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Dell'opera erosiva dell'acqua o della pazienza del tempo

Salutarsi è conficcarsi uno spillo nel cuore, ne aggiungo uno ogni volta, come le punesse su una carta del mondo. A Parigi Bercy mi saluti nello sciame dell'ora di punta, tutti di fretta e noi fermi nel mezzo, più vicini possibile. Mi stringi ancora un secondo, lo spillo si infila più a fondo, mi prendi la mano, la baci, fai un passo indietro, dici ciao, mi lasci andare e cammini nella tua direzione, poi torni a voltarti solo un istante, un mezzo sorriso, mi lanci un bacio e dici che ci sentiamo dopo, io annuisco in silenzio. Salutarsi è una procedura dolorosa ed innaturale, prima di tornare alla ritualità della vita individuale: apparecchiare per uno, saltare la colazione, cagare con la porta aperta, svegliarsi la domenica mattina e non parlare per delle ore.

Continuare a muoversi. In tutti i sensi di marcia.

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Ott 30, 2017

Del completare l'uno le frasi dell'altra

Io (in un discorsone di serietà all'ora di pranzo): Allora il teatro dell'oppresso, la scuola dello psicodramma di Moreno, il playback theater stesso ricostruiscono e trattano attraverso il racconto individuale delle problematiche globali come l'esclusione sociale, il razzismo…

Lui: …La calvizie

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Ott 27, 2017
Stare sotto lo stesso cielo, lo stai facendo sbagliato.

Stare sotto lo stesso cielo, lo stai facendo sbagliato.

ldr le parole che mi dici la vita nuova diario di bordo


Ott 22, 2017

Del saper decifrare il codice morse

Quante volte, in questa settimana insieme, ho pensato di scrivere di quello che stava succedendo, per tenere a mente e sviscerare il sentimento, srotolarlo e trovare un senso al groviglio del mio stomaco votato ad amarti (non il cuore, ma appunto le viscere reagiscono meglio a questo moto verso di te, sempre dritto, nella tua direzione - che cambia come meridiana e io con lei)? Molte volte ho pensato di prendere nota: quando mi hai detto dentro un orecchio, seduti al café dello spazio Senghor, “ho avuto un poco paura di averti persa” e non tanto per quella frase che mi riconcilia coi miei eterni dubbi ossessivi - tutti già sfatati un milione di volte e tutti ancora attuali - di non essere ricambiata, ma per la discussione avvenuta cinque ore prima di quel momento, quando me ne sono andata in modo drammatico (e quando mai), voltandoti le spalle, abbandonandoti incredulo in mezzo alla strada, dove il tuo amico GM ti avrebbe poi detto “c’ha ragione lei” e quel tuo modo di ripetere “non avevo capito, non mi ero reso conto” e la telefonata in cui mi chiedevi “so che stai andando al cinema con Claudio. Sono il benvenuto? Vorrei vederti” - e per chiarire non c’è stato nessun minuto di questa storia, neppure quando sono venuta a ristabilire i criteri della nostra relazione a Parigi, neppure quando ho camminato lontana da te, che il mio pensiero non sia stato di accoglienza, mai un rifiuto mai. Di quando al buio del cinema ho visto le tue mani nervose pianificare una mossa che non avrebbero mai fatto da sole e allora ti ho teso la mia (in segno di pace) e lì ho sentito il ghiaccio fondersi, di questo avrei voluto dire. Oppure di quando mi senti trasalire per la strada e subito chiedi “Hai visto un cane piccolo?”. Di come è venuta fuori questa idea di cantare insieme ad un festival di musica bretone alla fine del mese, tipo i nuovi Albano e Romina della musica tradizionale; di questa volontà di accorciare la distanza che si condensa, che si infittisce, che si infiltra nel mio progetto a uno, che ormai è, lo riconosco, un progetto a due; del tuo corpo nudo; del tuo corpo vestito; di sabato mattina che mi sono alzata tardi - troppo - e ti ho chiesto perché non mi avevi svegliata per sentirmi rispondere “perché stamattina è stata la prima volta in questa settimana che ti ho vista dormire”; della fila di baciatori alla stazione e dell’eco di questa promessa sempre rinnovata di ritrovarsi presto: di tutto questo avrei voluto dire. 

Mi nutro, invece, dei nostri momenti in segreto: “quando mi allaccio le scarpe, quando sbuccio un'arancia, quando guido la macchina, quando vado a
dormire ogni notte senza di te”.

La Vita Nuova ldr cara capra


Ott 10, 2017

Dello scoperchiare il vaso di pandora

Nella sala d'attesa del mio psicologo campeggiano sul davanzale vecchie riviste d'arte e di viaggi e due national geographic. A pagina 54 di uno dei due national geographic c'è un articolo che si intitola “A drama in a penguins nursery”. Lo so perché l'articolo ha meritato menzione in copertina. Mi avvicino e con apprensione penso “A drama. Cosa è successo?”. Sfoglio veloce la rivista fino a pagina 54 e poi ancora dopo, a pagina 56, dove sotto la foto di un cucciolo di pinguino morto si legge in grassetto che il tasso di mortalità tra i baby pinguini è del 75%. Quando è il mio tempo di parlare, dico al mio psicologo “ma perché non nasconde quella rivista? Cioè, mica veniamo qua a divertirci. Quell'articolo è a tutti gli effetti un trauma, è una delle ragioni per le quali adesso mi serve la terapia! Il 75% di baby pinguini!” Psicologo, you had one job!

la vita amara diario di brodo diario di bordo


Set 15, 2017

Del bilinguarsi in pubblico

In vacanza, cena al ristorante. Il mare gli fa gli occhi celesti celesti. Gli parlo in italiano per gioco (metodo pedagogico che funziona) risponde in un mix di francese e italiano.

Io: Sei molto bello. Visto da qua sembri uno del Signore degli anelli.

G: (si porta una mano al petto ad indicarsi, quasi lusingato) Non ho capito, somiglio a Gianni Agnelli?

Io: Ma no! Il Signore degli anelli è Le Seigneur des anneaux.

G: E a quale somiglio vuoi dire, a quello che dice "il mio tesoro"?

Io: non so, io volevo dire più a un elfo

G: Vabbè, certo che però pure Gianni Agnelli da giovane...

E ha dovuto per forza cercare una foto di Gianni Agnelli da giovane per dimostrare che si somigliavano. E invece no.

Siamo insopportabili alla vista.

