ideale di questi ragazzi del secolo scorso: alcuni hanno avuto la fortuna di diventare adulti, poi anziani, altri no. E noi siamo qua a ringraziare chi è ancora con noi, i nostri nonni che hanno avuto il coraggio di rischiare la propria vita per i loro ideali e anche chi nonno non è mai diventato. Franco Balbis aveva due anni in più di me quando ha scritto, nella sua ultima lettera al padre: “Babbo mio caro, non avrei mai creduto che fosse così facile morire”.
Ma siamo qua soprattutto perché – se ancora crediamo che abbia un senso – abbiamo il dovere di dare linfa vitale a questo programma scritto nella nostra Costituzione, dobbiamo difenderlo e rinnovarlo, farlo nostro. In questo nostro presente che si nutre di precarietà vogliamo ritrovare quel protagonismo che ha saputo regalarci un paese libero; oggi che la politica sembra e spesso è così lontana dai cittadini e dalle esigenze del nostro paese vogliamo reinventare una coesione sociale e politica, un mosaico di valori condivisi da difendere, nei quali credere, per i quali – quando necessario – lottare.
Viva l'Italia libera.


Pubblicato da Carlo Greppi a 11:48 Nessun commento:

venerdì 11 febbraio 2011

Piccoli studiosi crescono

Mercoledì 23 febbraio (h. 17,00)

Presentazione e discussione: Il mondo perduto per sempre

Torino, Istoreto (via del Carmine 13, Torino)

Carlo Greppi, vincitore del Premio Federico Cereja 2009-2010, discute questo suo lavoro incentrato sull'esperienza del viaggio di deportazione dall'Italia ai Lager. Sono presenti, con l'autore, Giovanni De Luna, Angelo Del Boca, Bruno Maida, Lucio Monaco.

La borsa di studio Federico Cereja, resa possibile grazie al contributo di Annapaola Munari Cereja e istituita nel 2006, ha l’obiettivo di promuovere e sostenere la ricerca dei giovani storici.

Pubblicato da Carlo Greppi a 19:33 Nessun commento:

venerdì 4 febbraio 2011

Coraggio, ragazzi. Siamo con voi.

«Bisogna aiutare i giovani ad avere fiducia in se stessi, nelle loro risorse ed immense capacità, l’unica cosa che si attendono è l’opportunità di sviluppare i loro talenti. La società invece li vuole perfetti consumatori e silenziosi spettatori, mentre loro sono chiamati a prendere la storia nelle mani. E quanto sta accadendo in Egitto, quanto è avvenuto in Tunisia e avverrà in altri paesi, vuol dire che i giovani sono decisi ad uscire dal silenzio, dall’assopimento in cui li vuole ridurre la società. Questo è il momento di tornare a un maggiore protagonismo» (don Pascual Chavez Villanueva, IX successore di Don Bosco) Pubblicato da Carlo Greppi a 12:50 Nessun commento:

lunedì 18 maggio 2009

Pubblicato da Carlo Greppi a 11:16 1 commento:

mercoledì 8 aprile 2009

Borghezio tiene lezione ai neo fascisti francesi

Pubblicato da Carlo Greppi a 12:16 1 commento:

mercoledì 25 marzo 2009

Nove mesi da dimenticare

Alcuni “episodi raccapriccianti” da Ponticelli alla Caffarella

Maggio 2008 – Febbraio 2009

13 maggio. Napoli. Nel Quartiere di Ponticelli, una ragazza di nome Maria viene accusata di tentato rapimento. La popolazione per diversi giorni assalta cinque campi rom a colpi di bottiglie molotov. 700 nomadi sono costretti a fuggire, e per settimane i loro insediamenti vengono presi di mira dalla popolazione.

14 maggio. Reggio Calabria. Sul treno Palermo-Milano il capotreno aggredisce una donna ghanese, rea di “intralciare il passaggio”, gettandole le valigie fuori dal treno. Poi la schiaffeggia, la strattona e la insulta: “Schifosi, tornate in Africa”.

14 maggio. Parma. Il Gruppo EveryOne segnala minacce a sfondo razziale nei confronti degli “zingari” Andrea Pirlo, Zlatan Ibrahimovic e Sinisa Mihailovic.

15 maggio. Torino. Scuola media Foscolo. Studente rumeno picchiato da un coetaneo perché di “razza inferiore”: “vattene dall’Italia!” gli grida il compagno.

15 maggio. Napoli. Scoppia la polemica per i manifesti del PD che recitano: “Via gli accampamenti rom da Ponticelli!”.

24 maggio. Roma. Una ventina di uomini col volto coperto distruggono le vetrine di alcuni negozi gestiti da immigrati bengalesi e senegalesi nel quartiere del Pigneto. Dopo l'individuazione, i responsabili negano la natura razzista dell'aggressione.

25 maggio. Torino. Hassan Fathi Neijl, marocchino, muore nel Cpt di corso Brunelleschi. Si parla di omissione di soccorso, gli altri reclusi minacciano in massa il suicidio.

25 maggio. Aldino (Bz). Ingiurie razziste dalle tribune contro un giocatore nordafricano: la partita del campionato di terza categoria Aldino - Laives viene sospesa dall’arbitro.

26 maggio. Roma: raid neonazista nei negozi gestiti da extracomunitari a Pigneto; pestato a sangue un cittadino del Bangladesh.

28 maggio. Roma. Il ballerino Kledi Kadiu viene aggredito da due persone che gli gridano “albanese di merda, ti rimandiamo in Albania”.

29 maggio. Milano. I vigili urbani, utilizzando un mezzo blindato dell'Atm con le sbarre ai finestrini, vanno a caccia di «clandestini» sui mezzi pubblici.

3 giugno. Mestre (Ve). Il comitato “No campi nomadi” blocca l’inizio dei lavori. I leghisti occupano il “campo nomadi” di via Favaro Veneto insultando gli abitanti e bloccando la strada per protestare contro la costruzione di un insediamento regolare per i sinti.

