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La stampante di Pandora

in Discussioni/Economia & Mercato

Ieri, in ben due editoriali, su Project Syndicate e Financial Times, l’indaffaratissimo Adair Turner, barone di Ecchinswell e presidente della Financial Services Authority sino al suo scioglimento (ma non è rimasto senza incarichi pubblici, tranquilli), è tornato su una sua antica e dirompente proposta per affrontare l’ormai angosciante problema dell’intrattabile accumulo di debito e rilanciare l’inflazione.

Su Project Syndicate, Turner svolge il tema in modo piuttosto intrigante, a partire dal titolo: “La segreta dipendenza della Germania dal credito. Eresia, direte voi. La Germania non vive a credito, ma del proprio austero sudore ad alto valore aggiunto, esportato in ogni angolo del mondo. Certo, ma non si dimentichi l’ubriacatura di credito che, sino allo scoppio della crisi, ha prodotto imponenti deficit delle partite correnti in pesi massimi quali Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, con benefiche ricadute sull’export soprattutto di Cina e Germania.

Il debito, si diceva. Esplode, sia a livello privato che pubblico. Quest’ultimo soprattutto a causa della “presa in carico” del debito privato. Lo schema è ormai noto da almeno un biennio, diciamo, anche se i tedeschi fanno da sempre mostra di non averlo capito o di fare i finti tonti, visto che insistono a considerare la crisi come frutto della dissipatezza degli stati (ignorando dove era il rapporto debito-Pil di Spagna ed Irlanda prima della crisi, ma transeat). Nelle perfette parole di Turner:

«La riduzione del debito privato ha depresso l’economia, con famiglie ed imprese a tagliare consumi ed investimenti. Le entrate fiscali sono diminuite e le spese sociali aumentate. I deficit fiscali perciò sono cresciuti. Di conseguenza, per ogni percentuale di riduzione nel debito privato, il rapporto debito pubblico-Pil è cresciuto di una quantità maggiore»

Questa è la spiegazione da libro di testo e da manuale dei saldi finanziari settoriali della “migrazione” da debito privato a debito pubblico, quella che ai tedeschi proprio non entra in testa. Turner scrive che la risposta a questa dinamica è avvenuta su più livelli. Alcuni paesi (al massimo grado gli Usa ma anche il Regno Unito) hanno accettato l’espansione del deficit pubblico per compensare il deleveraging del settore privato. Restando nell’ambito della teoria dei saldi settoriali e dell’assetto istituzionale della Ue, da noi è prevalsa la linea tedesca di puntare tutto (con estrema fallacia) sulla crescita dell’export. In altri casi, tra cui il più eclatante è quello della Cina, l’esplosione di debito, pubblico e privato (la cui somma è passata dal 150% del 2002 al 250% del 2008) appare la deliberata risposta di policy al deleveraging degli altri paesi.

La domanda, a questo punto, è semplice ed angosciante: che fare di questa montagna di debito? Ogni tentativo di ridurlo per vie convenzionali, cioè austerità, produce l’effetto perverso di aumentare i rapporti di indebitamento, conseguenza del “paradosso del risparmio” (oltre che di scuoiare la popolazione, ma quello è altro tema). Allo stesso modo, una politica monetaria ultra-accomodante causa problemi alla stabilità finanziaria, inducendo bolle. Né è pensabile sostenere la crescita stimolando ulteriore deficit perché assai difficilmente, giunti a questi livelli di leverage, si può immaginare uno stimolo fiscale che si ripaghi da sé. Allo stesso modo, anche continue svalutazioni del cambio, in modalità beggar thy neighbour, sono un nonsenso, e lastricano la strada dell’inferno di un protezionismo dagli esiti devastanti. E quindi?

Turner butta lì un’ipotesi, che sviluppa in dettaglio nell’editoriale sul Ft, enfasi nostra:

«Abbiamo bisogno di stimolare la crescita ed aumentare l’inflazione senza generare leverage pubblico e privato. L’unico modo per fare ciò è di avere maggiori deficit fiscali, finanziati permanentemente da denaro della banca centrale. Altrimenti, il mondo finirà intrappolato in deflazione e crescita lenta, oppure dovrà accettare ulteriori aumenti del leverage – quindi semplicemente rinviando il problema e rendendolo ancor più intrattabile. La fine dell’espansione tedesca alimentata da credito ha ora reso quella scelta più chiara»

Fosse così semplice. Ma occorre riflettere attentamente sulla proposta, e soprattutto sulle eventuali modalità di sua implementazione. La moneta come convenzione sociale e non più come deposito di valore? O come deposito di valore sociale, entro una comunità nazionale? Serve una sorta di “giubileo del debito” per via di monetizzazione, comunicando solennemente alla popolazione che è misura non ripetibile (auguri)? Ce n’è di che avere le vertigini.

Tags: Debito

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sergio .g
Posted on 24/2/2013, 19:21

americio 243

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Ciao raga,

L'ultimo 3d su minerali caldi e contenitori adatti mi ha fatto "spiccare un volo pindarico" su quali cartelli di avvertimento e quali scritte apporre sui nostri vasi di pandora cio

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  • 28.11.2017

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