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Ago 12, 2017

Dell'addizionarsi

Con la coda dell’occhio squadro la faccia che fai ed il movimento preciso e prevedibile che l’accompagna ogni volta che ti slaccio i pantaloni. Ogni volta lo stesso. La mano del condannato che svelta si leva sugli occhi per non vedere e aspettare nel buio l’inevitabile - e nutro il desiderio di essere io, l’inevitabile; di essere io stessa l’uragano, alla maniera del buon Carnevali, che pure si guardava bene dall’essere uragano, lui, e che a suo modo lo è stato comunque. Ho l’idea chiara che in questa storia sia toccato a te il ruolo sconvolgente della natura, che smotta e smussa e modella e cambia l'attorno. Sei tu l'uragano nella mia testa e io resto materia immobile e fangosa. Ci lasciamo fare, ciascuno a modo suo. Senza grandi dichiarazioni a parole, ma gli occhi, soltanto gli occhi bastano. Dico “mi piace questa tua testa francese e il tuo naso francese e le orecchie e le labbra francesi”, tu ti avvicini e sussurri fermo “niente di tutto questo è francese. Io sono savoiardo”. Non dici di rimando che ami la mia testa italiana o la mia bocca o le mie ciglia lunghe che ti solleticano il collo prima di dormire, ma mi stringi un pochino di più e i saluti in aeroporto si allungano e i calcoli per rivederci si fanno più in fretta.
Io neppure dico chiaro di amarti, non mi riesce, eppure ti ho amato parecchie volte da quando ti conosco. Ho sentito di amarti quando tutto serio hai ascoltato la mia paura di perdere spazio in questa relazione, di sbilanciarmi troppo, di non ritrovarmi più, di non volere ricordi fisici, né regali, né foto, né nessun tipo di cosa che crei un legame perché ogni tanto mi ritorna la selvaticheria che mi è propria e della quale non voglio sbarazzarmi e tu hai capito e hai saputo chetarmi. Ti ho amato un pochino di più la notte scorsa, che stavo malissimo, e tu al telefono, a 800 km di distanza, ti sei impensierito e quando ci siamo salutati hai chiamato Claudio per farlo venire in mio soccorso. Adesso scrivo che sono le cinque del mattino e quando la coda pubblicherà questo post saremo già insieme, forse già al mare, se il volo è in orario. Ti guarderò un po’ più dritto e mi darai il più forte dei baci. Non diremo niente, che più di così non c'è niente da dire.

la vita nuova ldr diario di bordo diario di brodo cose che crescono dritte come una linea


Ago 11, 2017

Anonimo ha chiesto:

Forse tutto l'anonimo interesse che hai ricevuto è perche noi siamo tutti (o forse solo tutte) affamati di amore. Io lo sono, ho una fame chimica che non si accontenta di niente, e che non è aiutata dall'aver ricevuto finora solo briciole. Per cui si, ho fame di quell'amore che non ti fa dormire la notte.

Ti dirò, sarà che l’inizio di questa relazione è coinciso con l’arrivo della bella stagione - che da sempre mi sfasa i ritmi sonno-veglia - ma io da quando sono innamorata dormo moltissimo e spero che continui ad essere così.

Capisco il desiderio che hai, come una febbre, di trovare qualcuno, ma non farti ingannare dall’idea di dover cercare lo stereotipo dell’amore romantico a tutti i costi. Non tutto l’amore ti toglie il sonno e l’appetito e va bene così. A voler fare i conti con qualcosa che esiste solo nella nostra testa, si rischia di alimentare false aspettative e di perdere di vista le cose vere (più ammaccate, meno precise di quelle che credevamo) che ci passano davanti. Non fare come me, che ho visto un paio di sandali ai piedi di una ragazza e adesso giro in tutti i negozi inseguendo la chimera di trovarne una copia identica: offri a te stessa la possibilità di dare un’occhiata allo stock che hanno in magazzino e non tornerai a casa a mani vuote. 

Anonymous


Lug 22, 2017

Anonimo ha chiesto:

Qual è la tua eterna paura? Se non puoi o non ti va di dirlo ovviamente ignora questo asl. Un abbraccio.

Ciao, devo ammettere che non mi aspettavo tutto questo anonimo interesse. 

La paura è un’emozione che si applica a molteplici situazioni, proprio come certi ristoranti usano la crème fraîche nel 90% dei loro piatti. Ci sono infiniti what if a cui far fronte e gli scenari potenziali (e quasi mai fattuali) ti si susseguono nella testa in un carosello di pensieri drammatici. La mia paura sarebbe più appropriato chiamarla sfiducia ed è un sentimento generale e costante. In anni di eremitismo emotivo ho imparato ad affidarmi a me sola e adesso sono animale selvatico di fronte a questa nuova (eppure conosciuta) condizione. Ci vuole tempo, non mi si deve forzare. Mia sorella mi chiede “ma quindi al mio matrimonio ci vieni con Guillaume?” e io rispondo “non lo so se staremo ancora insieme”; “ma allora a Natale scendi con Guillaume a casa o vai da lui?” e io “non lo so se resteremo insieme”. Mia sorella allora dice “nessuno lo sa come andranno le cose, ma non c’è bisogno di ripetere in continuazione che finiranno male” e ha ragione, ma io attendo, come l’esito di una profezia autoavverante, un passo falso che riconfermi che non mi devo lasciare andare. Una cosa che non si sta verificando, comunque. Io ho fiducia in questa persona, nessun errore fatale macchia l’orizzonte. Va tutto bene.

Anonymous


Lug 22, 2017

Anonimo ha chiesto:

Ho la tua età e ho paura di non innamorarmi mai più, e ho paura che nessuno si innamori mai più di me. Non aiuta il fatto che io al contrario di te abbia avuto ben pochi spasimanti, che non sia bella e che boh non lo so mi sento sempre sbagliata. Si, ho paura che il tempo delle magie sia finito e che mi rimanga solo il mesto quotidiano. Sono finita?

Il paragone tra me e te, seppure non veritiero, tende a squalificarti. Mi rendo conto che avrebbe funzionato allo stesso modo con chiunque altro: i giudizi severissimi che ci scarichiamo addosso sono delle brutte bestie e raramente conoscono parole gentili, senza considerare che l’erba del vicino sembra sempre più verde. Sembra, appunto. Quest’estate, tanto per dirti a che punto siamo, ho indossato un bikini dopo vent’anni di costume intero. Quando l’ho comprato ho detto alla cassiera “se arrivo a casa e penso di essere stata una pazza, posso restituirlo?” e lei mi ha detto “no, questo è un modello scontato e non sono ammessi resi”, “meglio così” ho risposto - che significava che per il dritto o per il rovescio me lo sarei dovuto tenere. Ho conquistato a fatica questo brandellino di sicurezza e lo tengo solido e intero come posso, che se c’è un cavallo vincente su cui giocarsi tutto, quello sono io. Sei tu. Ecco, se devi scommettere su qualcuno, punta su di te. Quello che intendo è che a trent’anni siamo, nella maggioranza dei casi, dei giunchi flessibili e freschi, che se la tua vita fosse una linea ce ne avresti davanti ancora molta e che non è come Dante che già stava nel mezzo del cammino della sua. Mi sembra, quindi, un po’ troppo inflessibile la posizione (chiamala paura) che ti condanna a credere che tutto sia finito o irriproducibile. C’era una puntata di Doctor Who in cui il dottore, il nono, e Rose Tyler assistevano (più composto l’uno, più incredula l’altra) alla fine del pianeta terra. Io ci avevo già pensato alla fine del mondo, ma non mi ero mai immaginata di assistervi in diretta - solo il lento e doloroso processo di distruzione ci tocca - e mi sembrava una cosa così lontana da essere quasi impossibile, poi ho visto questo episodio e ho realizzato che qualcuno che non sono io farà i conti per davvero con la fine. Tutte le cose finiscono, dice il dottore. Tutte le cose finiscono, ma io e te, amica, abbiamo ancora tempo. Tieni duro :)