4 giugno. Roberto Calderoni, senatore della Lega Nord, dichiara a Matrix: “farò un discorso razzista, ma è evidente che ci sono etnie e popolazioni che hanno più propensione a lavorare e altre meno”.

4 giugno. Torino. Bliz della polizia sul 67 verso Moncalieri. Un ragazzo marocchino viene maltrattato da alcuni vigili. Nell’indifferenza degli altri passeggeri gli stranieri vengono fatti scendere e poi caricati su un cellulare.

5 giugno. Pesaro. Neli, rom di 16 anni, incinta di sei mesi, viene presa a calci mentre chiede l’elemosina in un bar nell’indifferenza dei presenti.

6 giugno. Milano. “Lo stupro ha marchio italiano”, titola La Stampa. Un italiano è condannato per aver stuprato e messo incinta una ragazza marocchina di 13 anni.

7 giugno. Modena. Padre denuncia i continui episodi di razzismo di cui è vittima il figlio: “In classe lo chiamano muso giallo e gli sputano addosso”.

10 giugno. Brescia. “Non ti curo, voi rom mi fate schifo”. La pesantissima frase rivolta da una dottoressa a una rom malata da anni arriva in parlamento grazie a un'interpellanza dell'ex sindaco Paolo Corsini

17 giugno. Saronno (Va). Said Saber Halim, egiziano di 29 anni, accompagna suo fratello dal datore di lavoro che non gli versa lo stipendio; il figlio del titolare del cantiere, Antonio Fioramonti, lo uccide a colpi di pistola.

20 giugno. Milano: Stelian Covaciu, pastore evangelico rom, viene brutalmente picchiato da alcuni poliziotti. Sembra siano le stesse persone che pochi giorni prima hanno aggredito la figlia, Rebecca Covaciu, la ragazzina vincitrice del premio Unicef 2008.

25 giugno. Roma. Il ministro degli Interni Maroni annuncia: “Prenderemo le impronte anche ai rom minorenni e toglieremo la patria potestà ai genitori che li mandano a mendicare”. In tutta Italia l’associazionismo si muove: migliaia di cittadini si fanno prendere le impronte in segno di solidarietà e di protesta.

27 giugno. Commissione Ue e Consiglio d’Europa bocciano l’Italia: “la schedatura dei gruppi etnici viola le norme comunitarie”.

28 giugno. Pesaro. Victor C., giovane rom, viene insultato, schiaffeggiato e costretto a lasciare la città da due adulti italiani.

6 luglio. Milano. Il presidente della Provincia Giuseppe Penati: “dobbiamo multare chi prega per strada”.

7 luglio. Napoli. Ponticelli. I rom tornano e ritrovano i roghi.

7 luglio. Milano. Un giovane di 15 anni, di origine cingalese, viene aggredito in un locale e poi picchiato in strada da tre italiani, uno dei quali minorenne, che lo chiamano “marocchino di merda”. Due settimane dopo i carabinieri individuano e arrestano i responsabili.

8 luglio. Verona. Sui muri svastiche e scritte contro ebrei e rom.

9 luglio. Milano. In un parco un uomo viene massacrato di botte, mentre si riposava su una panchina dopo una giornata di lavoro: la sua colpa sembra essere il fatto di essere un uomo di colore.

10 luglio. “Panorama” esce con la copertina “Nati per rubare”, un’inchiesta sui minori rom.

10 luglio. Milano. Transessuale brasiliano insultato dai poliziotti e picchiato con calci e pugni all’interno del centro di permanenza temporanea di via Corelli.

19 luglio. Torregaveta (Na). La foto di Violetta e Cristina Ebrehmovic, le ragazzine rom morte annegate nell’indifferenza (vera o presunta) dei bagnanti fa il giro del mondo.

22 luglio. Roma. Incendio al campo nomadi di via Candoni. Alcuni testimoni dicono di aver visto lanciare tre molotov.

26 luglio. Napoli. Ai quartieri Spagnoli un ex leader di Forza Nuova incita alla rivolta contro l'arrivo di un gruppo di cittadini sgomberati a Pianura; gli stranieri si rifugiano nel Duomo e la polizia li sgombera e li malmena.

27 luglio. Siracusa. Nella notte, nel cortile della chiesa di Bosco Minniti, alcuni individui lanciano bottiglie, pietre e cassette dove stanno dormendo una decina di ragazzi africani.

28 luglio. Cerreto Guidi (Fi). Una molotov colpisce una carovana di rom.

30 luglio. Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, accusa l’Italia di violazione dei diritti umani.

8 agosto. Parma. Il sito di Repubblica pubblica la foto di una prostituta nigeriana seminuda e sdraiata per terra in una camera di sicurezza della polizia municipale di Parma, dopo una retata.

12 agosto. Roma. Tor Vergata. Due bengala vengono lanciati contro i caravan di alcuni rom. Per i vigili però non si tratta di un atto di intolleranza.

18 agosto. Nervi (Ge). Assuncao Benvindo Mutabe, studente angolano di 24 anni iscritto a Economia e commercio, viene picchiato da 13 ragazzi che urlano “sporco negro”.

20 agosto. Lido di Fermo (Ap). Un turista di colore viene braccato da una decina di giovani e poi massacrato di botte. Mentre lo colpiscono gli gridano “sporco negro”.

20 agosto. Pesaro. Un commerciante picchia un giovane rom colpevole di chiedere l’elemosina tra i tavoli all’aperto del bar.

22 agosto. Ostia (Rm). Un ambulante straniero è stato massacrato di botte dai gestori di un bar perché vendeva bibite sulla spiaggia.

25 agosto. Termoli (Cb). Un immigrato regolare bengalese, ambulante, viene tenuto a terra per il collo e trascinato per decine di metri sull’asfalto dai vigili urbani. Alcune foto testimoniano l’accaduto.