Anonymous


Lug 21, 2017

Anonimo ha chiesto:

Questi racconti sull'amore che ritorna, rinasce e si trasforma mi commuovono sempre e mi riaccendono un po' di speranza. Perché è passato troppo tempo, e spesso mi abbatto, ma magari prima o poi qualcuno rimetterà a posto il mio cuore.

Temo che il qualcuno che ti rimetterà a posto il cuore dovrai essere tu. Lo so, non è una soluzione appetibile, non è un processo breve e ti capiterà di avere più domande che risposte, ma è l’unico modo. Le relazioni sentimentali non definiscono la persona che sei e non riparano i cocci rotti. Certo, essere in più d’uno può tornare utile, ma raggiungere la stabilità emotiva non è un compito che si può delegare (non a rischio di restare invischiati in una codipendenza insalubre, almeno). Bisogna poi dire che qui si deve relativizzare: un post in un blog non è la vita vera, non ci ho messo le frustrazioni di una storia a distanza, non c’è la mia eterna paura, non ci sono le cose che ci fanno diversi, ma ci sono dentro i momenti che mi voglio ricordare perché è vero che questo amore fresco e sorprendente lo assaporo come un frutto quando ritorna di stagione dopo il lungo e freddissimo inverno. 

Buona fortuna e stai bene.

Anonymous


Lug 21, 2017
spassky replied to your chat: “Del parlarsi e non capirsi”:
Evviva, e che bel post

Esulto con te, @spassky 🙌

spassky


Lug 20, 2017

Anonimo ha chiesto:

Quanti anni hai?

Me lo sentivo che qualcuno con la passione per le addizioni si sarebbe fatto venire la curiosità di chiedere.

Alla fine dell’anno faccio trent’anni tondi, che certe volte mi sembrano pochi e certe volte mi sembrano troppi.

Anonymous


Lug 20, 2017

Del parlarsi e non capirsi

Annunciaziò, annunciaziò!

Videoconferenza internazionale su Skype. Chiamo a raccolta la famiglia per comunicare i fatti prossimi venturi.

Io: Allora alla fine non saremo tre a dormire a casa, ma quattro. Viene pure Samir.

Papà: Camillo?

Io e mia sorella: ...Samir!

Papà: Ahh! Kamir!

Sorella: No, Valè, non ci sta niente da fare. Io sono cinque anni che sto con Sudeep e nonna ancora lo chiama Filipp' (in dialetto)!

Io: (senza respirare, con la sudarella) Comunque vi volevo informare che tra questi che vengono in vacanza uno è il mio ragazzo non è che adesso ne dovete fare una grande storia e mi raccomando non lo dite a nessuno io ve lo volevo raccontare un poco in anticipo solo per il rispetto di non portarvi uno in casa senza dire nulla e poi questo metti che [mi limona pubblicamente] e allora poi potrebbe essere una cattiva sorpresa insomma non è un dramma siamo felici ma ve lo dovevo dire prima di arrivare non lo dite in giro papà non ti far scappare niente mi raccomando eh...

Papà: Senza contare il fatto che 'sto lago di Annecy può essere pure bello, eh, ma uno alla terza volta che ci vai la foglia se la mangia e noi ce la siamo mangiata...chi è dei tre?

Io: Guillaume

Papà: Va bene, Guglielmo. E quanti anni ha?

Io: ehm...dodici più di me.

Papà: (ridendo) eh, questa è una costante nella nostra famiglia. Tieni però presente che non avete battuto me e tua madre (16 anni di differenza) e non avete battuto manco Macron...e soprattutto non avete battuto Trump.

E questa è la storia di come mio babbo, con il quale mantengo da tempo una sana non-comunicazione, ha saputo che ho un moroso dopo secoli di silenzio stampa e il mio cuore tremolante ha retto e i miei sudori freddi si sono asciugati.

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Lug 20, 2017

Dell’evolversi in forma nuova

Ti ho conosciuto un giovedì di Marzo. Al Nova c’era l’Offscreen Festival da tutta la settimana, io e Claudio avevamo deciso quali film guardare cerchiandoli sul programma con due colori diversi, io avevo l’arancione e lui il celeste. Al cinema quella sera sono arrivata prima io, ho ordinato una birra e scelto i posti. Quando Claudio è entrato in sala mi ha fatto segno di lasciare i sedili liberi e di seguirlo, mi ha detto ci sono due miei amici, te li presento, ci mettiamo in balconata. Sul terrazzo del Nova non c’era nessun altro, solo noi quattro, seduti al centro della prima fila: Guillaume M., Guillaume V., io, Claudio. A metà proiezione Guillaume M., colto da un dolore alla gamba, ha deciso di rientrare a casa, la stessa dove ti ospitava, e Claudio ha pensato di correre dietro all’ultimo bus senza quasi lasciarci il tempo di salutare. Siamo rimasti soli: due sconosciuti che si sono stretti appena la mano e che hanno passato le successive due ore in silenzio nel buio di un cinema. Cosa fai adesso? Boh, vado a casa. Tu? Io pure. Da che parte vai? Da quella. Tu? Dall’altra. Vabbè, camminiamo insieme (?!). Abbiamo parlato e camminato per delle ore, riaccompagnandoci a vicenda un numero ridicolo di volte. Non so più bene cosa ci siamo detti o dove siamo stati. Ci siamo fermati nell’unico posto aperto alle tre di notte per bere una birra, ti ho raccontato del mio corso di teatro coi bambini. Ti faceva ridere moltissimo l’idea che alcuni piccoli attori interpretassero il petrolio come personaggio dello spettacolo di fine anno. Ma questi bambini che fanno il petrolio, dicevi, hanno anche altre parti? No, fanno il petrolio e basta, entrano all’inizio, fanno una catastrofe ambientale e poi escono di scena. Ma dicono almeno delle battute? No, fanno il petrolio muto - e ridevi. Ma almeno gli hai dato dei nomi? No, si chiamano Petrolio 1, Petrolio 2 e così via. E i gabbiani? I gabbiani pure si chiamano Gabbiano 1, Gabbiano 2, Gabbiano 3.

Quando ci siamo salutati era quasi mattina. Mi hai proposto di rivederci per un concerto (di zampogne) in serata, io ti ho detto ok, lo vuoi il mio numero? Hai detto no, lo chiedo a Claudio, così devo fare più sforzo [che doveva essere davvero un tentativo di seduzione audace, perché da lì in avanti mi è stato chiaro che fare sforzi non è la cosa che preferisci]. Il pomeriggio successivo mi hai scritto un messaggio “Sono il Signor Gabbiano 1. Ci vieni al concerto con me, stasera?”. 

Ci siamo baciati per la prima volta di sabato mattina, a casa di Guillaume M..

Ad Aprile, a Maggio, a Giugno abbiamo preso aerei senza contare i giorni della settimana, dissipando una fortuna che poteva essere libri, mutuo, fondo pensione e che è stata invece gioia e tempo ben speso.

Alla fine di Luglio andiamo a casa mia. Io, tu e Claudio. Scendiamo in Molise in vacanza, ci sarà da ridere. Andiamo a vedere un festival (di zampogne - il leitmotiv, s’è capito), restiamo cinque giorni e poi io e te soli ci facciamo due giorni di turismo a Roma. Ti ho chiesto se ti era chiaro che ci sarebbe stata la mia famiglia intera, vecchie e nuove generazioni con gli occhi puntati su di te e che nessuno sa niente della mia vita sentimentale da molti anni e sarà un po’ incontri ravvicinati del terzo tipo, insomma - giusto per farti stare tranquillo. Ti ho detto se non te la senti (leggi “se non me la sento”) possiamo fare gli amici, stare un po’ distanti, non siamo obbligati a dire, possiamo fare finta. Tu placidamente hai risposto che contavi di gestire il tutto con grande naturalezza (e che l’ipotesi di fare gli amici la possiamo applicare, magari, se vediamo che mio padre proprio ti detesta), ma che tutto sommato è la mia famiglia e se non sono serena possiamo rimanere discreti. Mi sono sentita imbecille e ho convenuto che la naturalezza andrà bene per entrambi e che è anche un po’ il tempo di correre dei rischi. 

Quando torneremo dall’Italia, io rientrerò a Bruxelles e tu partirai per il sud della Francia a lavorare ad una programmazione radiofonica, dopo una settimana ci rivedremo a Marsiglia per passare qualche giorno al mare; poi tu andrai in Spagna, io in Finlandia e troveremo il tempo di incrociarci nel mezzo. Ieri sera mi hai detto “Buon 17 Luglio”, che significa che sono quattro mesi giusti da quel sabato mattina a casa di Guillaume M. e che il conto prosegue liscio e la vita si muove. La vita si muove dritta, ecco.

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Lug 17, 2017

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LA SCOMMESSA DI PROMETEO

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by

natalia maurizi

on 5 January 2016

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Transcript of LA SCOMMESSA DI PROMETEO

LA SCOMMESSA DI PROMETEO
Nell'operetta per Momo-Leopardi il progresso della civiltà è un caso fortuito, "
opera della sorte più che della natura"
(righi 161-162):
"Dico io dunque: se l'uomo barbaro mostra di essere inferiore per molti capi a qualunque altro animale; se la civiltà, che è l'opposto della barbarie, non è posseduta né anche oggi se non da una piccola parte del genere umano; se oltre di ciò, questa parte non è potuta altrimenti pervenire al presente stato civile, se non dopo una quantità innumerabile di secoli, e per beneficio massimamente del caso, piuttosto che di alcun'altra cagione; all'ultimo, se il detto stato civile non è per anche perfetto; [...]"
(righi 163-169)

Per Momo quindi il mondo può essere considerato perfetto, ma Prometeo deve ammettere che esistono tutti i mali possibili:
"[...] ma perché il mondo sia perfetto, conviene che egli abbia in sé, tra le altre cose, anco tutti i mali possibili; [...]" (righi 187-189)
L'operetta fu scritta tra il 30 aprile e l'8 maggio 1824.
Introduzione dell'
Operetta:
Leopardi immagina che gli dei sottopongano a un collegio di giudici le loro invenzioni, per stabilire qual è la più importante.
PRIMA SEQUENZA
SECONDA SEQUENZA
Gli
"anteposti"
, ovvero i prescelti per il premio furono tre:
"
[...]
Bacco
per l'invenzione del
vino
;
Minerva
per quella dell'
olio
, necessario alle unzioni delle quali gli Dei fanno quotidianamente uso dopo il bagno; e
Vulcano
per aver trovato una
pentola di rame
, detta economica, che serve a cuocere che che sia con piccolo fuoco e speditamente.
[...]
"
(RIGHI 20-23)
Il premio deve essere quindi diviso in tre e a questo punto tutti e tre lo rifiutano (Bacco perchè non voleva cambiare la sua mitra e la corona di pampini con quella d'alloro; Minerva perchè dovendo sostenere l'elmo che copriva tutti gli eserciti non voleva appesantitrsi ulteriormente; Vulcano perchè ha paura che gli possa dare noia mentre è a lavoro.)
Anche
Prometeo

partecipa al concorso con il
modello di argilla
sul quale aveva plasmato il corpo umano.
RIGHI 12-51
TERZA SEQUENZA
RIGHI 52-61

Prometeo, si lamenta con Momo del verdetto che aveva anteposto persino una pentola all’invenzione del genere umano. Momo ascolta con scetticismo le lamentele di Prometeo, e per risolvere la questione i due convengono di scendere a caso tra gli uomini per verificare se veramente il genere umano sia la cosa migliore che gli dei abbiano creato, impegnandosi reciprocamente con una scommessa sul risultato della verifica.
"
[...]
Ma per tornare al fatto, un giorno tra gli altri ragionando Prometeo con Momo, si querelava aspramente che il vino, l'olio e le pentole fossero stati anteposti al
genere umano, il quale diceva essere la migliore opera degl'immortali che apparisse nel mondo.