1 settembre. Cantù (Co). Nasce il centralino anticlandestini, il nuovo provvedimento voluto dal sindaco della Lega Nord Tiziana Sala.

5 settembre. Bussolengo (Vr). Tre famiglie italiane di origine rom, tra cui 4 minorenni, vengono sequestrate, picchiate e torturate dai carabinieri per delle ore, e incarcerati con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale; i tre sporgono denuncia raccontando uno scenario da «macelleria messicana».

9 settembre. Torino. Peacereporter denuncia le violenze ai danni di un tunisino in sciopero della fame dentro il Cpt, che ha in seguito perso l’udito.

12 settembre. Lampedusa. “Non voglio esser razzista. Ma la carne dei negri puzza anche quand'é lavata. Figuriamoci nei lager a cielo aperto di Lampedusa: in agosto l'ho sentito io il fetore dei clandestini ammassati tra merda e spazzatura. In duemila, sbarcati su ottocento materassi” (Bernardino De Rubeis, sindaco di Lampedusa).

14 settembre. “Sei negro”. Abdul “Abba” Guiebre, 19 anni, cittadino italiano originario del Burkina Faso, viene ucciso a sprangate da un negoziante e dal figlio per aver rubato dei biscotti. Muore qualche ora dopo in ospedale.

16 settembre. Lecco. Giovane nigeriano è licenziato dalla Vismara per aver denunciato alcuni colleghi che da due anni lo perseguitano con atteggiamenti razzisti.

18 settembre. Venezia. Il discorso del Sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini viene accolto dagli applausi dei ministri e dei parlamentari leghisti presenti alla festa delle camicie verdi. Ogni parola di Gentilini è un’incitazione all’odio razziale.

18 settembre. Monza. Uno straniero non meglio identificato è lasciato ammanettato per ore a un palo del commissariato. Non ci sono celle di sicurezza.

18 settembre. Castelvolturno (Ce). Strage della camorra: il clan dei Casalesi fredda 6 immigrati nigeriani con 130 proiettili. La comunità immigrata si ribella contro gli “italiani razzisti”. Il giorno dopo la mattanza è un giorno di rivolta: decine di immigrati scendono in piazza occupando strade e rovesciando automobili.

22 settembre. Torino. Un giocatore nero delle giovanili granata viene aggredito verbalmente mentre distribuisce materiale informativo in tribuna stampa.

24 settembre. Roma. Lungo la tangenziale Est, in via Tiburtina, appaiono scritte razziste con riferimento alla morte di Abdul Guibre e alla strage di Castelvolturno:: “minime in Italia: Milano -1, Castelvolturno -6”. La procura apre un fascicolo.

29 settembre. Pianura (Na). Alcuni immigrati, dopo essere stati sgomberati dalle loro abitazioni in via dell'Avvenire, sfilano in un corteo autorizzato per le strade della cittadina, ma un gruppo di donne italiane scende in strada per una contromanifestazione bloccando la strada con i cassonetti. Anche momenti di tensione e minacce: “via o vi uccidiamo”.

29 settembre. Parma. Emmanuel Bonsu Foster, studente ghanese di 22 anni, creduto uno spacciatore, viene sequestrato, picchiato e denudato al comando dei vigili. Nelle mani un’enorme busta della polizia con su scritto “Emmanuel negro”. “Confessa negro, scimmia”. Sono questi, secondo la Procura, gli insulti razzisti rivolti dai vigili di Parma.

29 settembre. Milano. “Signora lo riporti nella giungla”, con questa frase urlata una maestra di una scuola elementare si rivolge ai genitori adottivi di un bambino nero.

29 settembre. Treviso. La procura di Venezia apre un fascicolo contro il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, con l'accusa di istigazione all'odio razziale per aver pronunciato frasi irripetibili durante la festa della Lega a Venezia.

2 ottobre. Roma. Tor Bella Monaca. Sei ragazzi italiani, di cui cinque minorenni, pestano a sangue Tong Hong-shen, un cinese di 36 anni, al grido di “cinese di merda”. Secondo gli inquirenti si tratta di una aggressione a sfondo razziale.

2 ottobre. Milano. Ravan Ngome, quarantenne senegalese, viene preso a bastonate al mercato di via Archimede dopo una lite con un altro venditore italiano al grido di “negro di merda, tornatene al tuo paese”.

2 ottobre. Sesto San Giovanni (Mi). Una scritta sui muri dell'ex Falck di Sesto San Giovanni dove pochi giorni prima un ragazzino rumeno era morto a causa di un incendio: «Bruciate ancora rumeni di merda».

3 ottobre. Roma. Compaiono scritte antisemite sui muri della città.

5 ottobre. Trapani. Il Consiglio di amministrazione dell’azienda trasporti di Trapani decide di riservare gli autobus della linea 31, la linea che collega il centro per i richiedenti l’asilo di Salinagrande con il centro, agli stranieri. Si parla di apartheid.

13 ottobre. Varese. Una ragazza marocchina di 16 anni viene picchiata da almeno sette coetanei perchè non cede il posto sull’autobus. A detta degli aggressori il posto sarebbe stato riservato agli “italiani”.

14 ottobre. Varese. Ridipinte di bianco le sagome di bimbi neri vicino alla scuola elementare di Brinzio. Si trattava di un lavoro dei bambini contro il razzismo e per l’integrazione.

18 ottobre. Brescia. Tre ragazzi italiani ubriachi, al grido di “negro”, affogano nel lago un 34enne marocchino, anch’egli ubriaco.

20 ottobre. Venezia. La Corte d’Appello condanna il sindaco di Verona Tosi per “Propaganda razzista contro i rom”.

20 ottobre. Padova. Il bar “Alle 3 botti” di via Buonarroti, all’Arcella, espone un cartello che recita così: “Vietato l’ingresso ai negri irregolari e pregiudicati”. “Negri” è evidenziato in rosso.

22 ottobre. Cogoleto (Ge). Livio Panizza aggredisce, “con l’intenzione di uccidere”, Steve M., “sporco albanese”. La mazzata produce danni irreparabili alla scatola cranica e al cervello.