[...]
"

RIGHI 52-55


"
[...]
fatta prima reciprocamente questa
scommessa
:
se in tutti cinque i luoghi, o nei più di loro, troverebbero o no manifesti argomenti che l'uomo sia la più perfetta creatura dell'universo
.
[...]
"

RIGHI 58-60
QUARTA SEQUENZA
RIGHI 60-120 PROMETEO E MOMO IN AMERICA
I due protagonisti incontrano un gruppo di indigeni antropofagi intenti a cibarsi dei propri figli.
"
[...]
stavano molte persone, parte in piedi, parte sedute, dintorno a un vaso di terra posto a un gran fuoco. Si accostarono i due celesti, presa forma umana; e Prometeo, salutati tutti cortesemente, volgendosi a uno che accennava di essere il principale, interrogollo: che si fa?
Selvaggio:
Si mangia, come vedi.
Prometeo:
Che buone vivande avete?
Selvaggio:
Questo poco di carne.
Prometeo:
Carne domestica o salvatica?
Selvaggio:

Domestica, anzi del mio figliuolo.
Prometeo:
Hai tu per figliuolo un vitello, come ebbe Pasifae?
Selvaggio:
Non un vitello ma
un uomo
, come ebbero tutti gli altri.
Prometeo:
Dici tu da senno?
mangi tu la tua carne propria?
Selvaggio:

La mia propria no, ma ben quella di costui che per questo solo uso io l'ho messo al mondo, e preso cura di nutrirlo
.
[...]"
RIGHI 85-98
QUINTA SEQUENZA
RIGHI 121-135 PROMETEO E MOMO IN ASIA
I due protagonisti assistono ad un rito funebre che impone alla moglie di essere bruciata viva sul rogo dove viene arso il marito.
"[...]scesero ambedue presso ad Agra in un campo pieno d'infinito popolo, adunato intorno a una fossa colma di legne: sull'orlo della quale, da un lato, si vedevano alcuni con torchi accesi, in procinto di porle il fuoco; e da altro lato, sopra un palco, una donna giovane, coperta di vesti suntuosissime, e di ogni qualità di ornamenti barbarici, la quale danzando e vociferando, faceva segno di grandissima allegrezza. Prometeo vedendo questo,
immaginava seco stesso una nuova Lucrezia o nuova Virginia, o qualche emulatrice delle figliuole di Eretteo, delle Ifigenie, de' Codri, de' Menecei, dei Curzi e dei Deci, che seguitando la fede di qualche oracolo, s'immolasse volontariamente per la sua patria.
Intendendo poi che la cagione del sacrificio della donna era la morte del marito, pensò che quella,
poco dissimile da Alceste, volesse col prezzo di se medesima, ricomperare lo spirito di colui.
Ma

saputo che ella non s'induceva ad abbruciarsi se non perché questo
si usava di fare dalle donne vedove della sua setta
, e che aveva sempre portato odio al marito, e che era ubbriaca, e che il morto, in cambio di risuscitare, aveva a essere arso in quel medesimo fuoco; voltato subito il dosso a quello spettacolo, prese la via dell'Europa; dove intanto che andavano, ebbe col suo compagno questo colloquio. [...]"
RIGHI 122-135
SESTA SEQUENZA
RIGHI 192-222 PROMETEO E MOMO IN EUROPA
I due protagonisti arrivano a Londra, dove vengono a sapere da un servitore che il suo padrone, ricchissimo e senza alcuna sventura, ha ucciso se stesso e i due figli "per tedio della vita" , raccomandando a un parente il suo cane.
[...] Prometeo:
Chi sono questi
sciagurati
?
Un famiglio:
Il mio padrone e i figliuoli.
Prometeo:
Chi gli ha uccisi?
Famiglio:

Il padrone tutti e tre.
Prometeo:
Tu vuoi dire
i figliuoli e se stesso
?
Famiglio:
Appunto.
Prometeo:
Oh che è mai cotesto! Qualche grandissima sventura gli doveva essere accaduta.
Famiglio:
Nessuna, che io sappia.
Prometeo:
Ma forse era povero, o disprezzato da tutti, o sfortunato in amore, o in corte?
Famiglio:
Anzi ricchissimo, e credo che tutti lo stimassero; di amore non se ne curava, e in corte aveva molto favore.
Prometeo:
Dunque come e caduto in questa disperazione?
Famiglio:
Per tedio della vita
, secondo che ha lasciato scritto.
Prometeo:
E questi giudici che fanno?
Famiglio:
S'informano se il padrone era impazzito o no: che in caso non fosse impazzito, la sua roba ricade al pubblico per legge: e in verità non si potrà fare che non ricada.
Prometeo:
Ma, dimmi, non aveva nessun amico o parente, a cui potesse raccomandare questi fanciullini, in cambio d'ammazzarli?
Famiglio:
Sì aveva; e tra gli altri, uno che gli era molto intrinseco, al quale ha raccomandato il suo cane. [...]
RIGHI 200-222
CONCLUSIONE
RIGHI 223-227
"[...] Momo stava per congratularsi con Prometeo sopra i buoni effetti della civiltà, e sopra la contentezza che appariva ne risultasse alla nostra vita; e voleva anche rammemorargli che nessun altro animale fuori dell'uomo, si uccide volontariamente esso medesimo, né spegne per disperazione della vita i figliuoli: ma
Prometeo
lo prevenne; e senza curarsi di vedere le due parti del mondo che rimanevano,
gli pagò la scommessa
. [...]"
Prometeo alla fine paga a Momo la scommessa senza volere vedere i continenti restanti.
RIGHI 1-11
"[...] Il
collegio
delle Muse diede fuora in istampa, e fece appiccare nei luoghi pubblici della città e dei borghi d'Ipernéfelo, diverse cedole, nelle quali invitava tutti gli Dei maggiori e minori, e gli altri abitanti della detta città, che recentemente o in antico avessero fatto qualche lodevole invenzione, a proporla, o effettualmente o in figura o per iscritto, ad alcuni giudici deputati da esso collegio. E scusandosi che per la sua
nota povertà
non si poteva dimostrare così liberale come avrebbe voluto, prometteva in premio a quello il cui ritrovamento fosse giudicato più bello o più fruttuoso,
una corona di lauro
[...]"
RIGHI 1-8
LO STILE DELL'IRONIA
In questa operetta, pure assai impegnata nel tema, il ricorso all'ironia è sistematico.
L'ironia colpisce IL MONDO CLASSICO: il mondo degli dei è rappresentatoi senza alcuna solennità il
collegio è povero
, (rigo 6),
gli dei hanno bisogno di un passatempo
(rigo 12), Vulcano viene premiato per l'invenzione di una pentola economica (righi 22-23) e rifiuta la corona di alloro per timore che essa gli dia noia durante il lavoro, Prometeo vuole usare la corona per nascondere la calvizie (righi 46-51).
L'ironia è accresciuta da alcune differenze rispetto al mondo umano, mostrate proprio per colpire quest'ultimo: il premio è attribuito
"senza intervento di sollecitazioni nè di favori nè di promesse occulte, nè di artifizi"
(rigo 19), alludendo alle numerose irregolarità di concorsi o giudizi, tra gli uomini.
IRONIA IMPLICITA NEI DUE DIALOGHETTI
DIALOGO CON IL SELVAGGIO AMERICANO: il malinteso tra gli interlocutori risalta l'infondatezza della stima di Prometeo nei confronti dell'uomo; alle domande garbate del dio, il selvaggio risponde in modo spietato.

DIALOGO CON IL DOMESTICO INGLESE: si ironizza il fatto che il suicida/omicida ha raccomandato il cane al proprio parente e non i figli.
La "scommessa" riguarda il valore del genere umano, che viene verificato in tre diversi stadi di civiltà. Il primo è quello di una tribù selvaggia dell'America, il secondo di una società asiatica di cultura antica, il terzo della popolazione londinese. Tutte le verifiche si dimostrano fallimentari: ad ogni livello di civiltà e in ogni condizione l'uomo non solo è crudele, ma inventa anche istituzioni crudeli. Quindi sia nello stadio di natura che nel progresso della civiltà, non cambia nulla, in tutti e due si trova l'istinto di morte e crudeltà. E' rovesciata la posizione di Rousseau che esaltava l'originaria bontà dell'uomo e la felicità nello stato di natura .
IL MITO DI PROMETEO NELLE LETTERATURE OCCIDENTALI
La tragedia del
Prometeo incatenato
(Προμηθεύς δεσμώτης) faceva parte di una tetralogia dedicata al titano, di cui le altre parti non sono conosciute se non in forma di frammenti (
Prometeo liberato e Prometeo portatore del fuoco
).

Prometeo nella tragedia (vv. 436-506) si descrive con le fattezze di un "
eroe culturale
", appartenente alla cerchia degli esseri soprannaturali che costituiscono un tramite tra gli dèi e gli uomini, cui elargiscono la
sapienza
e le
capacità tecnologiche
. Il titano conosce l'alternarsi delle stagioni (coscienza di sè nella dimensione temporale) e offre agli uomini non solo la saggezza, ma anche la possibilità di tramandarla. Inoltre è in grado di asservire la natura (conosce l'architettura e la medicina) e possiede capacità divinatorie. Chiude la sequenza la più importante delle tecnologie: la metallurgia, consequenza del fuoco e simbolo del
progresso della civiltà
.

Prometeo, quindi, fallisce perchè ha creato il genere sommo per imperfezione, l'uomo appunto. Il fuoco in questo caso viene considerato come segno di morte e non di progresso.
PROMETEO
La versione più diffusa del mito
ATLANTE
EPIMETEO
MENEZIO
CLIMENE
GIAPETO
GEA
URANO
Titani
Oceanine
CRONO
Atlante partecipò alla lotta dei Giganti contro gli Dei e per punizione fu condannato a reggere in eterno sulle spalle la volta del Cielo.
L’orgoglioso e brutale Menezio venne colpito con un fulmine da Zeus e sprofondato nel Tartaro.
Epimeteo («colui che pensa tardi, il maldestro») plasmò gli animali; accettò quindi in regalo da Zeus, contro il consiglio di Prometeo, Pandora («ricca di doni»), la prima donna, creata da Efesto e Atena per ordine di Zeus, per punire gli uomini, dopo che Prometeo aveva donato loro il fuoco. Egli aprì un vaso che conteneva tutti i mali e la morte, che si sparsero subito sulla Terra, mentre vi rimase soltanto la Speranza.
CELENO
DEUCALIONE
PIRRA
Entrambi sfuggirono ad un diluvio costruendo un arca, sotto consiglio di Prometeo. Giunti in cima al Parnaso i due crearono gli esseri umani gettando pietre dietro di sé.
Di Prometeo si tramanda che, oltre a possedere il dono della profezia, era il più intelligente e sapiente dei Titani, avendo assistito alla nascita di Atena dalla testa di Zeus e avendo appreso dalla dea stessa tutte le "technai" (architettura, astronomia, medicina... che egli a sua volta insegnò ai mortali. Zeus s’irritò dell’aiuto offerto agli uomini da Prometeo, che aveva anche donato loro il fuoco dopo aver acceso una torcia dal carro del Sole. Zeus dunque lo fece incatenare nudo nella regione del Caucaso, dove un’aquila gli divorava il fegato tutto il giorno, ma il tormento non aveva fine perché la notte il fegato gli ricresceva.
INTERPRETAZIONE IN CHIAVE SATIRICA -
LUCIANO DI SAMOSATA
Il Titano si prende gioco degli dei e li contrappone agli uomini nel loro processo di emancipazione dalle credenze e dalle superstizioni. Tale figura si ritrova nella stessa grecità e risale al I-II secolo d.C., al tempo dei retori della Seconda Sofistica, tra i quali spicca
Luciano di Samosata
(Siria, 120 ca – dopo il 180 d. C.). Quest'ultimo colloca Prometeo in quattro scritti (Prometheus es in Verbis, Prometheus sive Caucasus, Iuppiter Tragoedus, Prometheus et Iuppiter) nei quali ripropone:
La fiducia nell’autonoma grandiosità dell’uomo;
Il dominio dell'uomo sulla natura;
La comparsa dell’uomo come piena realizzazione della perfezione e dell’ordine della natura.


Luciano presenta un Titano che
antepone gli uomini agli dei
e che dichiara che il suo più grande peccato nei confronti degli dei fu quello di aver forgiato gli uomini. Egli s’impegna nel dimostrare l’inutilità delle credenze negli dei sia nelle menti degli uomini sia negli atti e nelle forme rituali di venerazione. Scrive al proposito De Petris: «[In Luciano]
Sono gli uomini che costituiscono gli dei
e, per di più, a guisa di creazioni umane, viziose e volubili. La ribellione alla necessità fatale, che si era soliti impersonare in Zeus, tiranno arbitrario e astioso, è comune al genere umano, che Prometeo ha creato a propria immagine, provvedendolo dell’“
intelligenza e della ragione distruttrice della divinità
”.

PROMETHEUS SIVE CAUCASUS
IL PROMETEO DI PLATONE
Nel "Protagora" (dopo il 388 a.C.), il sofista di Abdera illustra la propria tesi che la
virtù
, in particolare quella politica, è
insegnabile
, servendosi del mito di Epimeteo e Prometeo: Zeus, per render loro possibile vivere in società, ha distribuito "
aidos
" e "
dike
" a tutti gli uomini. Gli uomini hanno bisogno della cultura e dell
'organizzazione politica
perché sono creature prive di doti naturali, come artigli, denti e corna, immediatamente funzionali ai loro bisogni. Tutti partecipano di queste due virtù "politiche". Ma esse non vanno viste come connaturate all'uomo, bensì come
qualcosa di sopravvenuto
, qualcosa che è stato trasmesso in maniera consapevole, e non semplicemente attribuito in un processo cieco, "epimeteico". Dunque è possibile insegnare "aidos" e "dike" agli uomini, mentre non si può "insegnare" a un toro ad avere corna e zoccoli.
IUPPITER TRAGOEDUS
Luciano lancia una
critica al politeismo del mondo classico
, sulla base di principi rigidamente razionalistici, introducendo anche la figura di
Momo, dio del riso e dello scherno
. «Invero – si fa osservare in Luciano – se Prometeo non avesse provveduto alla comparsa dell’uomo, allora la perfezione, l’euritmia e le meraviglie della natura medesima sarebbero risultate vacui fini a se stesse. Qualora fossero rimaste prive di “testimoni”, “la bellezza dell’universo”, ed in essa, “la ricchezza” nostra non avrebbero esercitato nessun potere o, di certo, non avrebbero avuto nessuna forza d’incanto né, tanto meno, andrebbero emanato fascino alcuno»,
Tale interpretazione presenta il
germe di un processo di consapevole ribaltamento della visione proposta dal mito
, che traspare anche in età rinascimentale e che avrà la sua acmé nella filosofia di Giacomo Leopardi.