28 ottobre. Tor Bella Monaca. Prenestino, fratelli egiziani picchiati perché «negri».

6 novembre. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul neopresidente degli Stati Uniti Barack Obama: “è giovane, bello e abbronzato”.

17 novembre. L’Europarlamento mette in guardia l’Italia sulle “azioni perpetrate contro i Rom ad opera delle autorità”

22 novembre. Roma. Cinque ragazzi, tra cui due minorenni, sono arrestati dai carabinieri, che li accusano di diverse aggressioni a sfondo razziale. Secondo quanto accertato, la banda è composta da 10 giovani, e sarebbe responsabile di numerosi episodi di pestaggi aggressioni ed intimidazioni, tutti sfociati poi in rapine, a numerosi “sporchi extracomunitari” della zona del Trullo.

25 novembre. Ghirba (Va). Nelle vicinanze della città quattro italiani prendono a pugni, insultano e minacciano un cittadino del Bangladesh, immigrato regolarmente in Italia, sputandogli addosso. Motivo del pestaggio: l’uomo aveva provato a vendere rose in un locale.

29 novembre. Spregiano (Tv). Bonus di 2000 euro a chi se ne va. La giunta leghista propone di sovvenzionare gli immigrati rimasti senza lavoro ma ancora in regola per non farli pesare sulle casse dell'amministrazione

28 dicembre. Milano. Un marocchino regolare di 28 anni, appena uscito da un locale, viene investito volontariamente, come dimostrano le telecamere comunali, da un tassista, risultato positivo alla cocaina. Fratture a entrambe le gambe e trauma cranico.

7 gennaio. Jesolo (Ve). Un presidio davanti alla Croce Rossa si oppone all’accoglienza di alcune decine di immigrati giovanissimi.

10 gennaio. Roma. Appaiono svastiche e stelle di David su alcuni negozi della comunità ebraica.

14 gennaio. Caccivio (Co). Attentato ai danni di una famiglia cingalese: una bomba carta anticipa l’inaugurazione di una lavanderia. Scritte razziste sui muri: “Stranieri via, non vi vogliamo”.

14 gennaio. Bologna. Croci celtiche, svastiche e le scritte «Vai via» vengono tracciate tre notti fa con la vernice azzurra sulle saracinesche di una macelleria islamica in via Tommaseo e di un bar in via Baldini.

18 gennaio. Santa Caterina Albanese (Cz). Otto minorenni aggrediscono in gruppo con calci e pugni un venditore ambulante marocchino di 34 anni, procurandogli ferite per le quali l'uomo finisce all’ospedale ospedale.

20 gennaio. Verona. Il sindaco Tosi è condannato in appello per la sua campagna antirom.

20 gennaio. Milano. "Il disgusto che mi provoca quella orrenda visione è genuino," scrive uno dei frequentatori del forum del calciatore dell’Inter Balotelli a proposito di un fotomontaggio presente sul sito, "mi vengono i conati quando si vede un negro abbracciato ad una bianca".

24 gennaio. Guidonia. Una ventina di ragazzi italiani di Forza Nuova attacca cinque ragazzi albanesi in un bar.

26 gennaio. Siena. Nel nuovo regolamento comunale: “Al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse”.

27 gennaio. Guidonia (Rm). La folla tenta il linciaggio di uno dei rumeni fermati per uno stupro.

28 gennaio. Villalba di Guidonia (Rm). Bomba carta contro una macelleria gestita da un cittadino romeno. L'esplosione distrugge la serranda del negozio, in via Toscani, e manda in frantumi l'intera vetrina.

31 gennaio. Civitavecchia (Rm). Paolo Morra, 50 anni, ispettore di polizia e responsabile dell'ufficio immigrazione, spara due colpi di fucile contro il suo vicino di casa senegalese, Chehari Behari Diouf, 42 anni, uccidendolo. Dopo l'omicidio, decine di senegalesi si raccolgono davanti alla sede del commissariato, bloccando viale della Vittoria con due cassonetti, al grido di “Vogliamo giustizia, vogliamo sapere”.

31 gennaio. Nettuno (Rm). Immigrato indiano di 35 anni che dorme in stazione viene bruciato vivo da tre ragazzi italiani.

1 febbraio. Roma. Razzismo, lo sdegno di Napoletano: “siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo”.

2 febbraio. Nettuno (Rm). Confessione choc dei giovani aggressori dell'indiano dato alle fiamme. "L'abbiamo fatto per noia. Non riuscivamo più a trovare uno straccio di rumeno in circolazione". Al tg1 delle 20 alla domanda dell’intervistatrice: “Ma quel ragazzo che è stato bruciato?” un ragazzino di Nettuno intervistato risponde: “Beh, non era un ragazzo, quello lì, era un marocchino”.

4 febbraio. Turate (Mi). Apre uno sportello “anticlandestini”.

4 febbraio. Bologna. Una molotov lanciata da una finestra colpisce il bagno del bar 'Toni' di via Baldini, in periferia, gestito da poco più di un mese da un egiziano di 52 anni, due settimane dopo le svastiche sulle serrande.

7 febbraio. Parma. L’autobus della linea n. 6 ignora una ragazza nera. È solo uno dei tanti episodi di questo genere denunciati anche alla Gazzetta di Parma.

12 febbraio. Milano. Uno studente egiziano di 15 anni è picchiato e insultato per le sue origini da un compagno di classe italiano, nei bagni dello scientifico Volta .

14 febbraio. Roma. Porta Furba. Una ventina di ragazzi italiani, a volto coperto e armati di mazze di legno, aggrediscono in un fast food pachistano una decina di romeni, e ne feriscono quattro, di cui due seriamente. Poco più tardi lo stesso gruppo aggredisce un altro rumeno in via Tuscolana.

14 febbraio. Alà dei Sardi (Ss). Un commando di otto persone commette un raid contro l'abitazione di tre cittadini romeni. Il commando, dopo aver fatto irruzione nel piccolo appartamento, minaccia una donna romena con un coltello, picchia uno degli uomini e devasta gli arredi della casa.

15 febbraio. Lampedusa. Un cittadino italiano, mentre sta telefonando in una cabina vicino all’aeroporto, viene “scambiato per clandestino” e bastonato senza preavviso dalle forze dell’ordine.

16 febbraio. Roma. Esquilino. Un gruppo di italiani, al grido di “Nero devi chiudere l'attività", aggredisce un ragazzo bengalese. Prima gli insulti, poi i pugni, infine la bottigliata in testa.

18 febbraio. Latina. Due bottiglie incendiarie sono lanciate da ignoti a bordo di un ciclomotore contro alcuni rifugi di fortuna utilizzati da persone provenienti dall'Europa dell'est nei pressi di via Pionieri della Bonifica. Le due bottiglie incendiarie, lanciate da un ponte, si infrangono sul prato limitrofo alle baracche.

19 febbraio. Roma. I manifesti di Forza Nuova: un’immagine di una donna distesa in terra con le gambe allargate e una macchia di sangue sui vestiti strappati. “Se capitasse a tua madre, tua moglie o tua figlia? Stupratori immigrati è giunta la vostra ora […] chiudere i campi nomadi, espellere i rom subito”.

19 febbraio. Roma. Sacrofano , alle porte della città. Nuovo raid razzista contro tre romeni tra i 19 e i 21 anni, che vengono presi a bastonate da 7 o 8 ragazzi italiani mentre stanno raccogliendo del materiale ferroso abbandonato.

19 febbraio. Verona. Badaoui Fathia, una donna di origine marocchina in Italia da 19 anni che tra poco diventerà cittadina italiana, denuncia un’aggressione condita da insulti razzisti ad opera dell’autista di un pulman. Dice di avere quattro testimoni, opposta la versione dell’autista.

24 febbraio. Roma. Alla Caffarella appare la scritta “olocausto rumeno” seguita da una svastica.

25 febbraio. Torino. Periferia nord. Molotov sulla saracinesca del negozio di cibo rumeno “Transilvania”.

Pubblicato da Carlo Greppi a 14:36 1 commento: Etichette: Cronologia, Italia, Razzismo

venerdì 27 febbraio 2009

Littizzetto e razzismo

Pubblicato da Carlo Greppi a 14:42 Nessun commento:

domenica 4 gennaio 2009

Il razzismo quotidiano

Da Beppe Grillo a Ponticelli, dall'omicidio Reggiani all'"emergenza razzismo", dai pogrom a Bussolengo: il ruolo dei media nella "caccia al rom".

La “bomba a tempo” (ottobre ’07)

Un Paese non può vivere al di sopra dei propri mezzi. Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. L'obiezione di Valium [Prodi] è sempre la stessa: la Romania è in Europa. Ma cosa vuol dire Europa? Migrazioni selvagge di persone senza lavoro da un Paese all'altro? Senza la conoscenza della lingua, senza possibilità di accoglienza? Ricevo ogni giorno centinaia di lettere sui rom.
E' un vulcano, una bomba a tempo . Va disinnescata. Si poteva fare una moratoria per la Romania, è stata applicata in altri Paesi europei. Si poteva fare un serio controllo degli ingressi. Ma non è stato fatto nulla.
Un governo che non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini a cosa serve, cosa governa?
Chi paga per questa insicurezza sono i più deboli, gli anziani, chi vive nelle periferie, nelle case popolari.
Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati.
[Beppe Grillo, I confini sconsacrati , 5 ottobre 2007]

Il blog più cliccato d’Italia, che influenzerà pesantemente la campagna elettorale, accende la miccia. Alcuni fan protestano alla corte del comico: “così scrivi la tua fine”, ma sono tanti quelli che condividono le esternazioni di Grillo. “Il Corriere della Sera” del 7 ottobre riporta alcune reazioni dei politici, a partire da quella di un popolarissimo Antonio Di Pietro, che raccoglierà un enorme numero di preferenze in aprile: “che i rom rappresentino una bomba sociale è un dato di fatto vero e reale, perché l'immigrazione rom in Italia è dieci volte superiore rispetto a quella di altri Paesi europei”. Lo stesso 7 ottobre “Repubblica” titola citando la sparata di Piergianni Prosperino, assessore della giunta milanese: “ Cacciamo gli zingari dall’Italia ”. È solo l’inizio. Il “dibattito” che si scatena a causa del post di Beppe Grillo non è che la spia di un vero e proprio linciaggio mediatico ai danni di rom (e sinti) in Italia. Nello stesso articolo “Il Corriere” riporta altre dichiarazioni di politici:

Da Rifondazione comunista non sanno più quanti strali lanciare contro Grillo. Comincia Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera, e non esita: «Nelle parole di Grillo sui rom è esplicita una deriva xenofoba. Sarà un caso che dopo le sue parole hanno bruciato un campo rom a Casoria?».
Franco Giordano, segretario di Rifondazione, cerca di salvare Grillo sui temi della precarietà e della difesa all' ambiente. Ma quando pensa a quelle parole sui rom non si trattiene: «Bisogna contrastare la sua logica neo sicuritaria che si accompagna a spinte neo regressive di destra». E da destra esulta il forzista Osvaldo Napoli: «Grillo, che sempre più si conferma un fascista di sinistra, ha soffiato sui sentimenti razzisti diffusi fra gli italiani...».