Prometeo, mito fondativo e simbolo imperituro dell'umanità sofferente
Il mito di Prometeo non è una delle molte
fabulae fictae
che compongono il ricchissimo repertorio mitologico dell’antichità, ma un
vero e proprio mito fondativo
, non soltanto espressione di tutto lo spirito greco, emblema dello “sviluppo del genere umano”,
simbolo imperituro dell’umanità sofferente
, ma soprattutto paradigma dell’
aporeticità del “fare dell’uomo”
.

Si costituisce un
principium individuationis
dell’umano che ne caratterizza la
duplicità costitutiva e la consapevolezza dell’inevitabilità del male e della morte.
"È questo, infatti – il manthano, di cui dice Pro-meteo, e più specificamente la
metis
di cui egli è dotato – ciò che attribuisce tanto alla
poiesis
quanto alla
praxis
quel carattere intenzionale, senza cui entrambe non potrebbero neppure configurarsi come consapevoli forme del fare. Lo statuto specifico della condizione umana viene così a essere segnato costitutivamente dalla
duplicità
: ciò che consente agli
thnetoi
di diventare
brotoi
(ma definire l’
uomo
come “
mortale
” significa riconoscerlo come intrinsecamente doppio, poiché il suo vivere è per l’appunto un essere per la morte) è quanto proviene da un
Titano “doppio”
(non c’è
Prometeo
senza
Epimeteo
, non vi è
previdenza
senza
in-sipienza
, conoscenza senza ignoranza), il cui
dono
(doron) appare al tempo stesso come un
inganno (dolon)
, e il cui
intervento redime e condanna
."


U. Curi, Endiadi. Figure della duplicità. Seconda parte. L’inganno di Prometeo 1. Endiadi, cit., pp. 115-122
Certo molte cose nella natura vanno bene, cioè vanno in modo che esse cose si possono conservare e durare, che altrimenti non potrebbero.
Ma infinite (e forse in più numero che quelle) vanno male, e sono combinate male, sì morali sì fisiche, con estremo incomodo delle creature;
le quali cose di leggieri si sarebbono potute combinar bene. Pure perch’elle non distruggono l’ordine presente delle cose, vanno naturalmente e regolarmente male, e sono mali naturali e regolari. Ma noi da queste non argomentiamo già che la fabbrica dell’universo sia opera di causa non intelligente; benchè da quelle cose che vanno bene crediamo poter con certezza argomentare che l’universo sia fattura di una intelligenza.
Noi diciamo che questi mali sono misteri; che paiono mali a noi, ma non sono, benchè non ci cade in mente di dubitare che anche quei beni sieno misteri, e che ci paiano beni e non siano.




Leopardi, Zibaldone, n. 4248 (pessimismo cosmico).
IL PROMETEO DI ESCHILO
Il Boccaccio preumanista è particolarmente colpito dalla lettura allegorica e fìlosofica del mito. Nel suo grande trattato mitologico
Genealogia Deorum Gentilium
(1350-1375) trova posto la sua rielaborazione del mito prometeico. Il titano è
simbolo del sapiente
, l'
eroe della conoscenza
che ha liberato l'uomo dalla condizione primitiva e gli ha dato la volontà di realizzarsi da solo e non più in funzione di una divinità trascendente. Ogni elemento del mito è letto in
chiave metaforica
: il
Caucaso
è la solitudine, l'
incatenamento sul Caucaso
non è una tortura, ma l'immagine dell'intelligenza legata alla ricerca; l'
aquila
è simbolo delle alte considerazioni che tormentano il ricercatore solitario.
IL PROMETEO DI BOCCACCIO
PROMETEO NEL '600
Il Seicento vede il ritorno del mito sulle scene.

La commedia mitologica di
Calderón de la Barca
,
La estatua del Prometeo
del 1669, si pone in continuità con quella del Boccaccio sia perché ne riprende lo schema mitologico, sia perché prevale l'impostazione allegorica. Ciò che interessa della figura di Prometeo, che non è più un dio,
ma

essere mortale, è la sua funzione di dispensatore di sapienza
.
Prometeo

è il sapiente astrologo e filosofo dedito allo studio, Epimeteo è l'uomo d'azione e della natura, dedito alla caccia.

La
Pandora
di
Voltaire
(1740, operetta in cinque atti, libretto per melodramma) recupera il grande motivo eschileo della lotta del titano contro Zeus e i celesti.
Prometeo
non è qui il sapiente, ma
colui che agisce seguendo il dio che regna nel suo cuore, cioè Amore.
La contesa fra Prometeo e i titani da una parte e Zeus e i celesti dall'altra è Pandora, la creatura di Prometeo che egli ama a sua volta riamato.

Nello stesso periodo si sviluppa una
prospettiva pessimistica
in cui Prometeo è visto negativamente.
Rousseau
sostiene la tesi di
Prometeo quale corruttore del felice stato naturale

dell'umanità
. Il mito si inserisce così nei grandi dibattiti sul progresso scientifico e progresso morale. Alla già ambivalente interpretazione del mito si aggiunge un altro doppio:
Prometeo colpevole, malefico ~ Prometeo innocente e benefico per l'umanità
.

PROMETEO DURANTE L'ILLUMINISMO
La lettura satirica del mito di Prometeo in Luciano riemerge in diverse forme anche nel contesto umanistico rinascimentale e si rintraccia nel
Momus
(1450) di
Leon Battista Alberti
. Nell’opera Momo è il protagonista ed è dotato di un forte spirito di contraddizione, testardo, grande criticone e molesto. Momo è l’unico tra gli dei a cui piace avercela con tutti gli altri ed essere detestato. L'autore attribuisce a Momo la
negazione dell'esistenza degli dei
.

Dall’Alberti trae spunto
Giordano Bruno
: la rappresentazione di Momo è presente nello
Spaccio de la bestia trionfante
(1584).
Sia in Alberti che in Bruno emerge una
sottile vena anti-prometeica
che si ritrova in Leopardi.

IL PROMETEO DI ALBERTI E BRUNO
J. W. Goethe
compose nel 1773 il
Prometheus
, tragedia di cui furono scritti solo due atti, e l'inno
Prometeo
che avrebbe dovuto aprire il terzo atto.

Nella tragedia Prometeo rifiuta di spartire con gli dei il cielo e sceglie la terra. Gli
uomini
da lui plasmati devono riconoscere di
non avere bisogno degli dei
e devono aver la certezza che questi senza i tributi umani non disporrebbero più del necessario per continuare a esistere. Minerva, anche qui ben disposta verso Prometeo, gli rivela che
uomini e dei sono ugualmente sovrastati dal Destino, vera fonte della vita.

C'è tutta la revisione romantica del mito eschileo nel genio che si ribella per amore all'umanità e nel finale conferma che tutto è in potere del destino.

IL PROMETEO DI GOETHE
Nel
Prometeo
, canto composto nel 1816,
Byron
esalta la
forza d'animo di Prometeo
che si raddoppia nelle sventure e nella sfida fino alla morte concepita dal poeta inglese quale vittoria finale.

Con il
Frankenstein or the modern Prometheus
di
Mary Shelley
del 1818 è sviluppato il
tema del Prometeo malfattore e ribelle
. Prometeo si macchia della colpa di ergersi contro Dio nel tentativo di superare i propri limiti cioè dare vita a una nuova creatura; la punizione sarà di essere distrutto dalla sua stessa creatura.

Il
Prometheus Unbound
di
Bysshe Shelley
, dramma lirico in quattro atti scritto e elaborato fra il 1819 e il 1820, riassume in sé i
motivi romantici
(
perfettibilità dell'uomo, ribellione al dio oppressivo e tiranno in nome della libertà
). Di segno opposto l'operetta morale di Leopardi La scommessa di Prometeo, ove Prometeo fallisce perché ha creato il genere sommo per imperfezione: l'uomo. Il fuoco non è segno di progresso, ma di morte.

PROMETEO DURANTE IL ROMANTICISMO
Vincenzo Monti compone il poemetto in endecasillabi sciolti
Il Promèteo
, cominciato nel 1797, continuato nel 1821 e uscito postumo in tre canti nel 1832. Nella "
Prefazione non inutile al poema
" l'autore accenna agli
scopi dell'opera
, che sono due principalmente: promuovere l'amore dei latini e dei greci e meditare sulla patria libera, scrivendo da uomo libero. Il poema avrebbe dovuto narrare, secondo la prefazione montiana, che
gli uomini, usciti dallo stato di bruti, appresero da Promèteo la fisica e l'astronomia e da Zeus ebbero la giovinezza
. Ma, essendosi insuperbiti gli uomini di questi doni, Zeus mandò a Promèteo Pandora con un vaso contenente tutti i mali. Promèteo lo rifiutò, ma l'accettò il fratello Epimeteo; tutti i mali uscirono dal vaso e caddero sugli uomini, rimanendo nel fondo soltanto la speranza.

Il Promèteo di Monti è un simbolo di Napoleone, apportatore al mondo di pace, e quindi di civiltà. L'opera però ben presto è superata dagli eventi: Napoleone imperatore preferì la proiezione in Zeus signore dell'Olimpo che nel titano ribelle.



IL PROMETEO DI VINCENZO MONTI
La versione più diffusa del mito di Prometeo ci giunge grazie alla narrazione di
Esiodo
(VIII-VII sec. a.C) nella
Teogonia
(vv. 507-616). Il poeta greco descrive le vicende dei quattro fratelli, ma in particolare contrappone
Epimeteo
a
Prometeo
: il primo è "
colui che pensa dopo
", il secondo "
colui che pensa prima
".

La personalità opposta dei fratelli è più comprensibile in
Opere e Giorni
(vv. 42-104) quando Esiodo affronta il
tema del male nel mondo
: per spiegarlo riprende il mito di Prometeo attualizzandolo e narrando la creazione di
Pandora
, non solo simbolo ma
artefice dei mali dell'uomo
, poichè, per curiosità, si rese colpevole della loro dispersione nel mondo.
Prometeo è connotato positivamente, poichè
donatore del fuoco e della civiltà agli uomini
: il titano è appellato con l'epiteto "
dai tortuosi pensieri
", nel quale si riconosce la radice del sostantivo "
saggezza".
Sia il nome stesso sia l'aggettivo caratterizzano Prometeo per la sua
avvedutezza e astuzia
.
IL PROMETEO ESIODEO
Busto di Esiodo.
Busto di Eschilo.
Platone in un particolare de "La scuola di Atene".
Busto di Luciano di Samosata
Boccaccio.
Giordano Bruno.
Leon Battista Alberti
Calderòn de la Barca.
Voltaire.
Rousseau.
Vincenzo Monti.
J.W. Goethe
Mary Shelley
Bysshe Shelley
Lord Byron
Il
problema fondamentale
della Scommessa di Prometeo (scritta dal 30 aprile all’8 maggio) è infatti la
completa imperfezione dell’uomo
, fin dalla sua origine. Al solito, anche in questa operetta non si tratta tanto di misantropia, quanto di una
denuncia d’ogni concezione ottimistica sia di carattere religioso o trascendente
(qui certo l’uomo non appare fatto “a immagine di Dio”),
sia di carattere prometeico-umanistico
. Il supporto della polemica è dato da
elementi illuministici antiottimistici
: la teoria dell
’armonia prestabilita del Leibniz
, cui si allude esplicitamente, è assalita infatti da una prospettiva assai simile a quella espressa dal
Candide di Voltaire
.
W. Binni, Leopardi. Scritti 1964-1967, parte II, VIII, Le "Operette morali", pag. 293
La
teoria dell'armonia prestabilita
del Leibniz afferma che
corpo e anima sono in totale armonia tra di loro
,
e che non si influenzano a vicenda
. Leibniz, superando dunque la distinzione cartesiana tra res cogitans e res extensa, è convinto che grazie all'armonia prestabilita
si possa vivere nel migliore dei modi possibile.



Voltaire confuta le posizioni del Leibniz nel Candide
, opera filosofica nella quale il filosofo francese chiarisce che
l'uomo ha piena coscienza dei mali presenti nel mondo
, nonostante non si esalti una condizione di pessimismo, come in Leopardi.
Ritratto di Leibniz.
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Il più grande parco divertimenti al coperto d'Italia
Tantissime attrazioni per tutta la famiglia e giostre per ragazzi
Divertimento tra lo zucchero filato e la frutta caramellata

Il più grande parco divertimenti al coperto d’Italia

16-17 dicembre 2017
Dal 22 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018
13-14 gennaio 2018

Winterello

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