I “sentimenti razzisti” degli italiani sono preesistenti?
Due mesi prima quattro bimbi rom muiono, calcificati come i cadaveri di Pompei, nel “rogo di Livorno”, rivendicato dal gruppo razzista Gape. Le autorità, e con loro la stampa, si scagliano sui genitori dei bambini. E, nonostante le indagini del gruppo Everyone rivelino “prove, testimonianze e indizi” che inchiodano l’incursione razzista, i magistrati, le istituzioni e i media sono sordi: "un organo di stampa coraggioso, comunque, li ha pubblicati, mentre gli altri giornali e le televisioni, anche quelli di sinistra, cercano di far passare sotto silenzio le nostre rivelazioni e di mettere in cattiva luce i genitori”, dichiarano i rappresentanti di Everyone. I genitori rom patteggiano una condanna per “abbandono di minore”. Un anno dopo il rogo Pardo Fornaciari, sul “Corriere di Livorno”, nell’articolo Ma quel rogo resta ancora un’ombra , ricorderà “la banda di assassini in libertà” e i tanti aspetti poco chiari della vicenda giudiziaria.
Il germe della furia xenofoba sta senza dubbio cominciando a trovare il suo spazio vitale nel disagio economico e sociale, ma la responsabilità dei media non è da sottovalutare. A fine settembre, altre due incursioni devastano i campi rom intorno a Roma con molotov, coltelli ed esplosivi. La stampa italiana e le televisioni stanno già soffiando sul fuoco, e vengono puntualmente rimproverati da un articolo, che esce il giorno dopo esce su “Newsweek”, con il titolo “ New Union, Old Prejudices ” ( Nuova Unione, vecchi pregiudizi ):

In recent weeks Italy has declared itself under siege by the people they call zingari […] Headlines from the leading newspaper, Corriere della Sera, scream about "The Invasion of Nomads," Rome's daily Il Messegero begs "Help!" and La Repubblica complains on its front page, "There Are Too Many! Rom Emergency." (Rom is the term used by Italians for the Roma to avoid confusion with the name of their capital.) Walter Veltroni, the mayor of Rome, told a recent press conference that Rom have been found guilty of 75 percent of all petty crimes in the city so far this year. So grave is the situation, he says, that he has asked the ministry of the interior to adopt special regulations that would classify nomadic gypsies as illegal immigrants.
(Nelle ultime settimane l'Italia si è dichiarata sotto assedio da parte della gente che chiamano zingari […] Il quotidiano nazionale leader, Corriere della Sera, titola: L’invasione dei nomadi , [29 settembre 07] il quotidiano romano Il Messaggero implora Aiuto! La Repubblica lamenta sulla sua prima pagina, Sono in troppi, è emergenza rom [26 settembre] (Rom è il termine usato dagli italiani al fine di evitare confusioni con il nome della loro capitale). Walter Veltroni, il sindaco di Roma, ha detto in una recente conferenza stampa, che i rumeni sono stati riconosciuti colpevoli di 75% di tutti i crimini commessi in città quest'anno. La situazione è così grave, dice, che egli ha chiesto al Ministero degli Interni di adottare regolamenti speciali che classifichino gli zingari nomadi come clandestini).
[Barbie Nadeau, “New Union, Old Prejudices”, Newsweek, 8 ottobre 2007]

I pogrom contro i campi “nomadi” sembrano una via d’uscita “ufficiosa” dall’impasse. Sembra che tutti i problemi dell’Italia escano da quei “non-luoghi” impossibili da definire: “quasi dei campi profughi, ma non propriamente, quasi dei campi di transito, ma non propriamente, quasi dei campi di concentramento, ma non propriamente, quasi dei campi per gente in attesa d’espulsione, ma non propriamente” (Leonardo Piasere). La “politica dell’allarme continuo” (“Repubblica”, 28 maggio 2007) ha trovato questa volta un capro espiatorio stabile. Manca solo il detonatore.

L’omicidio Reggiani (ottobre ‘07 – marzo ‘08)

30 ottobre 2007, pressi della stazione ferroviaria di Torre di Quinto, Roma.
Un uomo rapina, violenta e uccide una donna. L’uomo è un ventiquattrenne di nazionalità rumena, Nicolae Romulus Mailat. La donna è Giovanna Reggiani, moglie di un ammiraglio dell’intelligence italiana. Il terribile avvenimento viene usato “per montare una campagna politica xenofoba contro i rumeni” (Ornella De Zordo, capogruppo di “Unaltracittà/unaltromondo” nel Consiglio comunale di Firenze). Fini reclama “repulisti”, si invocano le espulsioni di massa: è “l’emergenza sicurezza”. “L’ira di Veltroni” (nel titolo con cui apre “Repubblica” il 1 novembre), sindaco di Roma e segretario del nascente Partito Democratico, si scatena contro l’“autentico orrore scoperchiatosi nella sua città”:

«Prima dell' ingresso della Romania nella Ue Roma era la città più sicura del mondo. Bisogna ricominciare con i rimpatri. Altrimenti non ce la si fa nè a Roma nè a Torino nè a Milano». Allarme, pesantissimo. «E' necessario assumere iniziative straordinarie e d' urgenza sul piano legislativo in materia di sicurezza».

I rumeni reagiscono: Mailat è di nazionalità rumena, ma è un rom. Veltroni manda allora in onda scene di feroci sgomberi: i suoi “Patti per la sicurezza” hanno una priorità assoluta, i “nomadi”. I giornali soffiano sul fuoco, i telegiornali scoppiano di reportage sul pericolo della microcriminalità, straniera e “nomade”. L’isteria collettiva e il linciaggio mediatico si alimentano a vicenda. Nel solo mese di novembre 2007, solo sul quotidiano “Repubblica” quasi 250 articoli contengono la parola “rom”. Tra tutte queste “notizie”, neanche un accenno all’assassinio di una donna Rom a Milano, riportata invece da Roberto Malini di Everyone:

L'omicidio si è verificato nel pieno della campagna razziale contro gli zingari scatenata da politici, autorità di forza publica e stampa, dopo il caso (anch'esso tutto da chiarire) Giovanna Reggiani. La dinamica è quella tipica dell'aggressione di razzisti: l'incendio, l'aggressione. Il clima di questi giorni faceva temere episodi estremamente violenti e il Gruppo EveryOne ha più volte lanciato l'allarme anche attraverso comunicati stampa, mai diffusi, purtroppo, dai giornali né dalle televisioni, che sono ormai sussiegose nei confronti del potere fino ai limiti della complicità. Cosa dobbiamo aspettarci dalle indagini? Esclusa la possibilità di trasformare il delitto in un incidente, visto che alcuni particolari sono ormai di dominio pubblico, c'è a temere che si tenterà di attribuire le colpe del gesto violento al compagno della donna Rom o a un altro romeno, ipotizzando il raptus di gelosia o un regolamento di conti. E necessario vigilare sulle indagini e su come la stampa presenterà l'evento, che già oggi, incredibilmente, induceva il giornalista del Corriere della Sera a chiedersi (nonostante le evidenze): "Incidente, vendetta o xenofobia?". Si noti la prima ipotesi: Incidente. Pazzesco, iniquo, degno di questa Italia che scivola nell'orrore.

Mentre Everyone conduce “una campagna contro la discriminazione e l'incitazione alla violenza razziale che assume ogni giorno toni più disperati”, Renato Mannheimer pubblica sul “Corriere della Sera” un sondaggio: L' Italia che non ama i rom «Antipatici» per otto su dieci ( In classifica dopo gli albanes i), dove, benché sia rilevata l’ignoranza degli italiani – o almeno del campione rappresentativo – in materia, il quadro che il giornalista traccia sconcertante: “il tragico assassinio di Roma ha scosso fortemente la popolazione. Al di là della reazione immediata e della comprensibile richiesta di fermezza e di rigore nella punizione di questo ennesimo fatto di criminalità, l’episodio si colloca, dal punto di vista delle relazioni tra gli italiani e gli immigrati, specie quelli di origine romena e/o di etnia rom, in un contesto già molto problematico e tormentato”. Mannheimer illustra i risultati del suo sondaggio: “se si domanda agli italiani 'qual è la prima cosa che le viene in mente se le dico la parola â româ?’ la risposta più frequente (la dice più di un intervistato su quattro) è 'ladri', seguita, subito dopo, da 'nomadi'.”

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En otro lugar

martes, 14 de mayo de 2013

El por qué de los mitos

¿ Qué son los mitos? ¿ Qué es la mitología? ¿ Para qué sirve? ¿ Existen todavía mitos? ¿ El mito es sólo religioso? ¿ Qué importancia tienen los mitos en la sociedad de hoy?¿ Qué diferencias existen entre los mitos y las leyendas? ¿ Señala cuáles son tus mitos?

 “ Al principio...”, tal es la introducción de muchos relatos. Un mito es un relato de hechos imaginarios que alcanzan una cierta grandeza y patetismo. Los mitos son variados y se pueden centrar en distintos aspectos como la creación del mundo, del hombre o de los dioses, el miedo a lo desconocido o el deseo de esperanza. Los mitos de la creación quien remontarse al principio de todo, al momento en que nada existía. A través de la Historia y de los países descubrimos un gran número de relatos sobre la creación. Al mito no hay que confundirlo con el relato popular, también conocido ahora como leyenda urbana ni con la leyenda en el sentido clásico: el relato popular carece de grandeza o patetismo, y la leyenda posee un fondo de verdad histórica. El conjunto de los mitos y su tratamiento se llama mitología. 
Mitos y mitologías ha habido siempre en todas las culturas incluso en la nuestra siguen existiendo. Los mitos son interpretados a la luz de la creencia de cada época El mito es imprescindible para un pueblo. El mito se inserta en la tradición heredada de una nación. Tiene una función social fundamental. Todos los pueblos y civilizaciones del mundo tienen la suya (africanos, egipcios, chinos, hindúes, japoneses, aztecas, mayas, incas, nórdicos, vascos,...)

Las culturas hebreas y grecorromanas son algunas de entre ellas, pero para nuestro mundo es la más importante por su legado cultural, literario, artístico, e incluso religioso. Los hebreos o judíos se centraron en la Cosmogonía (el origen del mundo) y en la Antropogonía (el origen del hombre), mientras que los griegos y más tarde los romanos lo harán además de los anteriores en la Teogonía (el origen de los dioses). 
La mitología griega se recoge en obras literarias y en manifestaciones artísticas, y nos permiten conocer parte del espíritu de los griegos. La mitología estaba muy arraigada en las creencias de los griegos y pretendían con ella explicación del mundo o parte del mundo desde los fenómenos naturales (el trueno y Zeus) hasta los sentimientos humanos más nobles amor o pasión (Afrodita, Eros, o los mitos de Medea, Jasón o Fedra) a los brutales como la furia (titanes), el rencor (herakles y Hera) o el descontrol absoluto (las Bacantes y Dionisios).

La mitología griega nos ofrece una explicación de los fenómenos de la naturaleza, del origen del universo o de la existencia del ser humano basado en narraciones fantásticas o mitos, ya que a los griegos en un primer momento no podían dar una razón científica ante tales hechos. Como explicación “irracional” el mito se cree, se tiene confianza en él, no se cuestiona realmente si es verdad o no. 
Los mitos explicarían que la lluvia y los rayos eran provocados por la furia de Zeus, que los maremotos y terremotos se producían cuando Poseidón/ Neptuno – dios de las profundidades marinas- removía el fondo marino, o que si se oían truenos se debía a que Hefestos/ Vulcano, el dios herrero, golpeaba con fuerza el yunque con su martillo. 
La mitología no es cuento, aunque así lo parezca por su estructura narrativa. La mitología es una forma de pensamiento donde la imaginación es más importante que la razón. Los relatos son “maravillosos” en el sentido de que escapan de los límites del espacio y del tiempo. Sin embargo, no han nacido por casualidad. De alguna manera la mitología expresa las necesidades, los deseos o las aspiraciones de los hombres. En la mitología hay un intento de explicar el mundo, y en ese intento aparecen dioses, monstruos, héroes, heroínas, amores, traiciones, viajes, peligros, muertes, etc. Esta estructura narrativa del mito, que es el relato concreto de un hecho mitológico, está compuesta de símbolos que sólo tienen valor en el sistema cultural y social clásico, teniendo éstos unas fórmulas didácticas para afrontar la vida y como actuar ante la vida. 
En un mito es necesario interpretar el símbolo a través de los textos (con los problemas que conllevan porque algunos son fragmentarios y otros contradictorios ya que muchos se recogen de la transmisión oral) y del contexto (la realidad política, social, cultural en la que surgen). Son manifestaciones atrayentes en el sentido de que siempre manifiestan una oposición o antítesis, o enfrentamiento. 
Los mitos son morales en el sentido de que hablan de las normas a seguir para una sociedad (la astucia, el valor, la muerte, la condenación, etc. Los mitos dan sentido a toda una colectividad. En su momento se lo dieron a la colectividad griega, más tarde a la romana, y después a la del mundo occidental, visible en los arquetipos de la psiquiatría, en los tópicos literarios o en el cotidiano. 
En los mitos los protagonistas son siempre extraordinarios (dioses, diosas, héroes y heroínas) porque no envejecen, no mueren y sus acciones son conocidos por todos y tienen un fin didáctico, es decir, sirven para enseñar, tanto es así que estaban acompañando permanentemente a los hombres en su vida diaria, desde las primeras lecturas básicas (las fábulas de Esopo, o las obras de Homero) hasta en su mobiliario diario en la casa (mosaicos, banquetes, copas) como símbolos cotidianos.

Estos mitos ocurren en un tiempo “ primordial”, en un tiempo en el que los hombres están en contacto con los dioses. Los encargados de mantener los mitos eran los “ prophetes” o adivinos, muy comunes en la antigüedad griega, así como los arcontes o sacerdotes elegidos entre las familias nobles de Grecia. También estaban los aedos o poetas como Hesíodo o el ya nombrado Homero. 
El mito no tiene autor, no tiene tiempo, no tiene dueño. Los mitos pueden tener un origen popular o culto, tener un fondo histórico con una realidad muy distorsionada ( La Guerra de Troya) o ser una simple imaginación, ser ingenuos o filosóficos. Lo que sabemos de ella lo hacemos a través de concepciones de autores como los anteriormente citados o Sófocles o Esquilo. 
La mitología griega es la más fragmentaria, la más sistemática y en ella no todo es texto, pues la imagen, la iconografía es muy importante. Todavía hoy, en nuestro presente la mitología no deja indiferente al hombre religioso ya sea por su trascendencia o por ser una historia embellecida. 
Pero no nos engañemos la mitología sigue estando presente en otros campos, no sólo en el mundo religioso y trascendente. Por ejemplo, en la Medicina se continúa sobre todo en el campo de la Psiquiatría analizando a los clásicos para ver su incidencia en algunos complejos que le interesan a los psicoanalistas. En la misma medida hoy tenemos nuevos mitos como son el mito de la Ciencia, que alimentado por la fe en el progreso llega a veces al fanatismo y muestra ritos sociales, con su propia iglesia y su clero o los mitos procedentes de los medios de comunicación de masas que pueden ser los más claros exponentes de los nuevos mitos. Presentan las siguientes características, similares a las que tuvieron en su momento los mitos clásicos: 
- Se ponen como ejemplos para los demás. 
- Poseen riquezas y prestigio. 
- Son hermosos y se nos presentan como seres felices. 
- Son conocidos por todos, apareciendo como Superhombres que simulan ser dioses. 
- Viven en un mundo inaccesible, en el que no están en contacto con el resto del mundo. Viven en su propio Olimpo. 
- Provocan una especie de fanatismo. 
- Reúnen a muchos fieles en grandes ceremonias. 
- Existen ritos impuestos que hay que cumplir. 
- Se les imita e incluso se les lleva con nosotros en forma de amuletos o imágenes. 
- Son creados por el hombre para el hombre. 
Atendiendo a los protagonistas de los relatos, pueden distinguirse entre los mitos divinos y los heroicos. Los primeros, los divinos, narran el origen, la creación o génesis del universo, de los dioses y de los hombres: Cosmogonía, Teogonía y Antropogonía. Se ocupan de los incidentes de las vidas inmortales de los dioses, los orígenes y las peculiaridades de su culto. Estos mitos muestran la ordenación del mundo o cosmos, la relación entre los dioses y los seres humanos, las normas que rigen esta ordenación, así como el talante de cada divinidad.

Los mitos heroicos tienen héroes y heroínas. Los personajes y los acontecimientos son arquetípicos y modélicos. Los personajes son protagonistas de naturaleza superior a los normal, seres intermediarios entre los hombres y los dioses. Suelen tener nacimientos especiales, una fuerte preparación, superan difíciles pruebas, alcanzan la fama, aman o sufren tragedias. Al morir algunos son transformados, unos pocos son divinizados y otros siguen los destinos de los demás hombres: los infiernos.

En la mitología griega para algunos autores pueden separarse en dos periodos: el mundo preolímpico y el mundo olímpico. En cualquiera de estos dos momentos las preguntas que se hacen los hombres para justificar la mitología siempre son las mismas: la creación del universo y el papel del hombre en el mundo. 
La primera creación surge sin causa. Es una generación espontánea, como un esfuerzo realizado por el caos sobre sí mismo. Este caos se hincha, crece, se hace desmesurado, se calienta por frotamiento, se diversifica, se resquebraja, se separa, se dispersa, se distingue en varias unidades, se multiplica al infinito, se organiza, se jerarquiza. Así nacen el fuego, la luz, la vida, el espíritu y todo lo que conforma el Universo del hombre. 
Los orígenes del mundo según los griegos lo encontramos en tres fuentes literarias: Hesíodo y la Teogonía; en las dos obras atribuidas a Homero “ La Ilíada” y “ La Odisea”; y en el mundo de Orfeo.

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